Funghi tanto brutti quanto cattivi

L’odore umido e ‘terriccioso’ dell’autunno richiama necessariamente l’immagine dei boschi e dei suoi frutti. I micologi li riconosceranno in un batter d’occhio, ma molte persone neanche sanno della loro esistenza.

Nei boschi, silenziosamente, nascono tantissime specie di funghi, di cui alcune sviluppano delle forme davvero inquietanti che comunicano, in modo diretto, il loro NON essere commestibili.

Vedremo funghi molto diversi dai classici a cappello, come i deliziosi e profumati porcini o i magri ma succulenti chiodini.

Molte di queste specie vincono a ‘micorrize basse’ il premio originalità, se non il premio horror, per i loro colori accesi, le forme bizzarre, le consistente e gli odori nauseabondi.

Anche se suscitano curiosità e meraviglia, sono forme micotiche inavvicinabili per un motivo o per un altro.

Con Missione Scienza potete scoprire quali sono queste specie, dove si trovano e quali sono le loro caratteristiche.

Let’s go!

Il fungo lanterna: Clathrus ruber

Un fungo che puzza di carne putrida e che ha forme geometriche irregolari di un rosso acceso.

La Clathrus ruber è una specie comune e largamente diffuse nelle mezze stagioni (sfido a riconoscere le stagioni di questi tempi!), si ritrova in ambienti caldi, sotto le conifere e latifoglie dei boschi radi, ma anche in parchi e aree adiacenti a queste.

Questo fungo è saprobico, ovvero si nutre di materiale vegetale legnoso in decomposizione, e si trova da solo, o in gruppi, tra le foglie della lettiera (l’orizzonte più superficiale del suolo dove si decompongono gli animali morti e si ammassano i resti organici depositati dalle piante: foglie, rami secchi, frutti caduti).

Un fungo lanterna bello maturo e… puzzolente! Copyright © 2006 Salvatore Saitta

È una specie angiocarpica, ovvero che si sviluppa all’interno di una membrana protettiva (il peridio), che avvolge la zona fertile evitando contatti con l’esterno, fino alla completa maturazione.

Ha un sistema di maturazione complesso a diversi stadi: dallo stadio a ovolo (o meglio basidioma), una sfera bianca che accresce per poi diramarsi a rete, alla fase più matura.

Durante la fase di maturazione, al suo interno, si forma il ricettacolo a forma rotondeggiante, che costituisce la sua struttura portante.

Il basidioma è reticolare, di colore rosso (nella sua massima maturazione) e ricopre la gleba (parte fertile del fungo che contiene le spore) che, invece, è gelatinoso e di colore verdastro, riconosciuto per il suo tipico odore puzzolente, per non dire proprio nauseabondo!

Struttura del fungo lanterna. Copyright © Stefania Calascione

In realtà questo suo puzzare è fondamentale per la fase riproduttiva.

Infatti, attira mosche e insetti, che si cibano delle sostanze zuccherine della gleba del fungo, diventando i veicoli principali di diffusione delle spore.

Gli insetti le depositano sul territorio defecandole, in quanto non riescono a digerirle.

Il fungo cervello: Gyromitra esculenta

Sembra un piccolo cervello molliccio dei boschi o un ammasso di vermi.

Il suo nome deriva dal greco guròs (γυρός) “rotondo” e mitra (μίτρα) “cappello”, quindi, tradotto è “cappello rotondo”. Esculentus, invece, significa commestibile, tant’è che viene chiamato anche ‘il fungo commestibile che a volte uccide’.

Questa specie però non è propriamente ‘mangiabile’ dato che, se cotto in modo inesatto, provoca la morte!

Il suo habitat ideale è nei boschi di conifere e si sviluppa nel periodo primaverile.

Definito anche “falsa spugna”, è una specie presente in Europa e Nord America e ha un aspetto rugoso e carnoso che lo rende facilmente riconoscibile.

All’aumentare del suo volume, il suo cappello si increspa sempre di più ed emana un aroma fruttato e piacevole. Chi lo avrebbe mai detto!

Un fungo “cervelloso”. Copyright © Midanestyy

È altamente velenoso e responsabile della sindrome giromitrica, ovvero provoca disturbi gastrointestinali con nausea e diarrea, cefalea, disidratazione e dispnea. Causa avvelenamenti mortali dopo lesioni al fegato e ai reni, la comparsa dell’ittero e un’insufficienza epatica.

Alcuni estremisti della Scandinavia, dopo una lunghissima cottura, li consumano come se niente fosse. Non ci provate se non siete esperti o… se non avete discendenze scandinave dirette!

Il dente bilioso: Hydnellum peckii

Vi presento ora un fungo che sembra una ricostruzione da special effects per un film horror, per via della sostanza gelatinosa e rossa che fuoriesce dallo stesso.

Ha un aspetto grottesco quanto ‘dolce’ l’Hydnellum peckii, o comunemente conosciuto come dente bilioso (inteso come “ricco di bile”).

Un dente bilioso da Pinterest

Un fungo puntinato, originario del Nord America e dell’Europa, che recentemente è stato scoperto anche in Iran e Corea.

È davvero insolito data la forma irregolare del corpo bianco e morbido, picchiettato da bolle gelatinose color rubino.

Ovviamente, quello rosso non è sangue, ma è un fluido di pigmenti colorati (che vengono usati per tingere i tessuti) prodotto durante la guttazione, ovvero l’espulsione di una sostanza dall’interno, quando l’organismo ne è saturo.

Man mano che il fungo matura, il fluido da rosso diventa marrone scuro.

Copyright © B. Baldassari

Per i golosi può sembrare un bignè alla panna farcito da gelatina alla fragola, ma in realtà questa specie è molto amara e per questo non è commestibile.

Ciò, però, non significa che sia necessariamente tossica, anzi.

LHydnellum peckii contiene sostanze anticoagulanti simili all’eparina, molto utilizzate nei paesi asiatici, ed è capace di inibire alcuni enzimi responsabili del morbo di Alzheimer.

Il fungo “dita di diavolo”: Clathrus archeri

Se la mano del diavolo potesse uscire dal suolo, avrebbe una forma simile aClathrus archeri.

Questa specie di fungo è conosciuta come “Octopus Stinkhorn” (“fungo polpo”) o “Devil’s fingers” (“dita del diavolo“) ed è un saprofita anche lui, essendo parente del fungo lanterna (tutti nomi insoliti in famiglia eh) descritto all’inizio di questa lista.

Un peperone sbruciacchiato a terra, no aspetta, è un funo “dita di diavolo”! [1]

Una specie originaria dell’Australia e della Tasmania, anche se è stata introdotta in Nord America, Asia ed Europa.

Il nome deriva dal latino clathrus che significa ‘inferriata’ o ‘cancello’, a causa della sua forma e da archeri, in onore del naturalista irlandese, che è stato tra i primi a descrivere questa specie di fungo, William Archer (1827-1897).

E’ semipogeo, essendo leggermente infossato nel terreno, ed è ricoperto da una sottile membrana coriacea e biancastra, o color ocra-biancastro, che si macchia, lentamente, di bruno.

Nelle prime fasi di crescita ha una forma a ovolo per nutrirsi delle marcescenze del legno, stadio che si mantiene per lungo tempo, e le sue dimensioni variano dai 3 ai 6 cm.

Un fungo “dita di diavolo” con il muco in bella vista. Copyright ©Steveb68

Durante la riproduzione, l’ovolo fuoriesce dal terreno man mano che cresce di volume e, nella maturazione massima, i “tentacoli” possono raggiungere una lunghezza di 10-12 cm.

Questi, nonostante siano fragili, sono molto elastici.

Il peridio (la membrana che avvolge l’ovolo) così si lacera, tanto da far emergere le lucide appendici rosse che, in poche ore, si allungano per poi dispiegarsi su se stesse.

La forma a stella le rende simili, per questo, a delle dita o braccia, che variano da un numero da 4 fino a 8. Ricordano però tanto, anche, i peperoni sbruciacchiati cotti al barbeque!

Dita di diavolo vistose che fuoriescono dalla lettiera del bosco [2]

Nei diversi stadi il colore cambia, da biancastro tende al rosa, per poi diventare rosso intenso con macchie di muco verdastro, segno di maturazione massima (non è che sia proprio affascinante).

Il muco verdastro raccoglie le spore ed emana un forte odore fetido e cadaverico che, anche in questo fungo come il suo cugino Clathrus ruber, attira numerose mosche che, poi, disperdono le spore nell’ambiente.

Conclusioni

Per quanto siano puzzolenti, fetidi, da ribrezzo, non commestibili o velenosi, questi funghi dalle forme bizzarre sono magnifici per la loro capacità di adattamento e per la loro unicità che li contraddistingue dalle altre specie comuni dei boschi.

Voi li avevate mai visti?

Fonti

Fungo sanguinante

Fungo lanterna

Fungo polpo

Fungo cervello o Gyromitra esculenta

Lettiera

Funghi strani

 

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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