La disinformazione ha causato una strage di squali

Debunking sui miti più comuni riguardo gli squali

Oggi faremo un po’ di sano debunking su un argomento abbastanza insolito: gli squali. Che ci crediate o meno, ci sono tante false nozioni diventate virali e di saccenza comune su questi animali. Cominceremo dalle inesattezze più “innocue” fino all’ultima grande piaga che ne sta provocando una drastica riduzione nel numero.

Non starò qui a dirvi cose come “gli squali sono i migliori amici dell’uomo” o “forse non sapete che in un anno ci sono più vittime a causa di distributori automatici che per attacchi di squali” (notizia vera riportata in questo studio). Io stesso, se dovessi decidere se accarezzare uno squalo bianco o un distributore di macchinette, sarei il primo a fiondarmi sul distributore. Poi magari mi rimane incastrato il classico pacchetto di patatine e nel tentativo di farlo cadere muoio male alimentando la statistica precedentemente citata.

Il fatto è che l’immaginario comune si è lasciato fortemente influenzare da pellicole come Lo Squalo di Spielberg e (ahimè) trash movies come Sharknado (salutiamo David Hasselhoff che ci segue da casa). Inoltre i media calcano molto sugli attacchi di squali in quanto notizie di cronaca ad alto impatto mediatico per la cruenta spettacolarità dell’evento.

Insomma, che ci crediate o no, i fatti sono questi.

La disinformazione ha causato una strage di squali

Quante specie di squali esistono?

Gli squali appartengono al superordine dei Selachimorpha, sottoclasse degli Elasmobranchii e classe dei Chondrichthyes, e sono definiti pesci cartilaginei in quanto posseggono uno scheletro costituito di cartilagine. Se pensate che oltre ai famosi squali bianchi, martello, tigre ed elefante ne esistano pochi altri, beh vi sbagliate: dati aggiornati ad una decina di anni fa stimavano l’esistenza di un numero compreso tra le 923 e le 1117 specie di squali viventi, suddivise in 171 generi e 55 famiglie.

E’ vero che gli squali hanno due peni?

Sì, gli quali hanno due peni, in realtà si tratta di pterigopodi (o clasper), con la doppia funzione di appendici prensili ed organi riproduttori. Ok? Fate pace con questa cosa che sconvolge sempre tutti. Comunque durante l’accoppiamento ne usano solo uno.

Al centro della figura sono visibili due maestosi pterigopodi.
Gli squali e la storia della goccia di sangue

La storia secondo cui basta che una goccia di sangue cada in mare per attirare squali anche dall’altra parte del mondo è un’altra invenzione cinematografica. Uno studio [1] ha dimostrato che il senso dell’olfatto degli squali non è maggiore o minore di quello di molti altri pesci. Sì, certo, possono captare la presenza di sangue in acqua, ma a meno che non vi stiate dissanguando, se avete una microgoccia di sangue sulla punta del dito è molto più probabile che uno squalo vi rintracci usando la vista o percependo il vostro campo elettrico.

PS: Donne con il ciclo, se volete fare un tuffo in mare durante quel periodo, state tranquille: è inverosimile che a causa di esso vi ritroviate uno squalo attaccato ai polpacci. La pubblicità dei Tampax, per quanto geniale, rimane pur sempre una pubblicità.

E’ vero che se uno squalo si ferma muore asfissiato?

Un altro mito dice che se uno squalo smettesse di nuotare morirebbe di asfissia. Questo perché se si fermasse l’acqua smetterebbe di attraversare le sue branchie e l’animale non potrebbe più assorbire ossigeno. Abbiamo a che fare in questo caso con una mezza verità stravolta. Mi spiego: qui si sta parlando della ventilazione ad ariete (o ad “ingoio”, e togliti quel sorrisino dalla faccia, smaliziato/a!) che avviene quando l’animale nuota costantemente con la bocca aperta per permettere un continuo ingresso d’acqua dalla quale viene estratto ossigeno quando essa attraversa le fessure branchiali. Il fatto è che gli squali obbligati a respirare tramite questo tipo di ventilazione sono tipo una ventina su più di 400 specie descritte. Tutte le altre sono in grado di pompare l’acqua verso le fessure branchiali usando i muscoli della bocca, e possono così respirare anche rimanendo immobili [2]. Inoltre, anche per alcune tra le specie obbligate a nuotare costantemente, tra cui il celebre squalo bianco, esistono casi documentati [3] in cui gli animali sono stati visti immobili, apparentemente a riposare, in zone con acque molto ossigenate e con il muso controcorrente.

Respirazione dello squalo. © https://www.youtube.com/watch?v=RDn5geAS8Ek
E’ vero che gli squali non si ammalano di tumore?

L’ultima grande e grave bufala che riportiamo è una notizia che periodicamente prende a girare sui social: gli squali sono immuni ai tumori. Spieghiamo in breve come si è arrivati a questa assurda conclusione che vede protagonisti gli squali in quanto pesci cartilaginei. Il fulcro del discorso ruota appunto attorno alla cartilagine, poiché una sua caratteristica peculiare è che è caratterizzata da scarsissima vascolarizzazione.

Siccome i tumori hanno bisogno di continuo apporto di sangue per progredire, i ricercatori si misero alla ricerca di agenti che bloccassero la formazione di vasi sanguigni (agenti antiangiogenetici). Cercare nel tessuto cartilagineo quindi fu una delle possibilità e così il discorso si spostò sugli squali, in quanto i più diffusi pesci cartilaginei. Quando la notizia arrivò ai media, il sillogismo degli ignoranti fu immediato: la cartilagine sfavorisce i tumori- lo squalo è “fatto di cartilagine”- gli squali sono immuni ai tumori e le cartilagini degli squali proteggono dal tumore.

L’apice dell’ignoranza si ebbe “per colpa di un pazzoide cattivo e genialoide” (cit.) I. William Lane pubblicò nel 1992 un manuale dal titolo “Sharks Don’t Get Cancer” (Gli squali non hanno il cancro). Sapientemente pubblicizzato durante un programma di intrattenimento, il libro divenne un best seller che il Codice da Vinci gli avrebbe fatto una pippa. Tutto questo clamore mediatico sfociò nell’evitabile merchandising di cazzate tipo “manuali di cura con la cartilagine”, polveri, compresse, integratori, tutti a base di cartilagine. Ovviamente la conseguenze fu una vera e propria caccia allo squalo che per alcune specie si tradusse in un forte aumento del rischio di estinzione.

La cosa scandalosa è che la nozione che gli squali fossero soggetti a tumori è nota da tempo: il primo caso conosciuto risale a più di 150 anni fa! Così come è noto che i tumori cartilaginei, seppur rari, non sono inesistenti (i condromi, i condroblastomi ed i condrosarcomi ne sono un esempio). Ma poi lo squalo non è mica fatto solo di tessuto cartilagineo! Molti altri tumori possono insorgere e il fatto che non se ne conoscano molti casi è solo perché non si può accedere ad un numero statisticamente elevato di carcasse di squalo per ovvie ragioni.

Il clamore della notizia portò alcuni gruppi di ricerca ad intraprendere studi a riguardo [4] [5] [6]. La conclusione fu che la cartilagine non comporta nessun effetto benefico, né per la cura dei tumori né nel miglioramento della qualità di vita.

Esempi di tumori in esemplari di squalo. © Sam Cahir, predapix
Una rapida ricerca su Google mi ha dato questi prodotti a base di cartilagine di squalo disponibili in commercio. Non è un banner pubblicitario, è uno screenshot!

 

Conclusione

Prodotti a base di cartilagine sono comunque ancora in vendita come integratori, immunostimolanti e antiinfiammatori, non sono illegali e si possono reperire abbastanza facilmente.

Missione Scienza non lo finirà mai di ripetere abbastanza: se crediate che la disinformazione ed i santoni siano episodi di ignoranza isolati, che si accendano e si spengano da soli, vi sbagliate di grosso. In questo caso l’ignoranza ha ucciso milioni di squali, alterato ecosistemi, generato conseguenze a lungo termine che neanche possiamo prevedere.

Il tutto per un libro del cazzo che poteva essere smentito ancor prima che l’autore avesse scritto l’indice.


I tristi effetti della caccia allo squalo.

 

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