Le sette (e più) plastiche

Da non molto è scattata la direttiva europea SUP (“Single use plastics”, ovvero plastiche monouso) aggiornata sul divieto di utilizzo e commercio di plastica monouso per oggetti usa e getta come posate, piatti, contenitori, cannucce, aste per palloncini, bastoncini cotonati.

Anche manufatti in materiale poliaccoppiato o laminato, composto da carta e da un rivestimento di materiale plastico sono banditi, non essendo facilmente scomponibili nel processo di riciclaggio.

Tra questi, anche gli oggetti realizzati in plastica oxo-degradabile sono banditi in quanto potrebbero essere tossici, a causa dell’aggiunta di additivi. Per ora, comunque, la loro tossicità è un’ipotesi che deve essere accertata dagli esperti del settore scientifico.

Intanto scopriamo quali sono i tipi di plastica e quanti ne esistono!

Tipi di plastica

Se le 7 plastiche principali, che vi andiamo a elencare, fossero dei personaggi della Disney, sicuramente sarebbero i 7 nani.

“Andiam, andiam, andiam a plastificar!”

Per motivi filosofici? Manco per niente. Solo perché sono 7: PET, HDPE, PVC, LDPE, PP, PS, altre plastiche.

Ecco a voi le 7 plastiche più note, in un bosco colmo di rifiuti (foto storica del 2021 targata MS). 

I Codici di Riciclaggio

Prima di vedere nel dettaglio le caratteristiche delle diverse materie plastiche, focalizziamo l’attenzione sulle “teste” dei nostri sette nani, ovvero i codici di riciclaggio.

Ebbene, per ogni tipologia di plastica, esiste un diverso metodo di riciclaggio (molto discusso a monte dai comuni cittadini che non possono smistare queste diverse materie).

Questi sono dei codici internazionali, istituiti dalla Decisione della Commissione Europea del 1997, che permettono di riconoscere velocemente e in modo chiaro il tipo di materiale di cui è costituito l’oggetto riciclabile (tendenzialmente imballaggi).

I diversi polimeri plastici riciclabili sono segnalati numericamente da 1 a 6, mentre quelli non riciclabili fanno parte della categoria 7 in poi, essendo dei poliaccoppiati dei polimeri.

Piccola parentesi: i poliaccoppiati sono materiali impermeabili costituiti da più strati, come: polietilene, carta e alluminio. Un esempio noto è il Tetra pak che può avere più di quattro strati!

Vediamo insieme nel dettaglio questi 7 diversi polimeri, in parallelo con i 7 simpatici personaggi disneyani, in ordine di comparsa da sinistra a destra dell’immagine.

PET

Il PET (polietilene tereftalato), o anche PETE, si è beccato Dotto!

Il nostro “Dotto-PET”, così come tra i 7 nani, se la comanda anche tra le plastiche essendo la tipologia di plastica più utilizzata la mondo. In particolar modo è il PE (polietilene) che si prende il primo posto senza sforzo, essendo il padre del PET, il polimero più utlizzato in assoluto.

È una materia sintetica della famiglia dei poliesteri realizzata con petrolio, gas naturale o materie prime vegetali. È formato dall’acido tereftalico e dal glicole etilico attraverso la reazione di poli-condensazione dei monomeri.

Nonostante le sue origini principalmente “fossili”, è completamente riciclabile e non perde le sue proprietà fondamentali durante il processo di recupero, come: buona solidità, rigidità, resistenza all’usura e all’abrasione.

Gli imballaggi di PET rispettano inoltre le ristrettive condizioni igieniche imposte in ambito alimentare, cosmetico e farmacologico. Inoltre è spesso utilizzato nella produzione delle bottiglie per bevande, perché sono infrangibili, leggeri e richiudibili.

Un polimero datato considerando che risale alla Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui veniva utilizzato in alternativa alla seta giapponese e al nylon.

Il poliestere a densità elevata diventa così un materiale versatile per più usi, prendendo poi il sopravvento negli anni ’70.

Esempio di imballaggio per bevande in PET 01 e PP 05. Possono essere riciclati separatamente queste due diverse materie plastiche se gestite nel modo adeguato a monte. QUI potete trovare altri esempi.

HDPE

Brontolo è chi non è molto amichevole, come il HDPE, ma in fondo è un pacioccone.

Il Polietilene ad alta densità (HDPE) è un polimero termoplastico appartenente alla famiglia delle Poliolefine.

Si ottiene dalla polimerizzazione dell’etilene ed è uno dei polimeri più lavorati e utilizzati.

Le caratteristiche tecniche dipendono dal suo peso molecolare, dal tasso di cristallinità e dalla distribuzione dei pesi molecolari. Inoltre, lo stesso polimero viene impiegato in diverse densità, quella bassa LDPE, media MDPE e alta HDPE.

È insapore, inodore e atossico e per questo viene utilizzato a contatto con gli alimenti, ma anche per abbigliamento e maglieria.

Rispetto al grado a bassa densità presenta una trazione più elevata, una maggiore temperatura di fusione e una maggiore resistenza chimica.

PVC

Il Polivinilcloruro o Cloruro di Polivinile (PVC) è una delle materie plastiche di maggior consumo. Le proprietà di questo materiale termoplastico amorfo sono fortemente variabili a seconda degli additivi utilizzati.

Può essere più rigido e tenace (RPVC, dove R sta per rigido) utilizzato ad esempio nelle condutture dell’acqua, o più flessibile quando utilizzato in applicazioni di tessuto.

Sicuramente sono peculiarità non attribuibili a Pisolo, ma la sorte ha voluto così.

Il PVC viene in massima parte ottenuto tramite processi condotti in emulsione (E-PVC) e in sospensione (S-PVC). Al PVC vanno aggiunti additivi come: stabilizzanti, lubrificanti, antiurto, anti-UV, cariche, se necessario plastificanti.

In questo modo si ottiene un compound (miscelato o di granulo estruso) altamente versatile più facilmente lavorabile nei processi di trasformazione.

Se bruciato rilascia diossine, un gruppo fra le sostanze chimiche più pericolose che può causare malattie gravi al corpo umano, in particolar modo il sistema endocrino. Inoltre, contiene come antiossidante plastificante il discusso bisfenolo A (BPA).

LDPE

LDPE, il polietilene a bassa densità, è parente stretto dell’HDPE che è morbido e resistente, ma leggermente meno duro. Mammolo sicuramente è molto morbido, ma anche resistente dato che con gli altri nani lavora in miniera ogni giorno.

Con il LDPE non si possono realizzare contenitori e bottiglie, ma soltanto i sacchetti del supermercato e altri articoli, come le buste per il pane.

Essendo Mammolo molto timido, ci ha chiesto di non raccontarvi proprio tutto tutto, quindi LDPE si becca una descrizione breve.

L’albero della plastica per classificare le diverse tipologie e le materie di origine.

PP

Dove c’è il Polipropilene (PP) si gongola forte.

Il PP è al secondo posto dopo il Polietilene (sigla: PE), che è meno rigido ma più resistente agli urti. Questo materiale termoplastico semicristallino ha proprietà meccaniche differenti a seconda della chimica che la compone.

Per l’elevata resistenza agli acidi e alcali e anche alla temperatura, a differenza del PVC è largamente impiegato nella realizzazione di componenti per industria chimica galvanica e petrolchimica.

Fu il premio Nobel per la Chimica, Giulio Natta, a fornire questa nuova forma plastica grazie al suo studio sui catalizzatori per produrre polipropilene di diverse tatticità.

Il PP poteva essere associato quindi a Dotto per la sua storia a premio, ma la sua essenza festaiola lo fa essere Gongolo, il nano allegro e pacioccone.

È un materiale che presenta un elevato carico a rottura, elevata duttilità, bassa densità, ottima resistenza termica e all’abrasione.

Inoltre, costa poco nonostante le elevate proprietà tecniche.

Resiste fino a 120°C, mantenendo le proprie caratteristiche di resistenza in presenza di soluzioni acquose contenenti sali, acidi e alcali forti.
Ha però basse resistenze meccaniche (trazione, flessione, compressione, abrasione, ecc.)

PS

Il Polistirene (PS), o per gli amici polistirolo, è il polimero termoplastico dello stirene (un composto chimico oleoso).

Il PS viene utilizzato per creare manufatti come le stoviglie monouso e gli imballaggi.

Eolo non poteva che beccarsi il polistirolo come polimero emblema della sua personalità. Per lui lo starnuto è sempre presente, così come il polistirolo: lo usano tutti.

Dal PS è possibile creare il polistirolo espanso (EPS), dall’immersione del granulo di polistirolo in acqua e pentano. Con l’EPS è possibile realizzare imballaggi e manufatti alleggerenti, isolanti, fonoassorbenti per l’edilizia.

Sebbene sia un eccellente materiale per la realizzazione di diversi tipi di contenitori, ha la cattiva tendenza a sfaldarsi in palline che finiscono nell’ambiente, rilasciando sostanze cancerogene.

Altre Plastiche

Hanno il codice “07” tutti quei polimeri che non possono essere riciclati, quindi non hanno codice specifico per il trattamento da rifiuti plastici. Per questo si beccano Cucciolo, il più giovane e insicuro nano di Biancaneve.

Esempi di polimeri utilizzati per produrre imballaggi marchiati 07 sono: Polimetilmetacrilato (PMMA), Policarbonato (PC), Acido polilattico (PLA).

Fonti

Polivinilcloruro o PVC – PlasticFinder

Polipropilene o PP – PlaticFinder

Plastica: tipologie di PVC – Polimerica

Linee guida Riciclo Plastiche (pdf) – CONAI [consorzio nazionale imballaggi]

I polimeri degli imballaggi – Corepla [consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica] 

Soft

Curiosa su molti fronti, sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente a Ravenna. Dopo il lockdown, ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il team di Missione Scienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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