Disquisizione sulla protezione solare

Oggi vogliamo sfatare un mito estivo, probabilmente uno dei più pericolosi che girano. Quante volte vi è capitato di sentire, o di pensare, “Non mi metto la protezione solare, così mi abbronzo prima”. Un’ affermazione del genere, oltre ad essere molto pericolosa per la salute, è anche incorretta, ma procediamo per gradi.

Abbronzatura ultravioletta

Il sole emette luce a varie lunghezze d’onda, ma le lunghezze d’onda che ci interessano per la nostra tintarella ricadono negli ultravioletti (UV). Gli UV sono divisi a loro volta in tre classi: Gli UVA, gli UVB e gli UVC. [1]

Gli UVA (315-399 nm) sono i meno energetici; avendo una lunghezza d’onda più grande, riescono a penetrare più in profondità nella pelle e favoriscono il rilascio di melanina, la sostanza che ci dona l’ambita abbronzatura. I danni a breve termine dell’esposizione a questi raggi sono ancora ignoti, mentre a lungo termine causano l’invecchiamento prematuro della pelle (quindi non esagerate con le lampade!).

Gli UVB (280-314 nm), invece, sono i responsabili della cosiddetta “scottatura”, nonché di ustioni, tumori e altre cose poco gradevoli.
Bene, le creme che vedete esposte in ogni supermercato proteggono solo contro gli UVB, ciò significa che la crema solare non vi impedirà di abbronzarvi, ma eviterà solo di friggervi sotto il sole.

Gli UVC (100-279 nm) sono i più energetici, causano danni genetici e possono ustionare in poco tempo. Fortunatamente, questi raggi sono tutti bloccati nell’alta atmosfera dalla fascia di ozono. Sulla superficie terrestre arrivano solo gli UVA e gli UVB

Differenza tra una pelle protetta ed una pelle non protetta

Come funziona la protezione solare

Innanzitutto, bisogna dire che ci sono due diverse tipologie di protezione: la protezione solare chimica, basata sull’assorbimento Dei raggi UV da parte delle molecole, e la protezione solare fisica, che funziona grazie a fenomeni di scattering. [2]

La protezione solare chimica utilizza molecole foto-assorbenti, ovvero molecole che assorbono radiazioni alle lunghezze d’onda pericolose per l’uomo, lasciando passare quelle non deleterie. Ma come fanno ad assorbire queste radiazioni in maniera specifica? Ogni molecola possiede degli atomi e questi atomi si legano tra loro condividendo una parte dei loro elettroni con altri atomi. Ci saranno quindi degli elettroni che se ne staranno a metà strada tra un atomo e l’altro, chiamati, appunto, elettroni di legame. Quando un raggio solare, con una specifica lunghezza d’onda, colpisce gli elettroni di legame, questi assorbono la sua energia e passano ad un livello energetico superiore. In base agli atomi che legano, gli elettroni di legame assorbono a diverse energie, quindi, per creare una protezione solare efficiente, basta inserire nella crema delle molecole che assorbono nello specifico intervallo in cui ricadono gli UVB [3].

L’ossibenzone assorbe tra i 270 e i 350 nm e viene utilizzato sia nelle protezioni solari che nelle plastiche per schermarle dagli UV, in modo da proteggerle dalla degradazione. Come avrete notato, parte dell’assorbimento ricade nella regione degli UVA. Niente paura, se lo utilizzate vi abbronzerete ugualmente.

La protezione solare fisica, invece, utilizza microparticelle insolubili presenti nella crema che “fanno rimbalzare” la radiazione solare (Scattering). In questo modo, i raggi solari vengono riflessi o diffusi, in modo tale da limitarne la pericolosità. Come per le protezioni solari chimiche, anche quelle fisiche lasciano passare i raggi UV non deleteri. È possibile fare questa selezione andando a lavorare sulle dimensioni e sulle concentrazioni di queste microparticelle [2].

Ogni crema solare utilizza entrambi i metodi di protezione per schermarci dalle radiazioni. Basta infatti leggere l’etichetta di ogni crema solare, per vedere Che in essa sono presenti sia molecole foto-assorbenti che microparticelle (generalmente viene utilizzato il biossido di titanio).

 

Esempio delle dinamiche che avvengono quando una radiazione incontra delle particelle in sospensione in una matrice

Protezione X

Ultima curiosità: sulle etichette vi sarà capitato spesso di vedere la scritta SPF seguita da un numero che ne indica la protezione, vi siete mai chiesti cosa significhi? Innanzitutto SPF sta per Solar Protection Factor, ovvero fattore di protezione solare. Questo numero viene determinato conducendo prove in vivo o in vitro.

Nella prova in vitro si applica un quantitativo prestabilito su una superficie trasparente, fino a generare un film di protezione su di esso. A questo punto si irradia la superficie e si misura la quantità di radiazione che passa dall’altra parte. Conoscendo la radiazione iniziale e la radiazione finale si può determinare la trasmittanza (Radiazione finale / radiazione iniziale). Misurando la trasmittanza su tutta la regione degli UV e moltiplicando per un fattore che “simula” la luce solare alle ore 12:00 in Europa meridionale, si ottiene il famigerato SPF.

Nella prova in vivo invece, si misura la quantità minima di radiazione necessaria per generare un arrossamento della cute protetta e non protetta in alcuni volontari. Il rapporto tra queste due misure da il SPF. Naturalmente i quantitativi di protezione solare utilizzati sono costanti.

Generalmente, i dermatologi consigliano di utilizzare protezioni solari che abbiano un fattore di protezione di almeno 15.
Quindi ricapitolando: usate la crema quando vi mettete sotto al sole, evitate di farlo nelle ore più calde (mi sento tanto Studio Aperto) e soprattutto informatevi sempre, che non fa mai male. [4]

Mario Di Micco

Sono laureato in chimica all'Università degli Studi dell'Aquila ma mi appassiona qualsiasi forma di conoscenza, dall'astrofisica al senso della moda nell'Impero Bizantino. Nella vita lavorativa mi occupo di consulenze mediche, mentre in quella privata di viaggi, birra e fotografia. Probabilmente utilizzerò questa descrizione anche su Tinder 🌰

One thought on “Disquisizione sulla protezione solare

  • 11 Agosto 2020 in 15:58
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    La protezione solare 50+ è l’unica che impedisce il passaggio totale di UVB e quindi l’insorgenza di melanomi…

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