Il premio Nobel invisibile

Era una vivace mattina di aprile del 1940 e George era in difficoltà. Nelle sue mani c’erano due premi Nobel illegalmente contrabbandati dalla Germania, mentre fuori dal laboratorio i nazisti sciamavano per le strade di Copenaghen. La Danimarca era ora occupata dai tedeschi, ed era solo questione di tempo prima che entrassero nei laboratori di fisica teorica per perquisire l’edificio.

Le medaglie appartenevano a Max von Laue e James Franck, tedeschi che avevano vinto premi Nobel per la fisica alcuni anni prima. Max von Laue era un fervente antinazista, mentre James Frank era un ebreo; entrambi sapevano di avere i giorni contati, e, come loro, anche i beni materiali in loro possesso.

Così, contravvenendo alle leggi naziste che vietavano l’uscita di oro dai confini tedeschi, i due fisici spedirono i loro premi Nobel all’amico e collega Niels Bohr.

Ma l’onda nera del nazismo arrivò presto anche in Danimarca, Bohr era fuggito ormai da tempo ed aveva lasciato le due medaglie al chimico Gorge de Hevesy. [1]

George non sapeva cosa fare, se i nazisti avessero trovato le medaglie d’oro con incisi sopra i nomi dei due fisici sicuramente ci sarebbero state ripercussioni gravissime, sia su di lui che sui suoi colleghi. Dove avrebbe potuto nasconderle?

Intuizione da chimico

E poi all’improvviso un’intuizione: Disciogliere l’oro in una soluzione per poi recuperarlo in futuro. Purtroppo per George l’oro è un materiale estremamente stabile e poco reattivo, però c’è una sostanza in grado di intaccarne l’integrità: l’acqua regia, una miscela 3 a 1 di acido cloridrico e acido nitrico.

I due acidi lavorano insieme come un tag team super distruttivo. L’acido nitrico entra per primo, strappando gli elettroni dagli atomi d’oro, trasformandoli in ioni d’oro carichi. Quindi è il turno dell’acido cloridrico. Gli ioni cloruro reagiscono con gli ioni d’oro carichi, sciogliendoli. [2]

Così, mentre gli invasori nazisti marciavano attraverso Copenaghen, George de Hevesy iniziò a sciogliere le due medaglie d’oro del Premio Nobel.
Fu una vera e propria corsa contro il tempo. Queste medaglie infatti non sono minuscole: hanno 66 millimetri di diametro, pesano circa 200 grammi e sono d’oro 23 carati. Ma alla fine le due medaglie si disciolsero completamente prima dell’arrivo dei nazisti.

George mise il contenitore di acqua regia color arancio contenente le medaglie d’oro sciolte in alto su uno scaffale e lo lasciò lì. Tre anni dopo, nel 1943, la Copenaghen controllata dai nazisti non era più sicura per uno scienziato ebreo, così George de Hevesy partì per la Svezia.

Quando tornò in laboratorio dopo la fine della guerra, il contenitore con il liquido arancione non era stato toccato.
Usando un po’ di chimica di base, recuperò l’oro dissolto come precipitato e restituì il metallo all’Accademia svedese di Stoccolma, che in origine aveva assegnato queste medaglie.
L’oro fu poi rifuso e ripresentato ai suoi proprietari originali, Max von Laue e James Franck, in una cerimonia nel 1952. [1]

Ecco come si presenta una soluzione di acqua regia e oro.

Un nobel anche per George

Nel 1943 anche George vinse il proprio premio Nobel per la chimica per il suo lavoro sull’utilizzo degli isotopi come traccianti nello studio dei processi chimici. Grazie ai sui studi pionieristici è stato possibile scoprire innumerevoli meccanismi biologici di virus, batteri e animali.

Il principio di base del funzionamento dei traccianti radioattivi è che un atomo in una molecola viene sostituito con un altro atomo dello stesso elemento chimico, ad esempio si sostituisce l’H1 con l’isotopo H3. H3 è un atomo di idrogeno che possiede 2 neutroni in più dell’H1 ed è radioattivo. Seguendo la radioattività è quindi possibile determinare come quella molecola si trasforma all’interno di un organismo o durante una reazione chimica. [3]

Se ti piacciono le storie sui premi Nobel non perdere anche il nostro articolo su Marie Curie

Nuovo elemento

Oltre agli studi sui traccianti radioattivi George de Hevesy è famoso anche per aver co-scoperto un nuovo elemento della tavola periodica: l’afnio. Il cui nome viene da Hafnia, nome latino della città di Copenaghen. [4]

George de Hevesy (1885-1966) il protagonista della nostra storia

E alla fine?

Dopo il burrascoso periodo della guerra Max von Laue fu uno dei riorganizzatori della ricerca tedesca e nel 1951 divenne direttore del prestigioso Max Planck Institut, titolo che mantenne fino al 1959. James Franck continuò i suoi studi ed ottenne altri importanti riconoscimenti come la medaglia Rumford, fu inoltre attivo detrattore dell’utilizzo delle armi nucleari. George de Hevesy dopo essere fuggito a Stoccolma nel 1943 non fece più ritorno in Danimarca. Nonostante ciò il suo ruolo nella ricerca svedese fu fondamentale tant’è che fu insignito della medaglia Copley, titolo concesso a soli 10 cittadini non svedesi prima di lui.

 

Mario Di Micco

Sono laureato in chimica all'Università degli Studi dell'Aquila ma mi appassiona qualsiasi forma di conoscenza, dall'astrofisica al senso della moda nell'Impero Bizantino. Nella vita lavorativa mi occupo di consulenze mediche, mentre in quella privata di viaggi, birra e fotografia. Probabilmente utilizzerò questa descrizione anche su Tinder 🌰

3 thoughts on “Il premio Nobel invisibile

    • 25 Maggio 2020 in 12:57
      Permalink

      Grazie Eric ❤️

      Rispondi
  • 27 Maggio 2020 in 08:50
    Permalink

    non erano alla porta del laboratorio, “mentre i nazisti marciavano verso Copenaghen” poteva trovare un nascondiglio più sicuro e senza scioglierle

    Rispondi

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