Tavola ouija e effetto ideomotorio

La tavola ouija è uno degli oggetti esoterici maggiormente utilizzati, ritenuto da chi si definisce occultista una porta per mettersi in contatto con l’aldilà.

È una tavola piatta sui cui sono scritte: le lettere dell’alfabeto, i numeri da 0 a 9, le parole “sì” e “no” e occasionalmente “ciao” e “arrivederci”, insieme a vari simboli. Utilizza una planchette (piccolo pezzo di legno o plastica a forma di cuore) come indicatore mobile usato dagli spiriti per inviare i loro messaggi.

Chi di noi non conosce qualcuno amante dell’occulto? Bene provate a chiedergli cosa ne pensa della tavola ouija, la sua risposta sarà “NO, NO, NO… Non usatela, potete evocare gli spiriti maligni”.

O almeno questa è la risposta che mi ha dato mia Zia Pina che tra l’altro legge anche i tarocchi e sa predire il futuro semplicemente leggendo la mano (tranquilli fa anche un buon prezzo, solo 50 euro e una bottiglia di Gin a seduta).

Ma chi ha avuto la “geniale” idea di inventare questa tavola e, soprattutto, perché?

Storia della tavola ouija

La prima comparsa di questa tavola è incerta. Alcuni documenti fanno risalire un’antenata di questa tavola alla dinastia cinese Song del (10.960-11.279 EU, o 960-1279 d.C.). In realtà si trattava di un metodo di scrittura automatica (o planchette writing) chiamata Fuji.

Altri addirittura dicono che Pitagora usò la tavola ouija per parlare con i morti. Per di più mio nonno Nicola dice che l’ha inventata lui e che i poteri forti gliel’hanno rubata.

Insomma, non si conosce nemmeno l’origine di questa tavola. Per di più è stata messa in commercio nel 11.890 EU (1890 d.C.) da un uomo d’affari americano come un innocente gioco da tavola e solo dopo ribattezzata da una spiritualista come strumento rabdomante per comunicare con i morti durante la Prima guerra mondiale.

La leggenda dice che il nome Ouija è stato “pronunciato dalla tavola stessa”. William Fuld, un impiegato che si occupava della produzione della tavola, disse di avere ottennuto la parola “ouija” quando, mentre usava la tavola, chiese ad alta voce come chiamarla. Fuld diceva che “ouija” era una parola egizia che significava “buona fortuna”.

Quando la tavola fu messa in commercio, però, Fuld rese popolare una diversa etimologia, ovvero che la parola “ouija” derivasse dalla combinazione delle parole francesi (oui) e tedesche (ya) usate per dire “sì”.

La tavola Ouija funziona realmente? La risposta più adeguata sarebbe: “solo se ci credi veramente”. Ma la scienza ha una risposta molto più precisa e si chiama “Fenomeno ideomotorio” o “Effetto Carpenter”.

Fenomeno ideomotorio

Questa definizione deriva dai termini: “ideo” (idea, rappresentazione mentale) e “motore” (azione muscolare) e definisce un fenomeno psicologico in cui un soggetto compie dei movimenti in modo inconscio.

Se vogliamo raccogliere una saponetta da terra, il nostro cervello produrrà un modello esatto di tutti i movimenti che dobbiamo compiere per prenderla. Pensiamo semplicemente all’azione e in modo “automatico” la facciamo, secondo la nostra volontà.

Ci sono però delle azioni inconsce, che vengono eseguite indipendentemente dalla nostra volontà. Ad esempio, basta immaginare un bel piatto di carbonara e già saliviamo; oppure se stiamo cadendo metteremo automaticamente le mani verso il pavimento per attutire la caduta.

Quindi l’effetto ideomotorio nient’altro è che l’esecuzione di movimenti inconsci e involontari eseguiti sulla base di aspettative ed esperienze precedenti.

La nascita del termine

Con l’ascesa dello spiritualismo, i medium perfezionarono e idearono una vasta gamma di tecniche che, apparentemente, permettevano di comunicare con i morti. È proprio in questo contesto che William Benjamin Carpenter nel 11.852 EU (1852 d.C.) conia il termine “fenomeno ideomotorio”. Da allora una sfilza di test a dimostrazione della vera natura della tavola ouija.

Il pendolo di Chevreul

 

Rappresentazione grafica del pendolo di Chevreul © Fonte

Uno dei test utilizzati per spiegare il fenomeno ideomotorio è proprio il pendolo di Chevreul. Spieghiamo in cosa consiste.

Prendiamo un filo e appendiamo un piccolo peso (un bottone o un anello) e teniamolo tra il pollice e l’indice a distanza di un braccio.

Cerchiamo di tenere il braccio completamente fermo; il peso oscillerà in senso orario o antiorario in piccoli cerchi. Decidiamo che se il peso gira in senso orario allora vuol dire “sì”, altrimenti vuol dire “no” e facciamoci una domanda, ad esempio: “Oggi pioverà?” o “Mi ama?” o ancora “Zia Pina mi cucinerà la pasta al forno oggi?”.

Sorprendentemente il peso rileverà una risposta come risultato di movimenti inconsci effettuati da noi. Tant’è che quando mi sono chiesto se mia Zia Pina mi cucinerà la pasta al forno ho inavvertitamente girato il pendolo energeticamente in senso orario… Ora mia Zia è obbligata a cucinarmela…

Studio più recente sul pendolo di Chevreul

Un ultimo studio del 2019 sull’effetto ideomotorio ha dimostrato, utilizzando un sistema di motion-capture, che l’effetto di rotazione del pendolo di Chevreul è prodotto effettivamente da micromovimenti delle dita.

Infatti, piccoli movimenti delle dita, se eseguiti con una frequenza di risonanza vicina a quella del pendolo, riescono a produrre movimenti relativamente grandi.

Questo avviene grazie al fenomeno di risonanza: quando un sistema oscillante è sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all’oscillazione propria del sistema stesso si ha un effetto di progressiva amplificazione dell’oscillazione stessa.

L’importanza di questo studio è data dal fatto che in 150 anni si era solo presupposto che il movimento del pendolo fosse legato a quello inconscio delle dita, ma questi micromovimenti non erano mai stati registrati.

Faraday e il suo esperimento

Leggendo i diversi studi di Carpenter, Faraday voleva confermare che la forza applicata alla planchette della tavola ouija proveniva da chi effettivamente stava toccando la planchette e non da forze “oscure” esterne. Per farlo prese la tavola ouija e posizionò sulla planchette delle carte da poker. Poi ha chiesto a dei soggetti di usare la tavola come farebbero normalmente.

Se il movimento veniva dai partecipanti stessi gli strati superiori delle carte si sarebbero dovuti muovere per primi, portando con sé le carte inferiori e la planchette. Viceversa, se erano gli spiriti a muovere la planchette le carte si sarebbero dovute trascinare all’indietro rispetto alla direzione del movimento.

Inutile dire quale risultato venne fuori. Ma a Faraday non bastava. Disse di nuovo ai partecipanti di usare normalmente la tavola ouija ma da bendati. Le parole che uscirono fuori dalla tavola furono prive di senso. Nessuna prova sarebbe stata più chiara: la tavola ouija funziona solo grazie a noi, non agli spiriti.

Ecco un esempio di tavola ouija. L’oggetto a forma di cuore è la planchette e presenta un foro centrale che serve a indicare una lettera o un numero © Fonte

Conclusione

La vera meraviglia della tavola ouija, quindi, non è contenuta nelle sue esplicite promesse.

Non ci permette di comunicare con gli spiriti, né con mia Zia medium, né con i non morti e neppure con Silvio Berlusconi. La sua vera meraviglia sta nel permetterci di esplorare uno dei campi più affascinanti e incompresi delle neuroscienze: il subconscio umano.

Ed è proprio così che vogliamo aprire una nuova serie di articoli incentrati sul mentalismo, sulla telepatia e su tutta la sfilza di strane idee che possono venire in mente parlando del subconscio.

Fonti

Storia tavola ouija: origine cinese “Argento, Brock. Il manuale taoista (Honolulu: Sacred Mountain Press, 2005), pp. 129–132”.

Storia tavola ouija: Pitagora “Roberto La Paglia, Lo spiritismo, Milano, 2003, pp. 63-65.”

Fenomeno ideomotorio: Heap, Michael. (2002). Effetto Ideomotorio (l’Effetto Tavola ouija). In Michael Shermer, The Skeptic Encyclopedia of Pseudoscience. ABC-CLIO. pp. 127–129. ISBN 1-57607-654-7

Come usare la tavola ouija – WikiHow [ita]

Esperimento di Faraday – Journal of the Franklin Institute, ScienceDirect [eng]

Studio del 2019 sul pendolo di Chevreul – Human Movement Science, PubMed [eng]

Tommaso Magnifico

Sono Tommaso Magnifico, studente di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari. Sono interessato a tutti i temi scientifici, soprattutto riguardanti la neurologia. Socio Mensa (The high IQ society).

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