Le prove dell’evoluzione dell’uomo pt.1

Con quei pochi che ancora considerano l’evoluzione un vaneggiamento, spesso fare discorsi complicati e tirare in ballo Darwin&co si rivela essere uno spreco di tempo. Dopo aver letto questo articolo, in una discussione con qualcuno che mette in dubbio l’evoluzione, non prenderete il discorso troppo alla lontana o in senso astratto. Le prove dell’evoluzione ce le portiamo addosso e sono sotto gli occhi di tutti.

Bellissima ricostruzione dell’albero filogenetico dell’uomo e dei suoi antenati, pubblicato in un articolo di Focus. Qui in versione ingrandita.

L’estate evoluzione addosso (semicit.)

Il corpo umano è pieno di parti che non hanno nessuno scopo pratico, sono strascichi di un processo evolutivo, che plasma costantemente un organismo nel corso del tempo. Queste strutture vengono definite “organi vestigiali”, un tempo utili ai nostri antenati, ma che, con l’evoluzione, sono regredite, lasciando solo una traccia. In latino, la parola “vestigium” significa, per l’appunto, impronta. Quando parliamo di antenati, non ci riferiamo necessariamente ai nostri antenati più prossimi, tipo l’uomo di Neanderthal, ma anche a specie ben più antiche, Specie anatomicamente molto diverse da noi.

Allacciate le cinture, perché stiamo per partire per un viaggio alla scoperta delle tracce che l’evoluzione ha lasciato sul nostro corpo, cercando di spiegare la funzione di questi organi.

Il coccige: ciò che rimane della coda

Cominciamo a scaldarci con qualcosa di facile e di dominio comune. Saprete tutti la storiella che il coccige è ciò che rimane della nostra vecchia coda, no?

In breve, gli esseri umani e le altre specie della famiglia degli ominidi (che vi ricordo, non include solo noi e i nostri antenati Homo, ma anche scimpanzé, bonobo, gorilla e oranghi) hanno perso la coda, mantenendo un gruppo di poche vertebre in fondo alla spina dorsale: il coccige, per l’appunto.

Scheletri a confronto. Fonte.

Lo sviluppo della coda è antichissimo. Va cercato nell’organismo antenato dei vertebrati, precursore di mammiferi, rettili e uccelli. Tutte queste classi di animali posseggono una coda, che ha assunto, a seconda delle specie, forme e funzioni diverse. Visto che i nostri antenati (genere Homo) sembra avessero già perso questo tratto, si ipotizza che, una selezione in questo senso, sia cominciata quando gli antenati degli ominidi cominciarono a camminare in posizione eretta o semieretta. Per questo tipo di locomozione, la coda sembra essere di intralcio. L’evoluzione ha, quindi, selezionato, con il tempo, individui con code più piccole, fino all’eliminazione del tratto. Le vertebre che la formavano sono degenerate fino a formare il coccige, costituito da 4-6 segmenti fusi, di cui solo il primo ricorda una vertebra, il resto sono degli abbozzi di queste ultime.

Evoluzione e speciazione dei primati.

Cosa succede se ci allontaniamo filogeneticamente dall’uomo e dagli ominidi? I gibboni, che non fanno parte degli ominidi, sono ancora sprovvisti di coda. I Cercopitecidi, detti anche “scimmie del vecchio mondo”, poichè presenti in Africa e Asia, hanno la coda, ma non è prensile. Appartengono a questo gruppo i babbuini, le nasiche, i mandrilli. Le “scimmie del nuovo mondo”, note come platirrini, presenti in America centrale e America del Sud, hanno una coda prensile. In queste specie, filogeneticamente più distanti da noi, la coda assume un ruolo cruciale negli spostamenti, fungendo da “quinto arto”. In altri mammiferi, comunque, la coda ha subito una forte regressione, basti pensare agli ippopotami, ai maiali, ai rinoceronti e agli elefanti.

Eliminata, ma non del tutto…

Durante l’embriogenesi umana, però, un principio di sviluppo della coda è rimasto. Intorno alla quarta settimana, si forma un abbozzo di coda, che cresce con l’embrione per due settimane. In questo stadio, l’embrione è lungo circa 8 mm e la coda è di circa 1 mm. A questo punto, comincia un processo di morte cellulare programmata, che arresta e fa regredire lo sviluppo della coda. Le cellule morte vengono fagocitate dai macrofagi e, all’ottava settimana di  gestazione, della coda non rimane nulla.

Bellissima gif che mostra lo sviluppo embrionale. In basso a sinistra sono riportate le settimane, in basso a destra il numero che indica la fase del grado di sviluppo, usata come convenzione.

Dire che il coccige sia completamente inutile, forse, non è correttissimo. Ad esso sono attaccati vari muscoli, tendini e legamenti. Tuttavia, essi sono attaccati anche in altri punti e, la maggior parte delle persone sottoposte a coccigectomia, sta una crema e non ha ripercussioni negative.

Insomma avere la coda sarebbe stato bello, ma, onestamente, non ci sarebbe servita a granché. Perdendola, però, ci siamo preclusi la possibilità di diventare Super Sayan di quarto livello e di trasformarci in scimmioni durante le notti di luna piena. Peccato.

I denti del giudizio

Avete presente quel periodo odioso che, a un certo punto della nostra vita, dobbiamo affrontare? No, non parlo di quando non ci é più concesso vedere i cartoni animati la domenica mattina, ma di quando ci crescono i denti del giudizio.

Non é certo divertente non poter mangiare e avere, per giorni, la faccia squadrata come Quagmire dei Griffin. Inoltre, sono abbastanza comuni dinamiche che possono portare all’asportazione di uno o di tutti e quattro i molari. Altre volte, essi vengono asportati non per problemi riguardanti i denti del giudizio stessi, ma per ragioni di spazio, per permettere un corretto allineamento di tutti gli altri denti.

Postumi della rimozione dei denti del giudizio.

Insomma, diciamocelo, pesando pro e contro, i denti del giudizio sono un po’ una rottura di scatole, ma qual é il loro ruolo evolutivo?

Vi arrabbiate se vi dico che, sebbene essi contribuiscano alla masticazione, non sono essenziali al giorno d’oggi? Del resto, questa è la ragione per cui possiamo asportarli senza timore di possibili conseguenze.

In passato, però, quando mangiavamo carne cruda (non sotto forma di carpaccio, ma a mozzichi dagli animali), avevamo bisogno di quanti più molari possibile. Probabilmente, questi molari accessori servivano anche a masticare il fogliame, per compensare la mancanza di capacità di digerire in modo efficiente la cellulosa, che costituisce una parete cellulare vegetale. L‘evoluzione ci aveva dotato, quindi, di una mascella e di una mandibola forti e robuste, grandi abbastanza per contenere tutti questi denti. Con il tempo, e il cambiamento graduale delle nostre abitudini alimentari, le dimensioni della mandibola e della mascella si sono ridotte e questo ha comportato un minore spazio a disposizione per i denti, in particolare per i denti del giudizio.

Cambiamenti nel cranio di diverse specie del genere Homo. Notate come, gradualmente, la mascella e la mandibola si rimpiccioliscono, mentre la scatola cranica diventa sempre più grande. Fonte.
Le ipotesi

La comparsa dei denti del giudizio in età tardiva, biologicamente parlando, potrebbe quindi essere legata proprio a una questione di spazio. Il corpo aspetta che la mandibola e la mascella si siano completamente sviluppate e abbiano raggiunto le loro massime dimensioni, per avere verosimilmente lo spazio per far crescere altri 4 molari.

Possibili scenari di formazione dei denti del giudizio. Fonte.

Un’altra ipotesi é legata al fatto che, in passato, non é che ci fosse tutta questa cultura dell’igiene dentale. Era, quindi, molto probabile che, con l’età, si avessero i denti “ogni quarto d’ora”, della serie che, quando i nostri antenati sorridevano, sembrava che avessero le parole crociate in bocca. Avere, quindi, 4 denti nuovi di zecca in età tardiva, poteva rappresentare un grosso vantaggio e, visto che molti denti erano già caduti, non c’era certo problema di spazio!

Volete schiattare di invidia? Circa il 20% della popolazione umana non deve regalare ai dentisti diverse centinaia di euro, visto che non ha i denti del giudizio. In alcune popolazioni, tipo quella degli indigeni messicani, l’incidenza dell’assenza dei denti del giudizio é altissima ed é legata a mutazioni del gene PAX9 (e probabilmente almeno altri 2 geni meno studiati AXIN2 e MSX1). Questi geni sono infatti legati all’oligodontia (assenza di 6 o più denti).

Differenze e definizioni di ipodontia, oligodontia e anodontia. Fonte.

Un altro studio mostra la frequenza della comparsa dei denti del giudizio in diverse nazioni, evidenziando un alta frequenza di agenesi (non formazione) anche in Sud Asia.

Conclusione

La prima puntata di questa mini-rubrica finisce qui. Ci sono ancora molte cose di cui parlare e vi do appuntamento fra una settimana! Se l’articolo vi è piaciuto, forse può interessarvi leggere qualcosa sull’evoluzione delle popolazioni umane a condizione estreme in questi vecchi articoli [1] [2]. Vi ricordo di seguirci su Facebook e su Instagram per rimanere sempre aggiornati sui nostri articoli.

Giovanni Cagnano

Plant Breeder di mestiere, divulgatore per hobby. Il mio percorso di studi comincia con Biotecnologie Agro-Industriali a Ferrara per proseguire a Perugia nella magistrale di Biotech Agrarie. Dopo un Erasmus in Danimarca in cui ho lavorato al mio progetto di tesi, mi è stato offerto un Industrial PhD finanziato da una borsa Marie Skłodowska-Curie presso l'azienda sementiera DLF. Sono attualmente rientrato in Italia per lavorare come breeder.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *