Una dolce scoperta un po’ sporca

Lavarsi le mani è un rituale indispensabile per l’igiene personale, per non contrarre malattie potenzialmente mortali e, perché no, per non fare schifo. A volte però la scarsa cura della persona può portare a svolte inaspettate nella vita, questo è il caso di Constantin Fahlberg, scopritore della saccarina, uno dei dolcificanti più famosi ed utilizzati nell’industria alimentare.

Dal carbone nascono caramelle

Il buon vecchio Costantin “mani lerce” Fahlberg nel 1878 lavorava nei laboratori della Johns Hopkins University alle dipendenze del dottor Ira Ramsen, il suo studio era focalizzato sull’analisi dei derivati del catrame di carbone, un liquido nero e dall’odore pungente prodotto durante alcuni trattamenti industriali del carbone, roba pulita insomma [1]. Quando si lavora con sostanze simili verrebbe quasi spontaneo lavarsi le mani, ma quella sera Costantin non lo fece e quella fu la più grande fortuna della sua vita. Più tardi, mentre cenava, si accorse che il pane aveva un sapore stranamente dolciastro con un retrogusto amarognolo, anche il tovagliolo con cui si pulì la bocca e l’acqua erano incredibilmente dolci, e poffarbacco anche le sue dita erano di un dolce allucinante. In seguito in un’intervista dirà: “[le mie dita] erano più dolci di qualsiasi dolce che avessi mai mangiato”. L’estrema dolcezza percepita dal chimico è dovuta al fatto che la saccarina è circa 500 volte più dolce dello zucchero. A quel punto Costantin corse in laboratorio e assaggiò qualsiasi sostanza ci fosse. Sempre dalla stessa intervista: “Lì, nella mia eccitazione, assaporai il contenuto di ogni becher. Fortunatamente per me, nessuno conteneva alcun liquido corrosivo o velenoso”. Quella stessa sera scoprì che la sostanza responsabile della dolcezza delle sue mani era un prodotto dell’ossidazione del o-toluenesulfonamide: la saccarina. [2]

Costantin Fahlberg (1850-1910) e Ira Ramsen (1846-1927)

Successo dolce-amaro

Nel 1880 Costantin e il professor Ira Ramsen pubblicarono un articolo sulla scoperta, ma fu poco considerato e da alcuni persino deriso poiché si riteneva che la scoperta non avesse valenza scientifica. Ma Costantin non ci stava, e così nel 1884 brevettò quattro diversi processi per la sintesi della sostanza e due anni dopo aprì una fabbrica in Germania. Ben presto fece i big money e il povero Ira Ramsen non ricevette il becco di un quattrino poiché quel volpone di Costantin brevettò la scoperta solo a suo nome. Più tardi Ira (funesta) Ramsen dichiarò: “Fahlberg è un mascalzone, mi fa nausea sentire il mio nome menzionato affiancato al suo”.

Ramsen non aveva interesse per il successo commerciale della saccarina, da cui Fahlberg aveva tratto profitto, ma era infuriato per il fatto di non essere accreditarlo come capo del laboratorio.

In ogni caso il vecchio Ira non se la passò così male, fu un insegnate modello e nel 1901 divenne presidente della prestigiosa Johns Hopkins. In questi anni rivoluzionò il modello di ricerca, introducendo nuove tecniche di laboratorio apprese in Germania. Nel 1923 gli fu attribuita la medaglia Priestley per i suoi contributi notevoli al campo della chimica.

Costantin Fahlberg, come detto in precedenza, dopo anni di ricerche sulla saccarina aprì una piccola industria in Germania assieme al cugino. L’industria crebbe notevolmente negli anni, diventando una delle più grandi industrie chimiche tedesche e Fahlberg potè permettersi di comprare una bellissima villa a Nassau (in Germania, non alle Bahamas). Nonostante i successi commerciali però la vita di Costantin non finì nel migliore dei modi, morirà infatti a soli 59 anni per una non meglio specificata patologia [3]. La sua impresa, la Fahlberg, List & CO cessò la sua esistenza nel 1995, dopo 109 anni di attività [4].

Se ti è piaciuta la storia di questi scienziati non perderti il nostro articolo sul Nobel invisibile.

Locandina d’epoca della Fahlberg, List & CO che pubblicizza la saccarina.

Trionfo, morte e rinascita della saccarina

Con il passare degli anni la saccarina crebbe di popolarità, soprattutto grazie al fatto che poteva essere consumata anche da individui affetti da diabete e durante il periodo della prima guerra mondiale se ne fece un largo uso al posto dello zucchero che scarseggiava.

A metà del XX secolo arrivo però la battuta d’arresto: alcuni studi avevano indicato una correlazione tra uso di saccarina e cancro alla vescica nei ratti. I crescenti dubbi sugli effetti della sostanza sulla salute umana ne limitarono abbondantemente l’uso. La pessima fama del dolcificante però era infondata, sulla fine degli anni ’90 si scoprì infatti che i meccanismi che portano all’induzione del cancro alla vescica nei topi sono molto diversi da quelli degli esseri umani. Da allora la saccarina ha avuto un nuovo boom ed è diventata ai giorni nostri un dolcificante di uso comune.

La proprietà principale della saccarina è quella di stimolare i recettori della lingua che percepiscono il dolce, senza però subire alcun processo metabolico una volta ingerita. Di conseguenza mostra tutti i gustosi pregi dello zucchero, senza però dare i sui effetti collaterali (carie, innalzamento della glicemia e prove costume disastrose) [5].

Quindi quando vedrete le bustine di saccarina nei bar, ricordatevi che dietro quella magica polverina dolciastra si nasconde una storia fatta di mani poco pulite, professori ira-condi e soprattutto tanta tanta chimica.

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