Un magnifico e bizzarro mollusco: il polpo

Molti ritengono che il leone sia il re della savana. Quando si tratta, però, di mare il sovrano indiscusso è un bizzarro mollusco: il polpo! Noi umani non abbiamo idea di quanto possa essere complesso (e figo) l’organismo di un animale marino come questo.

Etimolgia e accenni di nomenclatura

Partiamo dalla base: il polpo, o piovra, non ha nulla a che vedere con il “polipo”, anche se, spesso, i due termini sembrano confondersi.

Il polpo, generalmente noto come Octopus vulgaris, appartiene alla famiglia Octopodidae (classe Cefalopodi), mentre i polipi sono una fase di sviluppo del phylum degli Cnidari, ovvero le meduse (vedi immagine sotto)!

bizzarro mollusco: il polpo
Guai a voi se osate ancora confonderli! Basta una vocale in più per cambiare il concetto. 

Il termine “polpo” deriva dal latino pōlypus e dal greco πολύπους (polýpous), come aggregazione di due parole: πολύς (polýs), “molto”, e πούς, (póus), “piede”, quindi “dai molti piedi”.

Il nome latino del genere riunisce alcune specie di polpo, che fanno parte dell’ordine degli Octopoda. “Octopus” in inglese significa “che ha otto piedi” (pensate a quanti calzini spaiati…) in relazione ai suoi tipici 8 tentacoli.

Nascondigli rocciosi

I cefalopodi vivono per lo più nei bassi fondali, non oltre i 200 metri di profondità, dove trovano substrati aspri, ricchi di rocce fessurate o caverne, dove possono nascondersi.

Questi molluschi sono dei veri e propri “trasformisti” grazie al loro essere “informi”, il che gli permette di incastrarsi in cunicoli stretti ed essere molto flessibili (pensate che un polpo può incanalarsi in fessure strette anche 10 centimetri!).

bizzarro mollusco: il polpo
Polpo nascosto tra i sassi, notare gli occhi al di sopra dei tentacoli ricurvi all’indietro. ©ORCA sub Palermo

Questi molluschi si trovano in tutti gli oceani e i mari, sopratutto nel Mediterraneo, dove vengono pescati in due diversi periodi dell’anno: da settembre a dicembre (in buone quantità, seppur ancora di piccola taglia) e da maggio a luglio (periodo nel quale hanno una taglia più grande).

Intelligente ma asociale

I polpi vantano un’intelligenza sorprendente, come sottolinea Ed Yong sulla rivista scientifica Atlantic in un suo articolo, definendoli ‘atipici’ per essere parte della categoria degli “animali intelligenti” (es. elefanti, delfini, corvidi, balene e pappagalli).

Lo sviluppo cerebrale viene favorito non solo dalla necessità di sopravvivenza, anche dalle relazioni “sociali” di gruppo. Questo garantisce all’animale la capacità di gestire una fitta rete di relazioni, che gli permette di favorire la trasmissione di conoscenze.

bizzarro mollusco: il polpo
Un asociale polpo in attesa che tu te ne vada. [2]

Nonostante le elevate capacità relazionali, la sua spiccata indipendenza può renderlo spesso un asociale di prima categoria, oltre che cannibale!

Infatti, se il cibo scarseggia, un polpo può addirittura arrivare a cibarsi dei suoi simili. Insomma, è socievole ma non troppo. Legami relazionali sì, ma a breve termine (alla “si si, ci sentiamo per prenderci un bel caffè!”).

Anche le relazioni amorose, per il polpo, sono tortuose. La fase di accoppiamento è un inno al suicidio… Dopo l’amplesso copulativo, infatti, il polpo maschio muore dignitosamente (di solito ha vita massima di due anni).

Un cuore non gli basta

Il polpo è uno dei pochi animali, se non l’unico, ad avere ben tre cuori! Se state pensando che questo lo renda romantico, cambierete idea sapendo che li ha nel cefalo (ovvero nella testa).

Due di questi cuori pompano sangue venoso nelle branchie, mentre il principale, al centro, è responsabile della circolazione nel resto degli organi.

I tre cuori del polpo hanno una forma a cornetto. ©National Geographic

Vi sarete chiesti perché, anziché nuotare, il polpo solitamente striscia sulla sabbia come un serpente? Gli conviene per il semplice fatto che il cuore, quando il polpo nuota, smette di battere, causando uno spreco di energia non indifferente per il suo organismo.

La perdita della conchiglia esterna

Lo studioso Piero Amodio dell’Università di Cambridge, in un suo recente articolo, collega i tratti unici e paradossali del polpo, come l’intelligenza, la breve vita e l’asocialità, alla perdita del guscio, o conchiglia.

Secondo Amodio, la perdita del guscio è la chiave di sviluppo dell’astuzia dei polpi.

Ben 530 milioni di anni fa, i primi cefalopodi si differenziarono dagli altri molluschi grazie alla loro corazza protettiva avente cunicoli galleggianti pieni di gas, che permettevano sia di camminare sui fondali, sia di fluttuare nel flusso dell’acqua.

bizzarro mollusco: il polpo
A sinistra in alto: Calamaro europeo (Loligo vulgaris). Il piccoletto al centro è il Polpo unicorno (Scaeurgus unicirrhus). A sinistra in basso abbiamo Seppia comune (Sepia officinalis), mentre a destra c’è Polpo comune (Eledone moschata). [1]

Fino a 275 milioni di anni fa, questo guscio fu mantenuto. Successivamente, la competizione con altre creature marine o la necessità di spingersi più in profondità, resero svantaggiosa la presenza della conchiglia.

L’evoluzione dei cefalopodi, quindi, comportò la completa perdita dell’esoscheletro (osso esterno), tranne che nel caso dei Nautilus, che hanno il guscio, mentre quello delle seppie e dei calamari divenne interno.

L’Octopus, quindi, ha perso una caratteristica tipica del phylum, guadagnando, però, una maggiore flessibilità fisica!

Quindi Amodio potrebbe non avere torto.

 

La perdita della conchiglia, tecnicamente, lo aveva reso una facile preda per delfini, gabbiani e foche. L’essere flessibile gli ha permesso, molto probabilmente, di sviluppare anche escamotage di sopravvivenza che lo hanno reso molto furbo e “pensante” rispetto agli altri animali degli oceani. 

Altri studiosi smentiscono tale versione sostenendo che, se il polpo avesse sviluppato l’astuzia dopo aver perso l’esoscheletro, si sarebbe estinto prima del tempo. Insomma, non si trova ancora un punto di incontro fra gli studiosi.

Come fanno i polpi, però, a sopravvivere quando non ci sono nascondigli nei paraggi?

Il mimetismo

I polpi non sono affatto esseri indifesi, sono ‘cintura nera’ nel mimetismo, sia per difendersi che per relazionarsi.

Questo animale informe riesce a variare la propria colorazione e struttura in base al fondale su cui si trova. Nonostante questo, non ama abbandonare il rifugio, da cui si allontana solo quando deve rifocillarsi di pesci, crostacei o i suoi simili.

Oltre al mimetismo, l’astuto in questione confonde i predatori spruzzando una secrezione nera ricca di melanina (l’inchiostro) che produce nelle ghiandole salivari. 

La peculiarità di questi animali non è solo quella di poter cambiare colore, ma anche quella di poter cambiare la consistenza e la forma della loro pelle.

I polpi riescono, infatti, a controllare la dimensione delle proiezioni sulla loro pelle (o meglio, le papille), per creare delle texture, più o meno “granulose”. Un vero e proprio ‘travestimento’ che li rende quasi invisibili, permettendogli di difendersi o di passare inosservati.

La medaglia d’oro di mimetismo va al Thaumoctopus mimicus, che cambia colore della pelle e il modo di muoversi per imitare le altre creature marine (riesce a imitare ben 15 specie tra cui le platesse, i pesci leone e i serpenti di mare). È talmente rinomato che sicuramente lo avrete già visto in qualche documentario.

Cromatofori e iridofori 

I cefalopodi (calamari, polpi e seppie) riescono a mimetizzarsi perché possiedono il pieno controllo neurologico e fisiologico della loro pelle.

Avviano processi fisici della colorazione che avvengono grazie ai cromatofori (cellule specializzate presenti nel derma). La parte centrale di ogni cromoforo contiene un sacco elastico ricco di pigmenti (come se fosse un palloncino con una manciata di glitter), che può assumere diversi colori.

bizzarro mollusco: il polpo
Cromatofori appariscenti del polpo ad anelli blu (da Pinterest).

Quando il cromoforo si allunga, il colore appare più brillante a causa della dilatazione della superficie, al contrario, se si contrae, la pelle risulta più scura e opaca.

Questa attività è controllata sia dai nervi che dai muscoli.

Oltre ai cromatofori, i polpi hanno anche gli iridofori, ovvero pile di placche riflettenti che creano colorazioni di verde cangiante, blu, argento e oro (usati principalmente per comunicare con i loro simili). Per il mimetismo, invece, i polpi utilizzano i lecofori, che rispecchiano i colori dell’ambiente, rendendo l’animale meno appariscente sui fondali. 

Un genoma lunghissimo 

Il cefalopode ha un meccanismo che consente alle cellule di cambiare repentinamente le funzioni delle proteine codificate, modificandole. Questo, secondo gli scienziati, avviene grazie alla capacità di apprendimento del mollusco.

Nel 2015, i ricercatori delle università di Chicaco e di Berkley hanno voluto approfondire gli studi eseguendo il sequenziamento del genoma del polpo con vari trascrittori.

Hanno potuto riscontrare che il suo genoma è più ampio di quello umano, avendo un numero molto maggiore di geni codificati (33 mila, contro 25 mila di quello umano).

I cromatofori: ognuno ha al centro un sacchetto elastico pieno di pigmento (neri, marroni, arancioni, rossi o gialli) [3].

Il sistema nervoso del cefalopode, che è influenzato da tale processo, è il più sviluppato tra gli invertebrati. Ben due terzi dei neuroni del polpo, infatti, sono collegati in modo diretto agli organi attivatori del movimento.

Grazie a questi, i tentacoli svolgono funzioni cognitive anche quando vengono staccati a morsi (letteralmente!).

Dallo studio condotto, è stato possibile rilevare anche la presenza di reflectine, un gruppo di proteine coinvolte nel mimetismo, che possono alterare le modalità di riflessione ottica della luce sul corpo del polpo.

Non possiamo far altro che ammirare un animale così maestoso e unico, che per tutti questi e altri motivi è, indiscutibilmente, il sovrano dei mari.

Fonti

Bellissimo video del National Geographic sui polpi

Polpi che cambiano colore (eng version)

Evoluzione del genoma dei cefalopodi (eng version)

Il polpo è il più strano tra gli animali intelligenti

Il genoma del polpo (eng version)

 

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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