Scegliamo consciamente la nostra dolce metà?

I più romantici potrebbero pensare che sia Cupido a scegliere con chi passeremo la nostra vita (o almeno parte di essa). I meno potranno trovare solo libero sfogo alle loro fantasie. Ma la realtà è che viviamo e procreiamo solo e soltanto per replicare e per tramandare il nostro amato DNA. Lui se ne sta lì, in quel comodissimo nucleo, usurpando le nostre cellule e pretende anche di avere parola sul nostro essere.

Per di più, il dannato sistema immunitario (tanto temuto dagli organismi patogeni con il quale intraprendono spesso una bella lotta a suon di calci e pugni) sembra non darci nemmeno libera scelta del nostro partner.

Ma per comprendere se effettivamente il nostro IO vale almeno mezza decisione oppure è tutto scritto nel nostro DNA, non ci resta che affidarci al lume di alcuni scienziati e incamminarci per le strade della scienza. Iniziamo capendo cosa significa MHC.

Cosa si intende con MHC?

MHC sta per “complesso maggiore di istocompatibilità” (in inglese, major histocompatibility complex) e si riferisce a una regione di geni altamente polimorfici (ovvero a cui piace molto cambiare da individuo a individuo) che gioca un ruolo chiave nella risposta immunitaria.

Questi geni codificano per glicoproteine inserite nelle membrane delle nostre cellule, responsabili del riconoscimento del “self” e del “non-self”. Tutte le cellule del nostro organismo presentano molecole MHC di classe 1 che, come bandierine, sventolano per indicare che sono cellule del nostro organismo. In questo modo il sistema immunitario riconosce le nostre cellule e le saluta senza arrestarle o farle del male.

Ogni individuo possiede perciò un patrimonio di molecole MHC, detto aplotipo, che per metà è identico a nostra madre e per metà a nostro padre. Nell’essere umano i prodotti dei geni MHC sono chiamati HLA (dall’inglese Human Leukocyte Antigens: antigene leucocitario umano).

Questi geni sono 3 e sono espressi dal braccio corto del cromosoma 6. Poiché nel nostro corredo genico i cromosomi sono presenti in coppia, ciascun soggetto presenta 6 locus HLA: 3 per ciascun cromosoma 6.

 

HLA
In figura vediamo il cromosoma 6 e i 3 locus: MHC classe 1, MHC classe 2 e MHC classe 3. Ognuna delle quali contiene i geni per le diverse proteine HLA. © Fonte

 

Gli HLA hanno anche un ruolo importante nel regolare tutta la risposta immunitaria e sono in grado di legare i peptidi antigenici, piccole proteine che possono essere riconosciute dal sistema immunitario. Nella popolazione esistono tantissimi tipi di HLA, tutti diversi tra loro. È impossibile trovare due individui diversi che abbiano gli stessi HLA, a meno che non siano gemelli omozigoti.

Ogni HLA è in grado di legare e presentare al sistema immunitario peptidi antigenici diversi e, se un peptide non si lega ad HLA, non può essere riconosciuto dai linfociti T del sistema immunitario.

Vantaggi di avere HLA diversi

Considerando una popolazione costituita da un numero infinitesimamente grande di individui, tutti avranno HLA diversi. Questo assicura che ci siano sempre fasce della popolazione in grado di riconoscere agenti patogeni come estranei, dando in tal modo inizio a una risposta immunitaria.

I più esperti tra voi che stanno già percependo l’odore di trauma sono sulla strada giusta.

Cosa volete che succeda se il nostro DNA necessita di riprodursi e di essere tramandato nelle generazioni? Beh, ovviamente ci dirà “Ehi tu st***z*! Devi trovare un partner che abbia HLA quanto più diversi dai tuoi così mi nasce un figlio SuperPower in grado di riconoscere molti più antigeni”. E fu così che iniziò il trauma.

Scelta del partner e MHC

È stata proposta, da alcuni ricercatori, una capacità di stima individuale del sistema immunitario dei potenziali partner attraverso la percezione dell’odore prodotto dalle ghiandole sudoripare.

È probabile che singoli individui possano avere odore differente in base alla diversità della flora batterica, il che potrebbe riflettere le differenze nella costituzione genetica del sistema immunitario.

“Aspetta…aspetta…aspetta… non c’ho capito nulla!”

In parole povere, alcuni scienziati hanno detto (e ovviamente studiato): “Ehi ma lo sapete che il vostro odore può dare informazioni riguardo il vostro stato di salute?”. E tutto ciò di per sé ha senso, visto che quando ho la febbre a 40 e non mi lavo da 10 giorni puzzo più di una capra.

Il come, però, si possano correlare i diversi profili dell’HLA attraverso gli odori corporei è tuttora un mistero. Non è infatti chiaro se le differenze tra i vari odori siano dovute direttamente agli MHC o ai diversi batteri che vivono sulla pelle degli animali.

È possibile che le ghiandole sudoripare si siano evolute in modo tale da fornire informazioni olfattive riferite al sistema immunitario, con l’ipotesi che ciò serva a generare una prole con un più ampio spettro di resistenza immunitaria.

Animali e MHC

Un simile sistema è stato dimostrato nei topi di laboratorio. Infatti, si è visto che i topi evitano partners che possiedono un MHC simile al proprio e preferiscono l’odore di topi con MHC differente.

Lo stesso sistema è stato osservato anche nello spinarello, un pesce d’acqua dolce.

 

spinarello
Immagine di un simpatico spinarello. © Fonte

 

E nell’uomo?

Secondo il genetista di popolazione Reusch, lo stesso meccanismo potrebbe essere valido anche negli esseri umani.

Infatti, come gli animali, l’uomo utilizza informazioni sul sistema immunitario, ottenute tramite l’odorato, per evitare l’accoppiamento tra consanguinei e per scegliere il partner in grado di dare una prole con maggiore resistenza alle malattie.

Tant’è che le coppie con HLA simile hanno, di solito, bambini con peso alla nascita inferiore alla media e le coppie che soffrono di frequenti aborti spontanei (escludendo l’infertilità da altre cause) spesso condividono pattern HLA molto simili.

Esistono prove evidenti che gli esseri umani possono ottenere informazioni attraverso l’odorato; infatti, sia gli uomini che le donne preferiscono l’odore ascellare di persone con HLA dissimile dal proprio.

Studio di Wedwkind et al.

In uno studio molto famoso, e che ha traumatizzato a vita i volontari a un campione di donne vennero fatti annusare indumenti indossati da vari donatori maschi e venne loro chiesto con quale avrebbero preferito passare le ore successive.

I risultati mostrarono come nel periodo d’ovulazione (quindi nel periodo massimo di fertilità) le donne preferissero nettamente soggetti con HLA molto diverso dal proprio; mentre negli altri giorni del ciclo mestruale la preferenza era per soggetti con HLA simile ai propri.

Dopo questa “gara di annusate”, le donne compilarono un questionario, riferendo che l’odore dei soggetti con HLA molto differente dal proprio evocava il ricordo di precedenti partners, mentre l’odore dei soggetti con HLA simile evocava il ricordo di padri o fratelli.

Studio di Jacob et al.

Risultati contrastanti sono stati ottenuti da una più recente ricerca che ha ripetuto lo stesso esperimento usando indumenti indossati per due notti da soggetti maschi, ma mascherandoli con deboli odori casalinghi (come candeggina, bucato e spezie).

Quando fu chiesto alle donne quale profumo avrebbero scelto se avessero dovuto annusarne uno per tutta la vita (che romanticismo), le donne scelsero il profumo di uomini che possedevano una combinazione di geni HLA simile alla propria e a quella del padre.

Ipotesi proposta

L’ipotesi proposta è che le donne possano, in questo modo, scegliere un partner che condivida parte dei propri geni “sani”, preferendolo a uno sconosciuto la cui salute è ignota. Allo stesso modo la preferenza può portare a preferire amici con un HLA simile a quello paterno.

Altro aspetto importante è che la scelta non sembrava essere legata a un qualche fattore affettivo. Tant’è che la preferenza non si verifica per l’odore di uomini con HLA simile a quello del padre ma non al proprio.

Sì, ma quindi scegliamo il nostro partner consciamente o no?

La risposta definitiva potrebbe essere: Nì.

Infatti, gli autori sostengono che, se da una parte l’accoppiamento con consanguinei (soggetti con HLA simile al nostro) può causare problemi alla prole, dall’altra anche l’accoppiamento con soggetti con geni totalmente diversi può fare altrettanto. Quindi, come sempre, è probabile che la verità sia sempre nel mezzo: la scelta di partners con un’intermedia affinità ai nostri geni potrebbe garantire maggiori probabilità di sopravvivenza.

D’altronde, non sono ancora del tutto chiari i meccanismi alla base di questo processo, ma ciò non toglie che siano i geni a essere i responsabili di tutto.

 “Maledetti geni”

Profumi artificiali e sfera sessuale

Considerato l’importante ruolo dell’odore individuale nella comunicazione interpersonale, ci potremmo chiedere come questo interferisca con l’uso di profumazioni artificiali.

Nonostante in moltissime società gli esseri umani effettivamente rimpiazzino il loro odore naturale, pare che la scelta personale dei profumi sia significativamente correlata alla combinazione dell’HLA individuale.

Probabilmente, quindi, anche la scelta dei profumi è in realtà presa dai nostri geni con lo scopo di usare profumazioni che amplificano il proprio odore naturale derivato dall’HLA.

“E che diamine non posso prendere autonomamente nemmeno mezza decisione, dannati geni”

Alcuni scienziati sadici decisero di traumatizzarci ulteriormente progettando un curioso studio. Presero 137 vittime soggetti, tra uomini e donne, suddivisi in 9 gruppi a seconda della costituzione del loro HLA.

Presero 36 profumi e chiesero ai soggetti quanto gli sarebbe piaciuto usare un profumo e quanto avrebbero trovato attraente un potenziale partner con tale profumo. Dalle risposte risultò una significativa correlazione tra il gruppo HLA di appartenenza e le sue preferenze.

Non furono invece riscontrate tendenze di correlazione con le preferenze per la scelta del partner. Ma emerse un dato inaspettato: uomini e donne hanno preferenze diverse, nonostante non esistano differenze nella combinazione dei geni HLA tra i due sessi.

Si presume quindi che tali preferenze siano legate a tendenze culturali e che quindi magari la nostra scelta cosciente abbia un qualche peso.

Conclusione

Seppur scossi dalla nostra impotenza di fronte alla “forza dei geni”, siamo arrivati a fine articolo con una domanda: “Ma quindi?”.

Ma quindi, caro lettore, non abbiamo risposta alla domanda “Scegliamo veramente noi il nostro partner?”. Probabilmente, però, la risposta dipende da cosa intendiamo per “noi”. Perché, seppure nell’articolo abbiamo maledetto i geni, in realtà noi “siamo” solo grazie a loro. Presumibilmente, quindi, il vero intruso è la nostra coscienza, la stessa che ci ha fatto venire il dubbio di chi scelga il nostro partner.

Fonti

Si ringrazia Silvia Noris e la sua tesi di laurea “I feromoni e il sistema immunitario“.

Milinski, M. e Wedekind, C. (2001). Evidence for MHC-correlated perfume preferences in humans. Behavioural Ecology, 12: 140-149.

Jacob, S., McClintock, M.K., Zelano, B. e Ober, C. (2002). Paternally inherited HLA alleles are associated with women’s choice of male odor. Nature Genetics, 30(2): 175 179.

Reusch, T., Haeberli, M., Aeschlimann, P. EM ilinski, M. (2001). Female stickleback count alleles: a new strategy of sexual selection explaining MHC polymorphism. Nature, 414: 300-302.

Tommaso Magnifico

Sono Tommaso Magnifico, studente di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari. Sono interessato a tutti i temi scientifici, soprattutto riguardanti la neurologia. Socio Mensa (The high IQ society).

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