Pandemia da coronavirus: la storia

Pandemia da coronavirus

La storia di una lotta contro un nemico che conosciamo da tempo ma che ha saputo coglierci impreparati ancora una volta.

È argomento di ogni TG, quotidiano, social ecc. È la pandemia dal cosiddetto SARS-CoV-2 ovvero
SARS: Sindrome Respiratoria Acuta Severa
CoV: COronaVirus
2: un altro, non il primo.

Esatto perché i coronavirus sono virus ben noti alla specie umana. Sono spesso la causa del comune raffreddore, talvolta possono dare febbre e più raramente bronchiti e polmoniti. Prendono questo nome perché visti al microscopio elettronico sembrano essere circondati da una corona, che conferisce quindi un aspetto caratteristico.

 

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Rappresentazione 3D del coronavirus. © https://www.cdc.gov/media/subtopic/images.htm

 

Negli ultimi venti anni, inoltre, si sono resi protagonisti in quanto causa di epidemie di polmonite gravate da un certo grado di mortalità che si sono diffuse in alcuni paesi asiatici.
Stiamo parlando della SARS del 2002, della MERS del 2012 e del COVID del 2019 (N.B.: sì, la dizione corretta sarebbe al femminile la COVID, tuttavia nell’uso comune è ormai diffuso il maschile perché erroneamente si faceva riferimento al “virus COVID”, mentre COVID è la malattia che esso causa, come vedremo).

 

Recenti epidemie da coronavirus
Tabella comparativa delle recenti epidemie da coronavirus.

SARS (2002-2004)

Nel 2002 un nuovo tipo di coronavirus di origine animale (probabilmente un pipistrello) ha deciso di irrompere nell’organismo umano causando una ondata epidemica di polmoniti complicate da una sindrome respiratoria acuta severa, la SARS appunto. Per tale ragione il coronavirus che ne è causa, ha preso il nome di SARS-coronavirus o, abbreviato, SARS-CoV.

Anche in quel caso cominciò in Cina, nel novembre 2002. La malattia fu identificata per la prima volta dal medico italiano Carlo Urbani, che poi purtroppo ne morì. L’epidemia di allora per fortuna ha avuto durata breve ed ebbe fine nel 2003. In pochi mesi aveva causato però 8096 casi e 774 decessi in 17 paesi, con un tasso di letalità finale del 9,6% [1].

MERS (2012- in corso)

Nel settembre 2012 il virologo egiziano Dr. Ali Mohamed Zaki descrisse per la prima volta una nuova sindrome respiratoria acuta causata da un coronavirus che aveva caratteristiche diverse sia da quelli del comune raffreddore, sia da quello che un decennio prima aveva causato la SARS. L’epidemia ha raggiunto diverse regioni del mondo ma la quasi totalità del casi si sono registrati in Arabia Saudita, in medio-oriente e/o in soggetti direttamente o indirettamente collegati a quella regione. Per tale motivo, questa nuova malattia da coronavirus venne definita MERS, o Middle East Respiratory Syndrome (in italiano, sindrome respiratoria mediorientale) e il virus responsabile venne invece chiamato MERS-coronavirus o, abbreviato, MERS-CoV.

Il MERS-CoV deriva sempre da animali, probabilmente il pipistrello, ma si trasmette all’uomo attraverso il cammello e/o prodotti derivati e parrebbe che la diffusione inter-umana sia rara. Da qui si spiega la forte localizzazione in una sola regione del mondo. E meno male. Perché la MERS, differentemente dalla precedente e dall’attuale epidemia, è gravata da un tasso di letalità assai più elevato: su un totale di 2519 casi, si sono registrati ben 866 decessi, pari a circa il 34%. Numeri spaventosi [2].

COVID-19 (2019 – in corso)

La storia recente è ormai nota e arcinota. La stiamo vivendo tuttora e sperimentando sulla nostra pelle e su quella dei nostri cari.
Il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia ha caratteristiche molto simili a quello della SARS (sarebbero simili per oltre il 70%), come del resto lo sono le manifestazioni cliniche. Per questo motivo il virus prende il nome di SARS-CoV-2 mentre il nome ufficiale dato dall’OMS alla sindrome che esso determina è COVID-19 (abbreviazione dell’inglese COronaVIrus Disease2019).

Anche in questo caso il serbatoio animale originale sembra essere il pipistrello; da lì il virus sarebbe passato al pangolino e dal pangolino all’uomo. In realtà ancora non è stato chiarito con precisione, tuttavia questa sembra l’ipotesi più probabile. Quello che è certo è che il virus sia del tutto naturale. Dall’analisi del suo genoma non sono emerse prove di “manomissione” in laboratorio, anzi sono identificate una serie di mutazioni e caratteristiche che solo un ambiente naturale può garantire [3].

Il primo caso accertato sembra risalire al 17 novembre 2019 e avrebbe colpito un uomo di 55 anni di Wuhan, nella provincia dell’Hubei, in Cina, sebbene il virus sia stato identificato molte settimane dopo: infatti soltanto il 7 gennaio 2020 le autorità cinesi comunicheranno la scoperta di un nuovo tipo di coronavirus e soli 2 giorni dopo si sarebbe registrata la prima morte da COVID-19.

La Cina attiva la quarantena per tutta la città di Wuhan solo il 22 gennaio. Ma il virus si era diffuso in tutto il mondo con 312 casi e 6 decessi globali confermati.

Da quel momento sono passati 3 mesi e qualche giorno e in atto si registrano quasi 3 milioni di casi (2.995.758) e oltre 200 mila morti (204.987) in tutto il mondo. Il paese più colpito in numero assoluto sono gli Stati Uniti con circa un milione di casi (983.457), mentre in Italia si contano 199.414 casi e 26.977 morti, rappresentando di fatto il terzo paese al mondo per numero di casi [4].
In quanto al tasso di letalità, ancora ci sono dati molto controversi, con stime ancora difficili da calcolare correttamente.
Eppure, secondo uno studio pubblicato su Lancet, il tasso di letalità del SARS-CoV-2 sembra essere complessivamente basso, con picchi nelle fasce di età più alte: in Cina si stima che il tasso di letalità complessivo sia di circa l’1,38%, però se prendiamo gli individui sotto i 60 anni tale tasso scende a 0.32%; al contrario, nei soggetti con età superiore a 60 anni, il tasso di letalità sale vertiginosamente al 6.4% in quelli di età compresa tra 60 e 80 anni, arrivando addirittura al 13.4% nei soggetti con più di 80 anni.

 

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Fermo immagine clickabile del tool messo a disposizione dalla WHO per il monitoraggio continuo dei casi e dei decessi legati alla pandemia da SARS-CoV-2

 

Per fortuna, le misure di distanziamento sociale e il cosiddetto lockdown pare che stiano dando i loro frutti con un trend che sembra essere in discesa.

In attesa di capire con certezza se gli anticorpi anti-coronavirus che il nostro corpo produce siano protettivi e per quanto tempo, in atto sono in fase di sperimentazione clinica almeno 6 candidati vaccini e 77 in fase pre-clinica [5].

A noi non resta che lottare, rispettando le norme di prevenzione, e sperare.

Una cosa è certa: ce la faremo.
Del resto, questa è la missione della scienza.

 

[Cosimo]

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