Escrementi si nasce, fossili si diventa

Se pensavate che la vostra vita fosse sterco di topo, benvenuti nel meraviglioso mondo delle feci fossili!

Questi duri massi organici, a differenza nostra, non hanno nulla di cui lamentarsi, se ne stanno buoni lì in loco ad aspettare che qualche fortunato paleontologo lo riconosca e lo prelevi per farne analisi biologiche in laboratorio, rilevandone il percorso storico-ecologico.

Coprolite di Lloyds Bank, reperto prodotto da un vichingo del IX secolo ritrovato in Inghilterra.

Il coprolite (dal greco kópros “sterco” e líthos “pietra”), secondo alcune teorie, è un termine che dovrebbe essere utilizzato solo per gli escrementi dei vertebrati, che hanno tipiche forme ovoidali allungate, che riprendono la forma dell’ultimo tratto intestinale dal quale viene evacuato (qualcosa di visto e rivisto).

Sono propriamente escrementi fossilizzati nello spazio che, nel tempo, diventano importanti fonti di informazioni, nonché chiavi di lettura per diversi aspetti.

Come?

Biomarkers fecali

Vengono, per questo, definiti biomarkers (o biomarcatori, ovvero indicatori biologici o misure di uno stato biologico), avendo un ampio potenziale di informazioni geochimiche, che definiscono le molecole organiche, che vengono, a loro volta, associate alle risorse biologiche in base alle loro strutture molecolari.

Non per altro i fossili, tra cui proprio i coproliti, sono una chiave di lettura. I biomarker fecali (ovvero le loro molecole) derivano da tre fonti principali:

  • dieta degli animali (molecole vegetali dagli erbivori);
  • dall’animale in sé (es. colesterolo e bile);
  • microbiota (batteri) dell’apparato digerente (gli erbivori hanno un elevato numero di batteri, essendo il loro apparato digerente molto complesso).
La classificazione dei coproliti in base alla loro forma [1].

Da queste molecole è quindi possibile risalire alla dieta degli animali che le hanno prodotte, ma anche agli “storici” trofici (alimentari) degli antichi ecosistemi.

Ovvero, che si mangiavano?

Dall’analisi dei reperti è possibile ricavare informazioni sia sulle abitudini alimentari che l’habitat in cui viveva l’animale che lo ha prodotto. Dalla presenza di semi, foglie, corteccia o radici capiamo che è, inevitabilmente, prodotto da erbivori, se, invece, sono presenti prevalentemente frammenti di ossa, artigli o tendini, sarà stato un carnivoro.

Ritrovamenti giganti

I ricercatori si imbattono spesso nello studio di questo genere di fossili, analizzandone il DNA. Hanno, infatti, trovato un fossile a Eastend che si è scoperto dalle analisi che apparteneva a T-Rex!

La cacca fossile più grande che possiate trovare è, infatti, proprio quella del Tyrannosaurus rex che pesa ben 7 Kg e supera i 30 centimetri, scoperta in Canada dai paleontologi del Museo Reale del Saskatchewan.

Un mega regalo del nostro amico T-Rex!

Defecata poco più di 65,5 milioni di anni fa, presenta alti livelli di fosforo, caratteristica comune nei carnivori, di cui 30-50% della sua massa è costituita da frammenti di ossa rotte, probabilmente, di un giovane Hadrosauridae.

I coproliti dei carnivori sono quelli che riescono a mantenersi meglio nel tempo, grazie ai minerali delle ossa digerite che subiscono il processo di litificazione.

Sino ad oggi sono stati rinvenuti coproliti in tutto il mondo in depositi dell’età del periodo Ordoviciano fino ad oggi.

In verità i coproliti sono fossili di diverse dimensioni, hanno grandezze che variano dalle proporzioni di una bistecca a palline grandi come formiche (in questo caso sono chiamati “cordoni fecali”, da faecal pellets).

Pellets fecali fotografati dal microscopio ottico (grandezza in millimetri).

E l’uomo?

È esposto alla Lloyds Bank un coprolite vichingo di York, un fossile di feci umane scoperto nel 1972 in un cantiere in costruzione di una sede dell’istituto bancari, i Lloyds, da cui prende il nome.

Nel 1991, venne definito “prezioso come un gioiello della corona inglese” dal paleoscatologo (scienziato del letame) Andrew Jones. Misura ben 20 centimetri di lunghezza e 5 di larghezza, il più grande per la specie umana mai ritrovato fino ad oggi.

Ha permesso di studiare la dieta all’epoca del IX secolo in Inghilterra, che era a base di pane e carne, e la presenza di centinaia di uova di parassiti suggerisce una colonizzazione del suo intestino da vermi tipici dell’ambiente gastro intestinale come Trichuris trichiura e nematodi.

Esemplare di coprolite umano, Museo di York.

All’epoca, l’isola era divisa in diversi regni, la città di York era stata occupata dai vichinghi danesi, uno dei quali è stato fautore dell’esemplare oggi esposto nel centro di archeologia della città di York.

Il “povero stronzo”, visitabile al museo, è stato anche vittima di una caduta tragica che lo ha suddiviso in tre parti, che però è stato subito riparato per ammirarne la sua, rimediata, integrità.

Conclusioni

Non c’è escremento che non possa riacquistare un destino più nobile nel tempo, se non diventando coprolita e poter essere ammirato in toto, come gioiello storico dell’umanità, pieno di orgoglio e beltà.

Se volete saperne di più sugli escrementi in generale, leggete i nostri articoli:

Cani che fanno cacca in base ai poli magnetici

Cacca e terapie innovative

Tracce di plastica nella nostra cacca

Fonti

Chimica dei coproliti

Cacca di dinosauro

Coprolite di T-Rex

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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