Monogamia: le basi neurobiologiche della vita di coppia

La monogamia, questa sconosciuta!

L’ultima vittima di tradimento è stato Will Smith, quando sua moglie gli ha candidamente confessato, guardandolo negli occhi, di essergli stata infedele.

Jada Smith è, comunque, in buona compagnia. Infatti, la conta dei fedifraghi famosi è assai lunga. Dal principe di Galles Carlo, che tradì sua moglie Diana con Camilla Shand (ai tempi Camilla Parker Bowles, perché, pure lei, era sposata), a Jay-Z che, stando a quanto canta Beyoncé, ne ha combinate delle belle.

Abbiamo, quindi, tutti lo stesso destino di fronte: essere traditi o essere traditori? La monogamia è una convenzione sociale o è insita nel nostro organismo?

Proviamo a vedere quali sono le basi neurobiologiche e molecolari che rendono una specie animale, come la nostra, monogama.

Jada Pinkett Smith confessa a suo marito Will (la sua faccia?) di averlo tradito con il rapper August Alsina.

Monogamia sociale e sessuale

Innanzitutto, è doveroso fare una distinzione tra la monogamia sociale e la monogamia sessuale.

Nel primo caso, due individui della stessa specie intraprendono un’interazione sociale selettiva, che include l’accoppiamento, la condivisione del nido e l’accudimento della prole.

Sebbene l’interazione sessuale sia parte della monogamia sociale, non implica l’esclusività.

Esiste infatti, nelle specie animali considerate socialmente monogame, un certo grado di promiscuità sessuale (come quella di Jada o di Jay-Z, per intenderci).

La monogamia sessuale, invece, indica soltanto il rapporto sessuale esclusivo tra due individui della stessa specie.

Dobbiamo pertanto accettare, nostro malgrado, che la monogamia sociale, non coincide con quella sessuale e gli studi fin qui prodotti spiegano il comportamento sociale monogamo, senza (ahimè) darci chiare indicazioni su quello sessuale.

Le basi molecolari della monogamia sociale

La monogamia sociale è caratterizzata, come abbiamo detto, da specifici comportamenti, i quali sono regolati da molecole endogene, prodotte cioè all’interno del nostro organismo.

Due neuro-ormoni, in particolare, giocano un ruolo fondamentale: l’ossitocina e la vasopressina che creano un vero e proprio sistema neurochimico.

L’ossitocina è un ormone strettamente legato alla maternità. Regola infatti le fasi del travaglio e il processo di lattazione nelle neo-mamme.

Studi scientifici hanno sottolineato che l’ossitocina ha anche un ruolo fondamentale nell’instaurazione dei legami sociali e regolare le emozioni.

Altri studi sui topi, hanno rivelato, invece, il coinvolgimento della vasopressina nella modulazione di comportamenti sociali atti a mantenere la stabilità della coppia.

Tra questi comportamenti, la condivisione del nido, la cura coordinata della prole e l’atteggiamento aggressivo verso individui estranei come atto di protezione.

Il cervello monogamo

Una specifica regione del cervello, chiamata ipotalamo, produce ossitocina e vasopressina che agiscono su altre parti del sistema nervoso centrale.

L’ossitocina interagisce con altri ormoni, quali gli oppioidi endogeni e la serotonina, e opera a livello dell’ippocampo, regolando l’attaccamento sociale e il piacere derivante dal contatto fisico.

L’ossitocina inibisce anche la funzione dell’amigdala, centro del pericolo, aumentando la sensazione di relax e comfort.

La vasopressina agisce in modo da rendere riconoscibili i membri della propria specie, processo fondamentale ai fini riproduttivi. Questo ormone ha un ruolo a livello cerebrale anche per codificare le reazioni sociali agli stimoli olfattivi (avete presente quando il vostro cane annusa il “didietro” di un suo simile e poi inizia ad abbaiare?).

L’ossitocina e la vasopressina vengono prodotti da neuroni dell’ipotalamo e migrano lungo protrusioni cellulari, chiamate assoni, fino a raggiungere la neuroipofisi. Da qui, gli ormoni immagazzinati vengono rilasciati nel flusso sanguigno per essere distribuiti in tutto il corpo.

Il circuito neurale del comportamento

Il concetto che delle molecole nel nostro cervello possano controllare i nostri comportamenti è, allo stesso tempo, affascinante ed inquietante.

Negli ultimi 30 anni, la neuroscienza ha, però, reso chiaro il ruolo di un circuito neurale in grado di controllare diversi comportamenti sociali.

Nel 1999, Newman propose un meccanismo secondo il quale alcuni gruppi di neuroni nel cervello, chiamati nodi neurali, rispondono a diversi ormoni regolando così il comportamento sociale coinvolto nella riproduzione.

È bene, però, far presente che il comportamento sociale emerge dall’intero network neurale e che, in un individuo, ci sono variazioni del sistema derivanti da fluttuazioni ormonali e complesse interazioni funzionali tra le varie parti coinvolte.

Il rapporto sociale è essenziale per la sopravvivenza della specie e per favorire la riproduzione.

Il ruolo dell’ossitocina è fondamentale in quanto modula i nostri legami sociali e aumenta il nostro senso di fiducia verso l’altro. Variazioni endogene di ossitocina e deregolazioni del sistema ossitocina/vasopressina sono state associate con specifici comportamenti sociali in diverse specie animali.

Inoltre, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, è stato dimostrato che la somministrazione intra-nasale di ossitocina, ci rende più “gentili” aumentando la fiducia verso gli altri esseri umani.

Dobbiamo, quindi, iniziare a “sniffare” ossitocina per garantirci un rapporto di coppia esclusivo?

No, non è così semplice.

(lungi da me offrire un elisir d’amore per via nasale).

L’influenza dei fattori sociali

La ricerca sul circuito neurale del comportamento studia non suolo il ruolo delle connessioni neuronali, ma anche i fattori sociali.

Specifiche condizioni sociali, infatti, influenzano l’attività del sistema neurale che controlla il comportamento sociale monogamo.

Una delle più straordinarie qualità dell’ossitocina è che viene prodotta in risposta a stimoli sociali (cosa che gli è valsa l’attribuzione, estremamente generica, del nome “ormone dell’amore”).

Studi sui topi hanno dimostrato che la presenza di un animale dominante o la minaccia al proprio gruppo sociale, influiscono sul sistema ossitocina/vasopressina.

Questa evidenza supporta l’idea che fattori esterni come, ad esempio, la condivisione del territorio con un altro maschio, possono influenzare il circuito neurale e quindi il comportamento sociale.

La ragione per cui alcuni aspetti relazionali inducono un comportamento monogamo è riconducibile ad una reazione di protezione verso il proprio nucleo sociale, il quale offre vantaggi in termini di riproduzione e, quindi, di propagazione della specie.

L’ossitocina, soprannominata “l’ormone dell’amore”, è responsabile dei comportamenti che caratterizzano uno stile di vita monogamo. Aumenta inoltre l’affettività, la gentilezza e la fiducia verso l’altro.

Ovviamente, nel caso degli esseri umani tutto si complica.

La monogamia sociale non ha soltanto lo scopo della propagazione della specie, ma ha valenza psicologica e costituisce, con il modello della “famiglia”, il nucleo base della società.

Siamo, quindi, biologicamente propensi ad essere socialmente monogami, ma niente (finora) ci dà conferma che siamo, per natura, anche sessualmente esclusivi.

Cosa spinge gli uomini e le donne a tradire è ancora un mistero irrisolto, ma, grazie a questo articolo, mi sento un po’ Carrie Bradshaw in una puntata di Sex and the city.

Se qualcuno vuole spedirmi delle Manolo Blahnik, è libero di farlo!

Fonti:

Sue Carter* and Allison M. Perkeybile (2018) The Monogamy Paradox: What Do Love and Sex Have to Do With It? Front. Ecol. Evol., 29 November 2018

ElliottAlbers (2015) Species, sex and individual differences in the vasotocin/vasopressin system: Relationship to neurochemical signaling in the social behavior neural network. Frontiers in Neuroendocrinology. Volume 36, January 2015, Pages 49-71.

T.R.InselR.GelhardL.E.Shapiro (2003)The comparative distribution of forebrain receptors for neurohypophyseal peptides in monogamous and polygamous mice. Neuroscience, Volume 43, Issues 2–3, 1991, Pages 623-630

Kai MacDonald & Tina Marie MacDonald (2010) The Peptide That Binds: A Systematic Review of Oxytocin and its Prosocial Effects in Humans, Harvard Review of Psychiatry, 18:1, 1-21,

Kosfeld M, Heinrichs M, Zak PJ, Fischbacher U, Fehr E. Oxytocin increases trust in humans. Nature. 2005;435(7042):673-676.

5 pensieri riguardo “Monogamia: le basi neurobiologiche della vita di coppia

  • 31 Luglio 2020 in 13:56
    Permalink

    Complimenti Marta per questo articolo che tratta un argomento molto duro per la società e lo fa con uno sguardo scientifico.
    Sai per caso se ci sono studi sull’uso dell’ossitocina, visto il suo effetto sulla fiducia, nei deliri paranoidei?
    Grazie

    Rispondi
    • 1 Agosto 2020 in 07:06
      Permalink

      Ho letto e riletto l’articolo più volte e non ho compreso dove sarebbe la dimostrazione che i meccanismi di regolazione biochimica spingano verso la monogamia sociale.
      Sono stati compiuti studi su popolazioni di non monogami sociali che dimostrino un diverso meccanismo? In loro assenza, l’assunto dell’articolo non è dimostrabile

      Rispondi
      • 1 Agosto 2020 in 17:23
        Permalink

        Ciao, grazie per il tuo commento.

        La maggior parte degli studi che dimostrano che ossitocina e vasopressina controllano il comportamento sociale monogamo è stata fatta sugli animali. Ci sono molte specie di topi che si distinguono per il loro comportamento sociale monogamo o poligamo come ad esempio il Microtus ochrogaster e il Microtus montanus. Studi comparativi hanno dimostrato una differenza nella distribuzione cerebrale dei recettori per l’ossitocina e una diversa affinità per il ligando stesso.

        Un altro interessante studio ha analizzato la preferenza verso uno specifico partner dopo l’aumento dell’espressione genica dei recettori per l’ossitocina in femmine di M. ochrogaster. La preferenza verso uno specifico maschio, tuttavia, non dipende soltanto dai meccanismi molecolari. Infatti, i topi hanno mostrato una preferenza verso i maschi con i quali avevano già coabitato in precedenza per almeno 6h e senza riprodursi. Questo dimostra che l’ossitocina media il comportamento monogamo, ma i fattori sociali, come la condivisione del nido, hanno, comunque, un effetto.

        Spero che questo risponda alla tua domanda. Ti lascio le fonti di seguito.

        https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1656322/
        https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1321430/
        https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/2558421/
        https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9498302/
        https://www.nature.com/articles/nn.3420

        Saluti,
        Marta.

        Rispondi
  • 31 Luglio 2020 in 14:27
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    Dopo aver posto la mia domanda ho fatto degli approfondimenti su pubmed e ho trovato uno studio del 2019 sull’uso dell’ossitocina nei sintomi psicotici.
    La mia domanda era così legittima.
    Ebbene lo studio in questione ha riscontrato una scarsa differenza nel miglioramento dei sintomi tra casi e controllo.
    Insomma il potenziale dell’ossitocina come ormone e farmaco resta ancora da scoprire. 🙂

    Fonti:
    Effects of oxytocin on empathy, introspective accuracy, and social symptoms in schizophrenia: a 12-week twice-daily randomized controlled trail.

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    • 31 Luglio 2020 in 15:12
      Permalink

      Grazie per il tuo commento e il tuo contributo.
      Da un punto di vista farmacologico ci sono numerosi ostacoli che fanno sì che la somministrazione di ossitocina esogena non abbia gli effetti neurobiologici aspettati.

      Per prima cosa, l’ossitocina si degrada molto rapidamente (il tempo di dimezzamento nel plasma è di pochi minuti). E’ questo motivo per cui, nella maggioranza degli studi, si somministra per via intranasale, in modo tale che arrivi al sistema nervoso centrale il prima possibile.

      In secondo luogo, per poter esercitare i propri effetti, l’ossitocina deve essere captata da specifici recettori. A volte, la produzione endogena può risultare inalterata, ma la funzione biologica non viene comunque svolta. Questo perchè gli organi target non rispondono in maniera appropriata o perchè c’è una disfunzione dell’intero network neuronale.

      Spero di aver risposto, almeno in parte, alla tua curiosità.
      Saluti,
      Marta.

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