I comportamenti “bizzarri” degli anfibi

Introduzione

Gli anfibi sono vertebrati appartenenti alla classe Amphibia che comprende tre ordini: gli anuri (rane, rospi), gli urodeli (salamandre, tritoni) e i gimnofioni (organismi molto particolari, come le carinissime cecilie). Nonostante siano poco apprezzati dal grande pubblico, gli anfibi sono animali straordinari, spesso strettamente adattati a un particolare ambiente. Inoltre, molti comportamenti degli anfibi sono curiosi ai nostri occhi!

Non così prevedibili

Nell’immaginario collettivo siamo abituati a pensare a loro come animali semplici e prevedibili, ma in realtà non è così. Le loro strategie riproduttive diversificate sono conosciute agli erpetologi ma potrebbero lasciare a bocca aperta molte persone che non li conoscono.

Potrei scrivere dieci pagine su quanto gli anfibi siano animali fantastici, ma lo spazio è limitato. Per cui andiamo subito al sodo, e vediamo una carrellata di comportamenti strani!

La posizione unkenreflex

La posizione di opistotono o “unkenreflex” è una strategia di difesa in cui gli animali mostrano la colorazione aposematica del loro ventre inarcando il dorso. Stiamo quindi parlando di una posizione di difesa che risulta un importante avvertimento per i predatori: “sono tossico, lascia perdere”.

In alcuni casi, per rendere tutto più esplicito, apposite ghiandole rilasciano sostanze tossiche maleodoranti.

Un esempio italiano

Un anfibio italiano che mostra questa tattica difensiva è l’ululone appenninico, appartenente al genere Bombina. È chiamato così per via del canto emesso dai maschi durante il periodo riproduttivo. Questo è costituito da un “uuh… uuh… uuh…”, ripetuto anche più di 40 volte al minuto. Ora si spiega il nome!

 

Nell’immagine osserviamo l’ululone appenninico e la posizione di opistotono, una tattica difensiva di alcuni anfibi. © Fonte

 

 

Hurt yourself to hurt your enemy

Fatti male per ferire il tuo nemico” potrebbe essere il motto di alcuni tritoni primitivi (generi Pleurodeles ed Echinotriton) caratterizzati da una particolare strategia di difesa. Essi, sfruttando le loro coste appuntite alle estremità, riescono a difendersi dai predatori ferendo sé stessi.

No, aspetta rallenta, che stai dicendo?

Quando predati, questi animali inarcano il dorso e riorientano le coste, che diventano quasi perpendicolari al margine del torace. Gli apici delle coste, che, come abbiamo detto, sono appuntiti, perforano il corpo del tritone e sporgono all’esterno. In questo modo riescono a ferire il predatore e a riversare dentro le lesioni un secreto tossico (del tipo: abbiamo fatto 30, facciamo 31).

 

Comportamento difensivo di Pleurodeles: nell’immagine vediamo le coste che sporgono dal corpo. © Fonte

 

La salamandra che emette getti di tossine

I comportamenti bizzarri degli anfibi non sono ancora finiti! Ecco un’altra strategia di difesa, questa volta osservata nella salamandra pezzata. È abbastanza comune in Italia ed Europa, ma purtroppo in passato ha sofferto della stupidità umana.

Infatti, la particolare colorazione nera e gialla l’ha resa famosa per le dicerie sul suo conto. In passato si pensava che fosse capace di resistere al fuoco, sputare veleno e di essere una forma assunta dalle streghe. Nulla di più assurdo.

Ma… non fate arrabbiare la salamandra

In uno studio è stato osservato che la salamandra è in grado di produrre secreti tossici che vengono “sparati” a una velocità che può superare i 3 m/s. Questo avviene per la contrazione dei muscoli intorno alle ghiandole responsabili della produzione delle tossine.

Il secreto delle ghiandole può irritare le mucose, colpire il sistema nervoso centrale e causare la morte per paralisi respiratoria. Ovviamente questo non avviene agli umani!

Quando la salamandra è alle prese con un organismo disturbatore inarca leggermente il dorso e “spara” Il secreto, che può arrivare anche a 1-2 metri di distanza.

Il corteggiamento stereotipato dei pletodontidi

I pletodontidi sono un gruppo di anfibi urodeli che hanno colonizzato una grande varietà di ambienti. Ma, nonostante questo, conservano una strategia riproduttiva stereotipata. In Italia troviamo 8 specie endemiche (solo una si spinge al di fuori del confine) appartenenti al genere Speleomantes (anche se la loro posizione filogenetica è dibattuta tra due generi).

L’assenza di polmoni permette gli scambi gassosi solo a livello cutaneo, mentre la loro lingua protrusibile consente di catturare le prede al volo.

E quindi? Il corteggiamento?

Arriviamo al dunque. Il loro corteggiamento stereotipato segue più o meno fasi simili in tutte le specie. La maggior parte dei maschi possiede ghiandole mentoniere che producono i feromoni, importanti per la dilatazione della cloaca della femmina. I feromoni vengono rilasciati in modo diretto sulle narici delle femmine, ma anche in modo indiretto.

Infatti, possono essere iniettati nel circolo sanguigno.

I maschi di alcune specie hanno denti premascellari (particolarmente lunghi) che vengono appoggiati e strisciati sulla femmina: la ferita che ne deriva consente l’ingresso dei feromoni nel sangue! Inoltre, la femmina presenta appositi solchi nasolabiali che, durante il periodo riproduttivo, servono per veicolare i feromoni emessi dalle ghiandole dei maschi verso le narici.

Ma non finisce qui!

Dopo la fase di somministrazione dei feromoni esiste una fase di “trenino” in cui il maschio procede e la femmina lo segue mantenendo la testa a contatto con la sua coda. A un certo punto il maschio si ferma, produce la spermatofora, e procede ancora in avanti finché la femmina non entra in contatto con essa.

La femmina raccoglie la spermatofora, una struttura che contiene gli spermi, e in questo modo avverrà la fecondazione delle uova. Dopodiché nasceranno tanti piccoli pargoletti.

 

Il corteggiamento stereotipato dei pletodontidi: nell’immagine in basso si può osservare la fase di “trenino”. © Fonte

 

L’hula dance dell’axolotl

Sicuramente avrete già visto questo carinissimo urodelo in alcuni video su internet. L’axolotl (Ambystoma mexicanum) è un anfibio urodelo esclusivamente acquatico appartenente alla famiglia degli Ambistomatidi. Anche in questo gruppo di urodeli, i maschi depongono le proprie spermatofore nei siti di riproduzione che verranno in seguito raccolte dalle femmine.

Il loro corteggiamento è molto complesso, ma spicca un movimento del maschio piuttosto buffo. Questo spinge vigorosamente la femmina con il muso ed esegue una “hula dance” per cui ondula la parte posteriore del corpo.

Il misterioso corteggiamento di Salamandrina

Il genere Salamandrina vive in habitat che presentano una buona copertura arborea e corsi d’acqua. Rappresenta l’unico genere di vertebrati endemico dell’Italia e possiede un corteggiamento che è rarissimo da osservare. Il maschio ondeggia la coda e il bacino, ma, essendo in ambiente terrestre, non è chiaro se vengano emessi feromoni volatili.

La deposizione della spermatofora e la sua successiva raccolta avvengono in senso circolare e senza nessun contatto.

L’adattamento di Ascaphus

La regola comune è che negli anfibi anuri (che comprendono rane, rospi, raganelle) la fecondazione sia sempre esterna. La femmina produce le uova e poi il maschio le feconda. L’unica eccezione alla regola è Ascaphus. Questo anuro ha quella che sembra una “codina” non ossificata, che in realtà è un organo copulatore, o meglio: un allungamento della cloaca.

Questa particolare caratteristica ritrova la sua spiegazione nell’ambiente in cui vive questa piccola rana, ovvero acque correnti montane. In questo ambiente, se gli spermi venissero rilasciati in acqua per fecondare le uova, verrebbero persi grazie all’azione della corrente. Proprio per questo la cloaca si è allungata e si è evoluta la fecondazione interna!

 

Nell’immagine si può notare l’organo copulatore di Ascaphus, evoluto per adattamento ad acque correnti montane. © Fonte

 

Conclusioni

Lo scopo di questo articolo era mostrare alcuni comportamenti messi in atto dagli anfibi, animali estremamente sottovalutati dalla maggior parte delle persone. Spero perciò di aver reso più interessanti questi straordinari animali ai vostri occhi. Ci sono riuscita?

Erika Heritier

Mi chiamo Erika e sono laureata in Scienze Naturali all'Università di Torino, mentre ora frequento la magistrale in Scienze dei Sistemi Naturali (che fantasia!) e mi diverto a scrivere. Cosa vorrei fare nella mia vita? Far conoscere la natura e le sue mille sfaccettature alle persone, studiose e non. Le scienze della natura sono interessanti, ricche di piccoli segreti e misteri da portare alla luce. Conoscere la natura significa anche rispettarla e migliorare il proprio rapporto con l'ambiente, in modo da cambiare, di conseguenza, la nostra società.

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