Si può apprendere l’inglese con la musica?

Vi avevamo già parlato di musica su Missione Scienza, ma oggi parleremo di come questa ci può aiutare ad imparare una lingua straniera.

Introduzione

Alzi la mano chi di noi ascolta regolarmente musica anglofona?
Secondo un’indagine condotta da Yougov nel 2018 [1], se questa domanda l’avessi posta ad un pubblico di 100 persone, ben 81 di loro avrebbe alzato la mano. La musica straniera, e in particolare quella inglese, è ormai ovunque, dalle radio alle serie tv, dalle pubblicità ai programmi per bambini. Ma cosa sappiamo dell’effetto di questa continua esposizione alla lingua inglese sulla nostra padronanza della lingua? Come possiamo trarne maggior vantaggio? Si può apprendere l’inglese con la musica? Oggi scrivo in compagnia (ahimè solo virtuale) di Alice Feltro, amica e insegnante del corso Learn English with Music. Con lei esploreremo quanto la musica ed il linguaggio abbiano in comune, e come queste similitudini possano tornare utili nell’apprendimento di una nuova lingua. 

 

Rappresentazione grafica della frequenza con cui un campione rappresentativo della popolazione ascolta musica. © https://it.yougov.com/news/2018/05/07/gli-italiani-e-la-musica-tra-talent-streaming-e-un/

 

Esseri musicali

Le scienza cognitive – ovvero l’insieme di discipline che studiano la mente ed i suoi processi di apprendimento e sviluppo – hanno iniziato ad indagare sul rapporto fra musica e linguaggio solamente da qualche decennio. Nonostante fosse un settore pressoché inesplorato, però, il primo intoppo non tardò ad arrivare. A differenza di qualunque altra specie, l’uomo è dotato di due sistemi sonori distinti, uno di natura linguistica e uno di natura musicale. Questa peculiarità fa sì che sia impossibile mettere a confronto gli esseri umani con altri organismi, come invece si farebbe per altri rami delle scienze cognitive. La capacità di esprimersi sia in musica sia verbalmente è un’abilità unicamente umana, strettamente correlata alle potenti doti comunicative che caratterizzano la nostra specie. 

 

Le aree del cervello che rispondono alla musica (giallo) ed al linguaggio (rosso), le zone interessate per elaborare la musica ed il linguaggio sono molto simili. © https://cogsci.ucsd.edu/~coulson/CNL/koelsch-needle.pdf

 

Dizionari di parole e musica

Così come i bambini sono in grado di imparare la lingua del paese in cui vivono senza che venga loro esplicitamente insegnata, anche il loro gusto e le loro competenze musicali vengono influenzati dal contesto in cui vivono. Oltre al sistema linguistico, infatti, anche il sistema musicale si sviluppa grazie all’esposizione a timbri e altezze tipiche della nostra cultura. I suoni e le canzoni a cui siamo esposti finiscono per piacerci, per suonare familiari, rassicuranti. Questa innata familiarità con i suoni del nostro background culturale, però, rende estremamente difficile ascoltare o produrre fonemi in un’altra lingua, ed apprezzare la musica di un’altra cultura. Il nostro cervello crea, per così dire, dizionari di parole e musica, che spesso è difficile tradurre. Allo stesso tempo, però, è proprio il modo analogo in cui la nostra mente processa linguaggio e musica a rendere quest’ultima un ottimo strumento per l’apprendimento di una lingua straniera. 

Sperimentando

Fonemi, dizionari, timbri… Lo so, sembra tutto così astratto. In realtà, svariati studi empirici hanno confermato la capacità della musica di aiutarci ad apprendere una lingua straniera. In particolare, essa aiuterebbe a segmentare il discorso continuo, a migliorare la pronuncia ed apprendere implicitamente strutture e regole grammaticali.

Parole, parole, parole…

Quando un utente si avvicina per la prima volta a una lingua (totalmente) straniera, questa risulta come un flusso continuo di suoni senza interruzioni nel quale si fatica a riconoscere dei significati o unità più piccole del discorso, come espressioni o parole. In musica, invece, cambi di sillaba sono spesso accompagnati da cambi di altezza [2], facilitando notevolmente la discriminazione fonologica. Essendo il discorso in versi, poi, esso risulta più semplice e snello, perfetto come primo approccio ad una lingua straniera.

Esperimento

In un esperimento condotto da Cornaz nel 2009 [3], una classe di italofoni venne suddivisa in due gruppi con l’obiettivo di verificare la capacità degli studenti di riconoscere fonemi e parole in francese. Il primo gruppo venne sottoposto a una stringa di discorso parlato di 7 minuti, mentre l’altro ascoltò un discorso cantato della stessa lunghezza. I risultati dimostrarono che il secondo gruppo  riuscì a discriminare le parole “target” con una percentuale nettamente maggiore rispetto ai soggetti sottoposti al parlato.

Nemico numero uno: la pronuncia

 

La pronuncia può essere un ostacolo per l’apprendimento di una nuova lingua. © https://org-job.com/complete-guide-to-improve-your-pronunciation-skills/

 

Cinque anni dopo, Cornaz [4] condusse anche un altro esperimento. Questo fu focalizzato non più sulla comprensione quanto sulla capacità di riprodurre alcuni suoni tipici di una lingua straniera. Anche qui, i soggetti furono divisi in due gruppi, il primo dei quali fu sottoposto  a un insegnamento fonetico tradizionale, mentre l’altro integrò tali insegnamenti con esercizi di voce cantata. Dopo alcune ore di formazione, ai soggetti fu chiesto di  leggere a voce alta 90 frasi in francese. I risultati dimostrarono un miglioramento maggiore nelle competenze fonetiche da parte dei soggetti che si erano allenati con il canto.

Facile come camminare

Ultima, ma non meno importante, la memoria implicita. L’essere umano, infatti, è in grado di apprendere in maniera “implicita” diverse funzioni, come il  camminare, il parlare (…). Ad esempio, nessuno ci ha mai  detto quali fossero le “regole” per camminare, quale piede dovesse andare davanti  all’altro o quale movimento dovessimo fare. Allo stesso modo, gli umani possono apprendere una lingua in maniera implicita, sentendo parlare una persona  straniera o ascoltando una canzone. 

Uno studio

Nell’indagine condotta nel 2011 dallo psicolinguista Ettlinger [5], i partecipanti vennero esposti a una serie di regole grammaticali inglesi come la formazione del plurale o dei diminutivi, senza che venissero loro spiegate. Tutti i soggetti furono in grado di discriminare quali frasi a cui venivano sottoposti fossero corrette grammaticalmente e quali no, senza essere tuttavia esplicitamente in grado di descrivere le regole di suddetta grammatica. Ecco perché l’ascolto è importante. Possiamo imparare modelli linguistici di una lingua straniera anche solo ascoltando passivamente. Il legame emotivo che si instaura con la musica, poi, amplifica i benefici dell’ascolto portandoci ad avere una soglia di attenzione più alta e una maggiore capacità di ricordare quanto ascoltato. Ed è così che canticchiando una canzone in inglese, ci ritroviamo improvvisamente a sapere strutture grammaticali, come ad esempio la reggenza di un verbo o la formazione del plurale. 

Non so a voi, ma a me è venuta una grande voglia di aprire Spotify! 

Per saperne di più sull’argomento: La musica, il linguaggio e il cervello, Aniruddh D. Patel e Learn English with Music

Erika Heritier

Mi chiamo Erika e sono laureata in Scienze Naturali all'Università di Torino, mentre ora frequento la magistrale in Scienze dei Sistemi Naturali (che fantasia!) e mi diverto a scrivere. Cosa vorrei fare nella mia vita? Far conoscere la natura e le sue mille sfaccettature alle persone, studiose e non. Le scienze della natura sono interessanti, ricche di piccoli segreti e misteri da portare alla luce. Conoscere la natura significa anche rispettarla e migliorare il proprio rapporto con l'ambiente, in modo da cambiare, di conseguenza, la nostra società.

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