Scarafaggi e apocalisse nucleare – cosa serve sapere

Gli scarafaggi.

Gli scarafaggi sono insetti appartenenti all’ordine Blattodea, di cui fanno parte anche le termiti. Sono animali che sgambettano sulla terra da molto piú tempo di noi, considerando che i primi esemplari sono datati circa 320 milioni di anni fa, durante il periodo del Carbonifero.

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Un esemplare di quello che, scientificamente, si definisce un “bacarozzo”. fonte

Gli scarafaggi sono estremamente resistenti e abbondanti, in ogni tipo di condizione climatica.

Sebbene favoriscano habit tropicali e subtropicali, questi insetti si possono trovare dalle rigogliose foreste tropicali, alle distese artiche (con specie che possono sopravvivere a -122 gradi centigradi, grazie a particolari adattamenti evolutivi), fino alle zone piú aride della Terra.

Sono capaci di vivere mesi senza cibo, alcune specie possono sopravvivere senza ossigeno fino a 45 minuti e anche la decapitazione non sembra essere un grave problema.

Insomma, con questa serie di “sovrumane” capacitá di resistenza non è strano che si dica che “gli scarafaggi erediteranno la Terra”.

Considerando che, quando si parla di guerra nucleare, bombe atomiche e scenari radioattivi apocalittici, non sono in pochi a menzionare che gli scarafaggi sarebbero l’unica specie a sopravvivere.

Ma questo non è affatto vero.

É, innanzitutto, necessario chiarire che quando si parla di “sopravvivere ad una guerra nucleare” non si parla di sopravvivere all’effettiva esplosione.

Il calore rilasciato dall’esplosione di una bomba atomica é sufficiente per polverizzare qualsiasi forma di vita.

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Una semplice infografica che spiega cosa succerebbe a qualsiasi forma di vita che si trovasse (sfortunatamente) al momento e luogo sbagliato. fonte

Si parla di sopravvivere alle radiazioni successive all’esplosione.

Facciamo le dovute chiarificazioni

Sebbene sia vero che gli scarafaggi abbiano una grande resistenza a dosi elevate di radiazioni, in realtà non sarebbero i soli in grado di sopravvivere alle condizioni catastrofiche successive a una guerra nucleare.

Nel 1959 i dottori D. Wharton e M. Wharton hanno, infatti, determinato che, mentre un uomo morirebbe dopo essere stato esposto a 1000 rad (unitá di misura che definisce la quantitá di energia che viene assorbita dalla materia), gli scarafaggi possono essere esposti senza morire fino a quantità 20 volte maggiori (20000 rad), ma sarebbero in buona compagnia dopo un bombardamento.

Un moscerino della frutta puó tollerare fino a 64000 rad (ben 64 volte quelle di un essere umano!) e una vespa puó sopravvivere a una dose di 180000 rad (non ve lo dico nemmeno).

Le vespe si riconfermano animali spaventosi. fonte

Per capire per quale motivo gli scarafaggi (e altri insetti) siano comunque cosí resistenti alle radiazioni, dobbiamo capire perché le radiazioni siano cosí dannose.

Tutta una questione di genoma

Le radiazioni provocano alterazioni a livello genetico, danneggiando il DNA di tutti gli esseri viventi.

Le radiazioni rompono i legami che vanno a formare la struttura chimica del DNA, in particolare durante la fase di duplicazione, cioè quando la molecola DNA (formata da una doppia elica) si apre in due catene distinte e si disattivano tutti i meccanismi cellulari, che ne assicurano la massima integrità e stabilità.

Se la struttura molecolare del DNA varia, si genera un messaggio con informazioni diverse (spesso errate) che porta alla comparsa di mutazioni, oppure all’invecchiamento precoce dell’organismo.

Paragone fra DNA sano (destra) e DNA danneggiato (sinistra) dopo una lunga e intensa esposizione alle radiazioni. fonte

A causa della maggiore vulnerabilità del DNA nel momento della duplicazione, nelle parti del corpo dove la divisione della cellula è più rapida, i danni sono maggiori, come ad esempio al midollo osseo. I primi sintomi dei danni da radiazioni, infatti, si verificano nel sangue e nel midollo con la comparsa di leucemie.

Un insetto, come lo scarafaggio, ha un’anatomia molto più semplice di quella di noi esseri umani.

L’attività di divisione cellulare è molto meno intensa e concentrata durante il periodo in cui l’animale muta e cambia il suo esoscheletro, limitando la fragilità del DNA che rimane “protetto” per un quantitativo di tempo maggiore. Questo conferisce all’animale una maggiore resistenza alle radiazioni, che peró sono comunque dannose e, se continue e ripetute, porteranno comunque alla morte del povero artropode.

Con buona pace delle leggende metropolitane.

È molto interessante notare che, data la grande resilienza di questi animali, gli scarafaggi sono stati i primi animali terrestri a riprodursi nello spazio, durante la missione russa Foton-M.

Fonti

https://en.wikipedia.org/wiki/Blattodea
https://en.wikipedia.org/wiki/Cockroach
http://www.bio.umass.edu/biology/kunkel/cockroach_faq.html…
http://www.arteoscienza.it/scarafaggi-i-superstiti-della-b…/
https://www.youtube.com/watch?v=LxCYQvGNoGY
https://www.youtube.com/watch?v=KjfOnWpX44E

Fonte grafica : https://graphicriver.net/item/cartoon-cockroach/17908405

Luca Ricciardi

Chimico fisico dei sistemi biologici, laureato a Roma sia in triennale che in magistrale all'università "La Sapienza". Attualmente in Olanda nella ridente cittadina di Enschede per conseguire un PhD, cofinanziato da Royal Dutch Shell, riguardo la produzione di biocarburanti a partire da materiale di scarto agricolo.

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