L’omosessualità in natura – dalle papere agli insetti

Numerose ricerche in ambito etologico hanno dimostrato che il comportamento omosessuale è presente in oltre 1000 specie animali, sia vertebrati sia invertebrati. Per molto tempo, la “non eterosessualità” è stata considerata qualcosa di anomalo, episodico. Soltanto nel 1999, con il libro “Biological Exuberance” del biologo canadese Bruce Bagemihl, l’omosessualità nel mondo animale è stata studiata in modo sistematico.

Il comportamento omosessuale viene considerato un “paradosso evolutivo” in quanto non porta alla generazione di prole. Questo crea un dibattito ancora aperto relativo alla sua origine e al mantenimento di questo comportamento. Tuttavia, in molte specie gli scienziati hanno riscontrato vantaggi in termini di sopravvivenza della specie. 

cani che manifestano comportamento omosessuale
I cani possono manifestare comportamenti omosessuali in alcuni casi. Immagine di dominio pubblico.

Come si sono sviluppate queste strategie?

Gli scienziati hanno avanzato diverse ipotesi su questa tematica. Alcuni sostengono che i primi organismi sessuati potessero distinguere i due sessi e che la riproduzione indiscriminata sia comparsa solo in un secondo momento.

Altri ritengono invece che all’origine la riproduzione avvenisse prevalentemente in modo casuale, dato che per individuare le differenze sessuali è necessario aver evoluto dei meccanismi di riconoscimento in grado di discriminare i due sessi.

Due ricercatori della Università della Carolina del Nord a Chapel Hill hanno pubblicato un modello che considera una specie ipotetica con due sessi, il “sesso cercatore” e il “sesso ricercato”. Hanno poi stabilito dei parametri, come:

  • la frequenza di atti riproduttivi eterosessuali del sesso cercatore;
  • il costo di accoppiarsi solo col sesso opposto in termini di accresciuta mortalità;
  • la mortalità intrinseca, indipendente dal tipo di strategia scelta;
  • il numero di volte in cui il sesso ricercato manifesta un segnale per farsi riconoscere dal sesso cercatore.

Da questo modello è emerso chiaramente che la riproduzione casuale può verificarsi in diverse condizioni, ad esempio quando la densità di popolazione è ridotta ed è difficile trovare un partner.

Un ruolo importante sembra giocarlo anche la mortalità: laddove è molto bassa, gli individui possono riprodursi più volte, per cui il costo di un atto omosessuale è molto basso. Laddove la mortalità è elevata, la discriminazione comporterebbe un costo, quindi risulta più conveniente riprodursi in maniera casuale.

Per i valori intermedi di mortalità, invece, risulta migliore la strategia eterosessuale.

Stiamo parlando di un modello, quindi si tratta di una semplificazione rispetto a ciò che avviene realmente, ma questo lavoro ci dà una prova di come la riproduzione indiscriminata risulti la strategia più vantaggiosa in determinati contesti.

Qual è il valore adattativo di questo comportamento?

Per quanto riguarda gli insetti, l’omosessualità potrebbe essere accidentale: nella frenesia della riproduzione gli animali non presterebbero alcuna attenzione al sesso del partner. Ma questo comportamento potrebbe comunque avere un valore adattativo.

Per esempio, uno studio ha mostrato che nel coleottero tribolio della farina (Tribolium castaneum) i maschi si accoppiano con altri maschi nel 50% dei casi. Questo permette loro di avere comunque una prole, mediante la fecondazione indiretta delle femmine. Infatti, lo sperma trasferito durante l’accoppiamento tra due maschi passa a una femmina in un successivo accoppiamento del maschio ricevente (nel 7% dei casi).

Un altro significato adattativo può essere relativo alla ricerca del partner, come si verifica nell’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis), in cui, quando non ci sono abbastanza maschi, due femmine formano una coppia stabile e mostrano tutti i comportamenti tipici delle coppie eterosessuali.

Anche in altre specie di uccelli i comportamenti omosessuali si presentano prevalentemente laddove non ci sono molti individui del sesso opposto. Generalmente, queste unioni omosessuali, che possono durare anche anni, sono vantaggiose perché aiutano gli individui a difendere i territori, ad avanzare nello status sociale o a crescere la prole. Sono famosi i casi di alcune coppie di pinguini omosessuali che si sono presi cura di uova.

Nei delfini, si è osservato che un gruppo di tursiopi (Tursiops truncatus) maschi, lungo le coste di Perth, si divideva in gruppi e mostrava comportamenti tipici del periodo riproduttivo. Secondo la responsabile del progetto di ricerca le interazioni tra delfini dello stesso sesso aiutano a formare legami e stabilire gerarchie, così come succede nei primati.

Nel bonobo (Pan paniscus), infatti, le unioni omosessuali sono frequenti e collegate alla coesione e all’avanzamento dello status sociale all’interno del gruppo. I comportamenti omosessuali sono tipici delle femmine di basso livello sociale e aiutano a costruire e rafforzare le relazioni con femmine più in alto nella gerarchia. Alcuni scienziati ritengono che siano attuati per piacere sessuale.

Anatre che manifestano comportamenti omosessuali
Anche nelle anatre (Anas platyrhynchos) sono stati osservati comportamenti omosessuali. Foto di Brocken Inaglory, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 4.0.

Insieme per la vita

In tutte le specie di cui abbiamo parlato non si formano coppie omosessuali stabili. In parte perché sono pochi gli animali monogami. È il caso del 90% delle specie di uccelli, ma solo del 4% circa dei mammiferi, e in altre classi animali il fenomeno è più unico che raro. Ad esempio, è nota una sola specie di anfibio con questo comportamento (la rana Ranitomeya imitator).

Per quello che ne sappiamo, sono soltanto due gli animali in cui le coppie omosessuali durano per la vita: l’uomo e la pecora domestica (Ovis aries).

In effetti, circa l’8% degli arieti di un gregge preferisce stare con i compagni dello stesso sesso anche se sono disponibili femmine fertili. In uno studio del 1994 risultò che questi individui avevano il cervello leggermente diverso dagli altri. Alcuni studiosi suggerirono che le sorelle di questi arieti fossero più fertili della media, rendendo l’omosessualità di questi animali vantaggiosa per la sopravvivenza della specie.

L’omosessualità negli animali

Nonostante questi comportamenti siano ampiamente dimostrati, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a investigare l’argomento senza paura di ritorsioni politiche o di perdere i finanziamenti. Così, presto potremmo scoprire molto di più su questo tema.

 

Fonti

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Le Bionaute

Siamo Maria Chiara Nastasi, Jolanda Serena Pisano e Altea Pasqualotto, tre Dottoresse Magistrali in Etologia laureate presso l’Università di Torino. Ci chiamiamo Bionaute perché amiamo viaggiare tra le meraviglie della scienza; un viaggio in cui vogliamo coinvolgere quante più persone possibile. Jo scrive da anni, per siti e associazioni no profit. Attualmente, oltre che per le Bionaute, produce contenuti divulgativi per aziende e piattaforme di divulgazione scientifica online, tra cui Dove e Come mi Curo e BioPills. Sta frequentando il Master in Comunicazione della Scienza e dell'Innovazione Sostenibile dell'Università Milano-Bicocca e un tirocinio come ricercatrice nell'ambito della comunicazione della salute presso l'Istituto Mario Negri. Chiara ha lavorato come guida e divulgatrice scientifica in progetti per la valorizzazione ecoturistica e attraverso convegni scientifici, presentando anche i propri lavori. Infatti è coinvolta da anni nella ricerca e attualmente sta lavorando a due articoli scientifici e ne ha uno in pubblicazione. Altea si è avvicinata alla divulgazione frequentando il corso di divulgazione scientifica "Il rasoio di Occam" a Torino; ha messo in pausa la divulgazione per dedicarsi allo studio dell'etologia ma continuando a mantenere la passione per la comunicazione della scienza.

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