Le melodie del mare

Che diavolo sono le melodie del mare?

I cetacei hanno abilità canore da far invidia a Tina Turner e Albano.

Il loro canto è ammaliante, anche se può ricordare una corda di violino spezzata o una porta cigolante. La capacità delle balene di emettere suoni è molto interessante e complessa, in verità.

Il canto dei cetacei

Molte specie di cetacei (megattera, balenottera azzurra) hanno questa dote, producendo onde sonore che compongono vere e proprie melodie. Non tutte le specie di cetacei, però, hanno questa capacità “canterina”. Ad esempio, i delfini, che sono odontoceti, emettono biosonar (vedi i dettagli in fondo all’articolo, al paragrafo ‘Curiosità’).

I suoni emessi dai cetacei misticeti (hanno i fanoni al posto dei denti, perché si cibano di krill) sono caratterizzati da fischi, click, pulsazioni, brontolii, richiami, riverberi e vibrazioni. Formano una composizione musicale sottomarina unica nel suo genere, definibile come una melodia evocativa o canto.

Il balenese è una lingua comune negli oceani. Se state provando a imitarne il suono, sicuramente la vostra faccia starà assumendo espressioni bizzarre come quelle di Dory. (Gif consigliata dalla nostra esperta di balenese).

Le strutture morfologiche dell’apparato respiratorio

La produzione del canto è possibile grazie alla particolarità delle strutture morfologiche di questi mammiferi marini.

Ad oggi: è noto il canto solo di alcuni di essi, ovvero le balenottere azzurre, le balenottere comuni, i boreali, le balenottere minori e le megattere.

Questi misticeti, pur mancando delle corde vocali, molto probabilmente utilizzano la laringe per produrre suoni, riciclando l’aria.

La laringe possiede una piega di tessuto a forma di “U” tra i polmoni, che gli permette di creare melodie complesse. Oltre alla “U”, sono presenti anche grandi organi gonfiabili (sacchi laringei). Gli studiosi, però, non ne sono certi, essendo impossibile l’osservazione di tali organi durante l’atto del canto.

Sistema respiratorio della balena schematizzato. la faringe (in viola) ha una sacchetta a “U” (in giallo), che permette di recuperare l’aria dei polmoni (in viola) per creare le sue melodie. © TedEd

L’effetto del suono riecheggia nei sacchi, tanto da renderlo paragonabile all’esibizione di un coro in una cattedrale!

La deduzione più plausibile degli esperti è che avvengano possibili contrazioni muscolari nella gola e nel petto, che portano aria dai polmoni ai sacchi laringei di questi animali, grazie alla piega a “U”, generando le vibrazioni verso l’esterno.

L’estenzione vocale delle balene

Le balene non espirano per cantare.

L’aria, infatti, viene rimessa in circolo nei polmoni, ricreando il suono. La potenza di emissione dei suoni ne permette una propagazione a lunghe distanze.

I ricercatori hanno potuto misurare l’estensione vocale dei misticeti, dimostrando che possono arrivare ad almeno sette ottave, con intervalli tra le note molto simili a quelli utilizzati dai nostri vocalizzi. Sono stati usati dei dati acustici, raccolti in trent’anni di ricerche militari, dalla Cornell University, che ha potuto dimostrare che i suoni emessi dalle balene possono viaggiare in acqua per circa 3000 chilometri di distanza!

Canto decifrato con idrofoni (microfoni subacquei), che aiutano a monitorare le specie di cui sono rari gli avvistamenti. Grazie ai canti, gli studiosi sono riusciti a individuare le posizioni delle popolazioni delle sfuggenti balenottere azzurre. © Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI)

La melodia

Definire come eco il canto delle balene è riduttivo.

Il fascino di questi suoni è la loro complessità, organizzata in uno schema di lettura, caratterizzato da lamenti, grida e stridii organizzati in sequenze ripetute. Queste vengono assemblate, formando così dei temi multipli, che sono paragonabili a un canto, essendo prevedibili grazie alla loro ripetizione. Un vero e proprio linguaggio che presenta una grammatica strutturata da una gerarchia di suoni più o meno acuti.

I canti sono estremamente variabili nella durata, che va da pochi minuti a mezz’ora. Possono, oltretutto, ripetersi nel corso di diverse ore o addirittura giorni.

Pensate che la registrazione di una sessione di una megattera ha riportato una durata di 22 ore consecutive!

melodie del mare
“Spartito” musicale delle sequenze melodiche registrate dalle balene. © Mike Deal

Il significato delle melodie 

Non sono certe le motivazioni della realizzazione di tali canti, ma si può andare per deduzione, grazie anche agli studi etologici dei comportamenti:

  • Tendenzialmente sono i maschi a cantare nel periodo primaverile di accoppiamento. Si può, in tal senso, dedurre che la finalità sia di attrarre le femmine nella stagione dell’amore.
  • Potrebbero essere di carattere territoriale, per marcare il territorio (come i cani con la pipì sugli alberi), per tenere lontani gli altri maschi.

Come ogni altra principale forma di comunicazione nelle specie faunistiche, il canto, che viene prodotto nel periodo primaverile, è un’attrattiva per indurre la partner alla danza dell’accoppiamento. I maschi, infatti, sono i cantanti per eccellenza, che producono lunghissime melodie acute e un po’ sornione. L’alternanza dei suoni, molto probabilmente, permette alle balene di “pavoneggiarsi” con le potenziali partner che trovano nei paraggi.

Con il canto, i maschi mostrano tutta la loro forza. Del resto, è difficile resistere a un cantante fascinoso!

La performance canora può, però, essere esibita anche in gruppo! È incredibile come gli esemplari maschi riescano a produrre un suono unisono ed equilibrato.

La concorrenza non sempre è uno svantaggio, in questo caso crea qualcosa di assolutamente unico. Essere intonati in gruppo indica grande capacità e forza, inoltre, anche se si discostano di molto dal gruppo, riescono a continuare il loro “pezzo” a distanza.

La comunicazione negli oceani è una bella sfida: luce e odori non viaggiano con facilità nell’acqua. Per gli animali è, quindi, difficile sentire gli odori e vedere a lunga distanza.

Il suono, invece, si muove nell’acqua, rispetto agli ambienti terrestri, con una velocità circa quattro volte maggiore!

I grandi mammiferi usano spesso delle sofisticate vocalizzazioni (una volta aperto il link, vi consigliamo di immergervi nel mondo del balenese, noto a Dory di “Alla ricerca di Nemo”, indossando le cuffie e chiudendo gli occhi durante l’ascolto), per comunicare con i loro simili.

Inquinamento acustico sottomarino

La problematica che disorienta o provoca spostamenti fuori traiettoria delle popolazioni, ad esempio delle balenottere azzurre, è il traffico sonoro sottomarino, che noi non riusciamo a percepire. Gli oceani, infatti, sono sempre più rumorosi, a causa delle attività antropiche marine sempre più frequenti, interferendo con i canti delle balene. Le cause sono:

  • traffico navale
  • sonar militari
  • costruzioni sottomarine
  • indagini sismiche sottomarine

Quando il rumore antropico è troppo elevato, i cetacei, indotti a cambiare direzione per trovare risorse alimentari, evitano, erroneamente, aree ricche di nutrimento o aree di riproduzione. Si è notato che le megattere riducono i loro canti, in risposta a rumori distanti 200 km.

Modello di inquinamento acustico in mare. (La prima vignetta in basso a sinistra dovrebbe rappresentare krill, non pesci, ma nel complesso rende bene l’idea di “confusione” delle balene) [1]

Curiosità

1) Essendo l’oceano molto vasto, le balene tornano nell’area di origine per nutrirsi e riprodursi. Per questo ogni popolazione emette un diverso canto di “appartenenza”. I canti, oltretutto, vengono “personalizzati” nel tempo, con l’aggiunta, la modifica o l’eliminazione di unità o intere sequenze canore. È una vera e propria trasmissione culturale dei cetacei, per condividere i comportamenti appresi tra individui non imparentati della stessa specie.

2) Gli odontoceti (muniti di denti veri e propri), come i delfini, usano il biosonar e comunicano tra loro con tipici suoni simili a grida e fischi. Queste vocalizzazioni non sono complesse, però, come i canti delle balene. Generano, infatti, i suoni, come facciamo noi mammiferi terrestri, spostando l’aria con le corde vocali. Quindi, espirano creando vibrazioni.

melodie del mare
L’ecolocalizzazione dei delfini, per individuare con il loro biosonar le potenziali prede o altri esseri viventi nei dintorni. [2]

Lo scopo degli odontoceti è, principalmente, quello di individuare prede (ecolocalizzazione) che intercettano grazie all’eco di ritorno, ovvero rapide sequenze di clic ad alta frequenza, localizzando oggetti o altre forme di vita nei paraggi (tattica utilizzata anche dai radar militari sottomarini!):

  • Le frequenze più basse servono per localizzare a maggiore distanza,
  • Le frequenze più alte servono per intercettare con più precisione i contatti a breve distanza.

Conclusioni

Le balene sono animali magnifici, che permettono il regolare ciclo trofico nell’ambiente marino e a equilibrare lo scambio gassoso con l’atmosfera (assorbono grandi quantità di anidride carbonica (CO2), contrastando, per quel che possono, il surriscaldamento globale dovuto alle elevate concentrazioni di questo gas in atmosfera. Conoscere le loro caratteristiche e potenzialità, non solo affascina e meraviglia noi spettatori della natura, ma ci aiuta a comprenderne il delicato equilibrio naturale che, necessariamente, dobbiamo tutelare.

Fonti

I vantaggi del canto delle balene (video Ted)

Perché le balene emettono suoni? (NOAA)

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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