1000 modi per salvare vite parte 3: Ipotermia

Quando è esposto a temperature molto rigide, l’organismo inizia a perdere più calore di quanto riesca a produrne e va incontro a ipotermia.

Si tratta di una situazione molto rischiosa per l’organismo, perché al di sotto di una certa temperatura il cervello non è più in grado di funzionare correttamente e il paziente perde la lucidità mentale e potrebbe essere non consapevole di ciò che sta accadendo.

L’ipotermia va a braccetto anche con il congelamento. È una lesione localizzata provocata da una temperatura troppo rigida che fa perdere la sensibilità della zona colpita, che diventerà pallida a causa della vasocostrizione e della conseguente riduzione dell’afflusso di sangue cutaneo.

Cause dell’ipotermia

L’ipotermia si verifica soprattutto in luoghi molto freddi. Se vogliamo trascorrere una giornata in montagna, dobbiamo essere a conoscenza dei rischi associati a essa.

I bambini e i neonati perdono calore molto più facilmente degli adulti e non riescono ad aumentare la loro temperatura con i brividi. Per cui è fondamentale coprire bene i vostri bambini e non farli mai dormire in una stanza fredda.

Gli anziani, invece, spesso non riescono a riscaldarsi in modo adeguato, questo perché il loro metabolismo è più lento. Quindi anche loro sono maggiormente esposti all’ipotermia.

Sintomi dell’ipotermia

Il paziente spesso non è consapevole del congelamento, finché qualcun altro non glielo fa notare. Questo perché i tessuti congelati perdono sensibilità.

Negli adulti si osservano brividi (nelle fasi iniziali), spossatezza, stato confusionale, perdita di memoria, tremore alle mani, difficoltà di parola, sonnolenza. Se siete curiosi di cosa possa accadere a temperature molto fredde vi consiglio la visione di questo video, in cui potrete ascoltare la storia di un ultramaratoneta che ha perso gambe e braccia per il forte freddo, durante una maratona.

Nei bambini, invece, i brividi saranno assenti, ma si osserva pelle fredda e arrossata e debolezza.

La situazione peggiora con il diminuire della temperatura corporea:

  • A 35-32°C si osservano: brividi e sensazione di freddo, ma lo stato di coscienza è intatto.
  • A 32-28°C inizia lo stato confusionale e scompaiono i brividi.
  • A 28-24°C i parametri vitali sono ancora rilevabili ma il soggetto è incosciente
  • A meno di 24°C giunge la morte.

Cosa fare in caso di ipotermia?

La prima cosa da fare è sempre chiamare i soccorsi o chiedere a qualcuno di farlo. Poi portate il paziente in un luogo più caldo, se possibile. Se i suoi vestiti sono bagnati conviene toglierli e sostituirli con capi asciutti. Potete riscaldarlo anche con una pellicola trasparente o carta di giornali o cartone.

Se avete a portata di mano uno scaldaletto usatelo, altrimenti usate il calore del vostro corpo mettendo tra voi e il paziente diversi strati di asciugamani, vestiti, coperte asciutti. Riscaldate inizialmente la parte centrale del corpo, petto, collo, testa e basso ventre.

Se avete a disposizione una bevanda calda datela da bere al paziente, ma solo se è cosciente. NON USATE ALCOLICI O SOSTANZE CON CAFFEINA. So che ogni scusa è buona per bere alcol ma per questa volta evitiamo (scherzo, bevete con precauzione o ancora meglio non bevete proprio).

Fornite al paziente cibi energetici come cioccolato, ma solo se è in grado di deglutire correttamente.

Dopo averlo riscaldato per bene, tenete il paziente all’asciutto, avvolto in una coperta calda che copra testa e collo.

NON usate borse dell’acqua calda e non immergete il paziente in un bagno caldo. Un riscaldamento eccessivamente rapido espone al rischio di aritmie (alterazioni del battito cardiaco).

Chi è in una situazione di ipotermia grave potrebbe aver perso i sensi, il battito potrebbe essere assente, così come la respirazione. Il paziente va spostato con delicatezza e vanno effettuate le manovre di riabilitazione che abbiamo visto nella parte 1, mentre si riscalda il paziente finché non reagisce o non arrivano i soccorsi.

Cosa fare se si rimane bloccati in auto al freddo e sotto la neve?

Se come Ted Mosby e Marshall Eriksen, della famosa serie How I Met Your Mother, rimaneste bloccati in macchina al freddo, come e cosa fareste? Marshall consigliava a Ted di mangiarlo se fosse morto prima lui, ma è veramente questo il modo migliore? Assolutamente no.

Innanzitutto avvisate i soccorsi, avvolgetevi completamente (compresa la testa) nei vestiti e restate svegli per essere meno vulnerabili ai problemi di salute legati al freddo.

Azionate il motore e il riscaldamento per circa 10 minuti all’ora, aprendo leggermente il finestrino per lasciare entrare l’aria.

Dato che non potete alzarvi, muovete ogni tanto le braccia e le gambe per migliorare la circolazione e scaldarvi.

NON MANGIATE LA NEVE. So che è soffice, bianca, così vellutata da sembrare zucchero filato, ma fidatevi, vi raffreddereste inutilmente.

Ipotermia e geloni

Potreste pensare che magari, dopo essere stati esposti al freddo, non ci sarebbe nulla di meglio di andare subito vicino a una fonte di calore. Eh no, niente di più sbagliato. Infatti, esporsi subito al caldo dopo il freddo può determinare la formazione dei geloni.

 

Geloni
I geloni si presentano come una chiazza violacea con la cute lucente, inizialmente si sviluppano papule dolorose ed eritematose con prurito che poi possono diventare piaghe e bolle. Fonte

 

Questa reazione cutanea (chiamata anche eritema pernio) si manifesta come una dolorosa infiammazione dei piccoli vasi sanguigni presenti nella pelle.

Infatti, le basse temperature inducono la costrizione vascolare, mentre quelle alte la vasodilatazione. Se il passaggio freddo-caldo è brusco, si può verificare una dilatazione dei piccoli vasi sanguiferi (capillari) molto più rapida rispetto ai vasi più grandi.

Questo può comportare la fuoriuscita delle componenti ematiche dal circolo ematico ai tessuti circostanti, determinando un’infiammazione cutanea che si associa ai sintomi tipici dei geloni.

Prima di tutto insorge una sensazione di bruciore e prurito, di solito alle estremità corporee. Poi si osserva arrossamento, gonfiore, dolore e cambiamenti di colore della pelle: da rosso al blu scuro. Infine, possono formarsi vesciche e ulcere.

Conclusione

Nella parte 2 abbiamo visto come affrontare il caldo, ora sappiamo come affrontare il freddo e i mesi invernali. Nel prossimo articolo scopriremo cosa fare in caso di ictus cerebrale, stay tuned.

Pian piano potremo diventare dei bravi soccorritori e magari entrare nella Croce Rossa Italiana. Ricordate: DO FIRST AID.

FONTI

Linee Guida CDC sull’ipotermia

Croce Rossa Italiana

Tommaso Magnifico

Sono Tommaso Magnifico, studente di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari. Sono interessato a tutti i temi scientifici, soprattutto riguardanti la neurologia. Socio Mensa (The high IQ society).

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