Uragani: una forza della natura

[NdR: i cicloni tropicali vengono tipicamente distinti in uragani e tifoni in relazione a entità e locazione geografica. Talvolta anche il termine tempesta tropicale è utilizzato. In questo articolo utilizzeremo principalmente il termine “uragano“, perché più comune. A metà articolo trovate una buona spiegazione delle differenze tra i vari termini].

Gli uragani, o più propriamente tempeste tropicali, sono fenomeni meteorologici estremi, che, come dice il nome, si manifestano spesso in ambienti tropicali. Questi fenomeni sono tra i più potenti dell’atmosfera, riuscendo a generare venti con velocità superiore ai 300 km/h.

 

Uragano Isabel in una foto scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale. © Fonte

 

Un po’ di terminologia

Bisogna distinguere un ciclone da un ciclone tropicale. Il nome ciclone, infatti, si usa per qualsiasi massa d’aria rotante attorno a un minimo di pressione atmosferica. I cicloni, combinati agli anticicloni, muovono le masse d’aria su ogni pianeta.

I cicloni si dividono in cicloni tropicali, subtropicali ed extratropicali. Quelli tropicali, come abbiamo già avuto modo di vedere, danno vita agli uragani.

I cicloni extratropicali sono tra i più grandi sulla terra, e muovono la maggior parte delle condizioni meteorologiche. Però possono portare sia a copertura nuvolosa leggera che a forti temporali.

 

Uragani
Una fotografia aerea dell’uragano Isidore del 2002. © Fonte

Visto che, nei cicloni tropicali, l’umidità e il calore dell’oceano sono molto più alti, la possibilità di creare fenomeni molto più potenti e distruttivi è più alta. Comunque, esistono anche i cicloni tropicali di debole intensità, ma per fare riferimento a questi fenomeni si usa il termine depressione tropicale.

I cicloni subtropicali sono una via di mezzo tra i cicloni tropicali e quelli extratropicali. Esibiscono caratteristiche intermedie, e solitamente hanno un’estensione maggiore dei cicloni tropicali.

Né il ciclone subtropicale né il ciclone extratropicale sono da confondere con il ciclone di tipo tropicale: questi sono cicloni con tutte le caratteristiche dei cicloni tropicali, e si tratta di una definizione bizantina.

La scelta dei termini non aiuta, ma questi “cicloni di tipo tropicale” si formano in zone diverse dalla normale zona di formazione dei cicloni tropicali, che è la fascia tra tropico del cancro e tropico del capricorno. Inoltre, hanno una ciclogenesi tendenzialmente diversa, ad esempio attraverso un’intensificazione e tropicalizzazione di un ciclone extratropicale.

Un esempio del “ciclone di tipo tropicale” è l’uragano mediterraneo, che si forma nelle acque mediterranee, in una fascia temperata.

Le caratteristiche degli uragani

Un uragano può essere descritto da diversi indicatori, per esprimere la sua grandezza e pericolosità. Due indicatori molto noti sono il massimo vento sostenuto (MSW, maximum sustained wind) e il raggio di vento massimo (RMW, radius of maximum wind).

Il RMW è la distanza tra il centro del ciclone e la zona con i venti più forti, di solito la zona vicino all’occhio del ciclone, chiamato parete dell’occhio. Questa zona è quella caratterizzata dai fenomeni meteo più violenti essendo la più vicina al centro di rotazione del ciclone. Più ci si allontana dall’occhio del ciclone e più i fenomeni meteorologici si indeboliscono.

Il MSW degli uragani non va confuso con le raffiche. Il MSW viene infatti mediato nel tempo. Il MSW viene misurato considerando la velocità del vento mediata su un periodo di un minuto o di dieci minuti al RMW, e questi venti vanno misurati a dieci metri d’altezza dal suolo.

La variazione tra uno o dieci minuti si deve al fatto che l’organizzazione meteorologica mondiale prescrive il MSW come una media sui dieci minuti, mentre gli americani contano il MSW su periodi di un minuto.

Quando si può parlare di uragani

Parlare di uragano richiede il raggiungimento di alcuni limiti minimi. I limiti sono soprattutto sui valori di MSW, oppure si utilizza la scala Beaufort del mare. Inoltre, anche se è una caratteristica particolarmente empirica, un modo per distinguere una tempesta tropicale da un uragano è la presenza dell’occhio. Infatti, solitamente, nelle tempeste tropicali l’occhio non è così ben distinguibile come negli uragani.

Bisogna ricordare che tutte le classificazioni sono empiriche e non esiste una classificazione unica degli uragani. Vi è la classificazione americana dell’NHC/CPHC nell’Atlantico e nel Pacifico orientale, la classificazione JTWC alle Hawaii, la classificazione giapponese della JWC nel Pacifico nord-occidentale, quella indiana nell’Oceano Indiano e quella australiana nel Pacifico meridionale.

Il limite inferiore, coerente tra tutte le classificazioni, è di 30/33 nodi e si parla in questo caso di depressione tropicale .

Da lì si passa poi alla tempesta tropicale, in un intervallo che va dai 30 ai 60/70 nodi a seconda della classificazione.

Sopra il limite dei 60 nodi, quasi tutte le classificazioni considerano i sistemi di tempesta essere uragani o tifoni a seconda del luogo.

Dopo questa classificazione, vi è la classificazione dell’intensità degli uragani nella scala di categorie che si è soliti sentire nei media. In realtà è una classificazione molto empirica che cambia a seconda del luogo dove avviene l’uragano. Per esempio, un uragano di categoria 3 americana non corrisponde perfettamente uguale a un uragano di categoria 3 australiano.

L’effetto dei cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici porteranno a un aumento della temperatura superficiale dell’acqua dei mari. Questo porterà presumibilmente a due fenomeni distinti. Il primo e più importante per noi italiani ed europei è la tropicalizzazione dei climi temperati: fenomeni che ora avvengono in latitudini entro i tropici cominceranno a presentarsi a latitudini più lontane dai tropici.

Questo vuol dire che i cosiddetti medicane, gli uragani mediterranei, rischieranno di diventare qualcosa di molto più frequente di quanto non siano ora.

L’altro fenomeno che viene teorizzato è quello dell’hypercane, dall’aggiunta del prefisso inglese hyper– alla parola inglese per uragano, hurricane.

Questo fenomeno però non dovrebbe presentarsi nel breve termine, in quanto è teorizzato possa avvenire con temperature massime dell’oceano di 50° C, che sono oltre 15° C maggiori della massima temperatura mai registrata sugli oceani. Viene descritto come un uragano di potenza quasi doppia del più forte mai registrato, ma anche di particolare breve durata.

Alessandro Mantani

Sono studente di ingegneria aeronautica full time, e altrettanto full time posso perdermi a parlare di tutto lo scibile umano, con una predilezione per i mezzi veloci o che hanno un grosso motore, per arrivare fino a cose che non c'entrano granché, come la filosofia o la letteratura.

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