Una passeggiata “preistorica”

Una passeggiata preistorica?

Quante volte abbiamo visto con entusiasmo e meraviglia il celebre film “Jurassic Park”. Da bambina, sognavo spesso il T. rex che distruggeva la mia casa (il mio primo incubo… AH! Che bei ricordi!).

Tralasciando la fantascienza e la complessità della psiche, facciamo capolino nel mondo scientifico per dare notizie interessanti nel campo della paleontologia!

È un’emozione unica vedere immagini di ritrovamenti come quelle che vedrete in questo articolo.

(poi non dite che il mondo della scienza non è ricco di fascino).

Sulle Dolomiti, infatti, sono state scoperte orme significative di animali preistorici, di cui vi sveleremo l’identità solo alla fine dell’articolo, MA prima (senza fretta) lasciatevi trasportare dalla meraviglia della scoperta.

Se non hai mai visto Jurassic Park sei una brutta persona.

Che il viaggio abbia inizio!

Il luogo della scoperta

Nel nordest italiano, tra le vertiginose e selvagge vette delle Dolomiti, fino a poco tempo fa, profonde depressioni risalenti al Giurassico Inferiore si nascondevano alla vista di ignari passanti e alpinisti.

Le depressioni, però, per forma e disposizione, assomigliano fortemente, secondo gli esperti, a delle orme di dinosauro!

A voi non emozionerebbe sentire qualcuno urlarvi: “Ho appena trovato un’orma di dinosauro!”

Sicuramente la prendereste poco seriamente.

Già nel 1985 furono fatte scoperte simili sul blocco del Pelmetto, vicino Belluno, dove sono stati localizzati avvallamenti analoghi in diversi siti di calcari pertidali (piane di marea dove la sedimentazione è controllata dal flusso e riflusso della marea) depositati sulla piattaforma di Trento.

La piattaforma di Trento e la sua conformazione rocciosa.

Brevissimo ripasso: la piattaforma continentale è una linea di demarcazione di un continente, che può distare anche centinaia di chilometri dal perimetro costiero.

Questi reperti paleontologici sono, oggi, affiorati nelle Alpi Meridionali, permettendo la loro emozionante scoperta nel 2011, da parte di un gruppo di speleologi dell’associazione La Venta.

Le orme di dinosauro, che sono ben visibili, anche se il contorno è informe, sono a ben 3025 metri sul livello del mare, vicino alla sommità delle Dolomiti, precisamente sul monte Pelmo.

Negli anni, l’attenzione per le tracce dei sauriformi si è accentuata tanto da aver permesso numerosi ritrovamenti in varie aree della montagna veneta.

La cresta montuosa, dove è avvenuto il ritrovamento, è fuori da ogni sentiero ed è il punto di arrivo di un’unica via alpinistica poco frequentata, che probabilmente è stata percorsa da pochi, ignari di questo “tesoro”.

Scultura in legno di dinosauro realizzato da Mauro  “Lampo” Olivotto, posizionato in cima al monte Pelmo. ©F.Sauro/LaVenta

Per rendere l’idea delle dimensioni del bipede preistorico, è stata creata una scultura in legno a forma rigorosamente di dinosauro, realizzata dall’artista Mauro “Lampo” Olivotto, denominata “Ebelis” (vedi foto sopra).

Si tratta dell’identificazione di uno dei ritrovamenti di impronte di dinosauro a più alta quota della catena delle Alpi, non si poteva non dedicargli un’opera d’arte come questa!

L’impronta

Gli esperti escludono l’origine inorganica della formazione delle orme, causata quindi da erosione chimica o fenomeni di carsismo. Anche se la loro qualità di conservazione è scarsa (hanno pure una certa età del resto), queste impronte si sono mantenute visibili e riconoscibili.

L’orma tridattile (ovvero che è fornita di tre dita), riconosciuta grazie all’analisi degli studiosi, ha caratteristiche teropodiane, ovvero ha il terzo dito molto allungato e l’angolo interdigitale stretto. Sono, però, state trovate anche orme quadrupedi (quattro zampe) con una configurazione simile a quella dei sauropodi (dinosauri).

Fotografia dell’impronta di dinosauro riconosciuta sul monte Pelmo. ©F.Sauro/LaVenta

Le caratteristiche delle depressioni, come la profondità e la struttura dell’orma, aiutano a comprenderne l’origine. A quanto dicono gli esperti dell’Università di Padova, appartengono a un esemplare di dimensioni considerevoli, vissuto nell’Era Mesozoica.

Il paleontologo Belvedere ha dichiarato che le depressioni ritrovate sono, per la maggior parte, circondate dal cosiddetto “bordo di espulsione”; ovvero un rilievo o orlo visibile intorno al bordo dell’impronta, che ne indica la formazione per azione animale (ovvero di una zampa nel sedimento, all’epoca, fangoso) e non, quindi, di origine carsica.

Come per le ciliegie, da un’orma se ne trova un’altra, ponendo l’attenzione sulla ricerca dell’intero “tesoro fossile”.

È stato individuato un totale di 20 probabili impronte, anche se non tutte visibili, poste lungo due diversi allineamenti a distanza regolare l’una dall’altra, segnando l’originaria camminata di almeno un dinosauro bipede di tipo Grallator (una sorta di velociraptor) e un sauropode quadrupede di dimensioni maggiori.

una passeggiata preistorica
Un esempio di Dino che se ne va a zonzo alla ricerca di cibo. ©DeviantArt

Il mega-sito paleontologico

Questa fantastica scoperta, degna di nota nella storia della paleontologia, mantiene una certa significatività, in quanto il sito, che è il più orientale tra quelli rinvenuti fino ad ora, è l’unico a fa parte dell’area a nord della Linea della Valsugana (il regno della polenta!).

Quindi?

La zona è considerata come un importante allineamento tettonico, che separa i calcari grigi delle Prealpi da quelli delle Dolomiti. Il sito, pertanto, è fonte di numerosi ritrovamenti di vertebrati dell’Era del Giurassico Inferiore, definito come un mega-sito paleontologico.

una passeggiata preistorica
Il sito di ritrovo delle orme allineate. ©F.Sauro/LaVenta

Già all’inizio degli anni ’90, vennero eseguiti degli studi in questa area delle Alpi meridionali, per la presenza di una faglia, che porta allo scoperto numerosi reperti preistorici. Una gigantesca fessura che continua a regalarci antichissimi tesori!

Gli studi e le considerazioni

Il solco conservato nella roccia era stato identificato, inizialmente, come un’anomalia del sentiero di questa vetta montuosa. Il riconoscimento dell’orma è stato evidente solo dopo un’attenta osservazione e grazie alle reminiscenze su una spedizione simile in Uzbekistan, per cui il team di speleologi ha potuto identificare le caratteristiche di queste impronte, appartenenti molto probabilmente ai dinosauri.

Alcuni siti sono stati segnalati a nord della faglia Valsugana, dove i carbonati del Basso Giurassico in quell’area sono facilmente indagabili.

Un tipico T. rex veneto. No, non è questa l’identità del dinosauro che stai cercando. Continua a leggere l’articolo.

Nel 2011, alpinisti e speleologi di La Venta Esplorazioni Geografiche, durante la spedizione, hanno esplorato alcune grotte situate nelle Dolomiti centrali, a nord-est del Monte Pelmo, già conosciuto nella letteratura ichnologica. Questo, infatti, è il sito italiano dove sono state rinvenute impronte di dinosauro a quote maggiori, oltre 3000 metri!

I calchi dell’importa sono stati eseguiti in situ e fotografati per testimoniarne la scoperta, al fine di eseguire successivi confronti con altri ritrovamenti simili.

Una novità per la paleontologia?

La testimonianza dell’esistenza dei dinosauri è ormai accertata da anni, grazie a numerosi ritrovamenti rinvenuti nel tempo di fossili o scheletri, più o meno integri, di questi giganteschi rettili.

Tra i più noti, ricordiamo i teropodi (dinosauri “bipedi”) carnivori di pesci e prede che, tra il Triassico e il Giurassico, vivevano nella melma fangosa delle lagune, che oggi sono, invece, formazioni rocciose della Dolomia e dei Calcari Grigi, tipici delle Dolomiti.

una passeggiata preistorica
Se non avete mai visto il cartone animato “Alla ricerca della valle incantata” avete avuto un’infanzia felice. Tutti ci siamo sentiti un pò Piedino almeno una volta nella vita. ©TheLionKingForum

L’identità del dinosauro

L’ipotesi dell’origine animale potrà essere accreditata solamente dopo ulteriori studi dei rilievi, a causa del cattivo stato di conservazione delle impronte.

Il pavimento della cima del monte Pelmo, infatti, è fortemente esposto agli agenti atmosferici e, oltretutto, la roccia ha una natura carsica, che potrebbe aver compromesso il mantenimento di questi affossamenti.

Le dimensioni tra i 15 e i 20 centimetri di lunghezza dell’orma lasciano, comunque, supporre che appartenga a un dinosauro carnivoro. Probabilmente un esemplare di dimensioni medio-piccole (3-4 metri di lunghezza), simile ad un Coelophysis!

una passeggiata preistorica
Il Coelophysis in proporzione con un uomo di 1.80 metri di altezza. È lui il dinosauro che stavi cercando! Grazie per aver letto tutto l’articolo!

Fonti

Impronte di dinosauro sulle Dolomiti

La scoperta sul Monte Pelmo

 

Ringraziamo LaVenta Esplorazioni per la collaborazione. Ci auguriamo che il team possa fare altre mille di queste interessanti scoperte!

Soft

Curiosa su molti fronti, sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente a Ravenna. Dopo il lockdown, ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il team di Missione Scienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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