Pioggia di gatti, la NASA e… le incertezze statistiche

Immaginate di essere negli USA, nel 1987. Sicuramente sarete eccitatissimi per la messa in onda della prima puntata de “I Simpson” e, mentre state guardando le avventure di questa gialla famigliola, vi capita sott’occhio un articolo del Journal of the American Veterinary Medical Association.

 

Pioggia di gatti

Al di là dell’improbabile accostamento, due studiosi, Whitney & Mehlhaff, pubblicano il loro studio dal titolo particolarmente strambo: “High-rise Syndrome in cats”, che potremmo tradurre come “sindrome felina da piani alti” o “da grattacielo”.

E di che si tratta? Banalmente di gatti che, per sbaglio, cadono da piani piuttosto alti.
E cosa c’è di tanto interessante? Poveri amici fuffosetti, insegnate agli angeli a fare le fusa…

Vi sorprenderà, ma da questo studio compiuto su 132 gatti si evince un dato molto interessante: i danni riportati dai nostri amici a quattro zampe erano direttamente proporzionali all’altezza del piano da cui cadevano. Più è alto il piano, maggiori sono le ferite.

Tutto questo fino al 6/7° piano.

Oltre quell’altezza, le lesioni subite erano paragonabili a quelle del 2/3° piano. Avete capito bene: fino al sesto piano, sti gatti kamikaze involontari si fanno via via più male. Dal sesto in poi si registrano traumi come se fossero caduti “solo” dal secondo piano.

 

La fisica del gatto

La spiegazione fornita dai due studiosi, e supportata poi da studi compiuti negli anni a venire, ha del sorprendente e tira in ballo la fisica: il raggiungimento della velocità limite. Ovvero la velocità massima raggiunta da un corpo in caduta libera immerso in un fluido (l’aria in questo caso) che si ottiene quando la gravità e la resistenza del fluido, che agisce in senso opposto, sono bilanciate.

Il gatto necessita di 6/7 piani di altezza per raggiungere la sua velocità limite di ca. 100 km/h e una volta raggiunta, percepisce la sensazione di non cadere più e rilassa totalmente i muscoli in modo da distribuire la forza dell’impatto su tutta la superficie del corpo.

C’è da precisare che la struttura muscolare del felino è particolarmente robusta ed atta a superare, entro certi limiti, anche traumi piuttosto forti ed è istinto naturale del gatto piegare le zampe per attutire gli urti. Evviva i gatti!

 

L’incertezza statistica

Tuttavia, per quanto lo studio di Whitney e Mehlhaff sia piuttosto interessante, pecca di un errore di campionamento che causa un’incertezza statistica: i due studiosi ovviamente non hanno lanciato di proposito degli innocenti micini dai grattacieli di New York, ma si sono basati sui dati riportati da una clinica veterinaria di emergenza. Ciò significa che probabilmente gatti caduti da piani bassi, che non riportavano danni, non venivano portati in clinica. Ed altri gatti, caduti da piani più alti, purtroppo finivano direttamente in cimitero. E non c’era bisogno di portarli in clinica. Questo inficia i dati del loro studio, che tuttavia riporta un tasso di sopravvivenza del 90% dopo le cure post caduta e solo il 37% dei gatti necessitava di operazioni urgenti.

 

Lo studio della NASA

E cosa c’entra la NASA in tutto ciò? L’agenzia spaziale americana, a seguito di studi precedenti quello del 1987, specialmente quelli riguardanti la rotazione del gatto su se stesso durante una caduta (sembrano violare le leggi della fisica), sovvenzionò le ricerche per studiare il moto in caduta libera del gatto per applicarlo agli astronauti nello spazio. Uno studio a riguardo, con tanto di disegnini e formule complesse è quello degli anni sessanta del professor Thomas Kane. Ma questa è un’altra storia.

La prossima volta che mettete like alla foto di una creaturina miagolante, non fatelo solo perché vi intenerisce, ma anche perché in quei pochi chili di pelo e ronf ronf si cela una vera e propria meraviglia della natura e della fisica!

Atterra sempre in piedi con Missione Scienza!

FONTI:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3692980

https://www.petplace.com/article/cats/diseases-conditions-of-cats/highrise-syndrome-in-cats/

http://www.repubblica.it/scienze/2012/04/12/news/newton_gatto_silvestro_fisica_gatti-33125465/

https://pentagono.uniandes.edu.co/~jarteaga/geosem/taller7/minicursoJK-Uniandes/robotic%20examples/kane.pdf

Libro “Analisi statistica dei dati biologici” di Whitlock, Zanichelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Il contenuto è protetto da Copyright