Donne in missione per la scienza

“Dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna”.

Smentiamo subito questo modo di dire.

Molto spesso, le donne sono, e sono state, grandi menti indipendenti, che hanno saputo intuire e gestire ricerche in molteplici campi della scienza.

Non voglio fare la nazi-femminista, né tanto meno sminuire il genere maschile, ma il gap sociale, promosso dal patriarcato, ha causato un rallentamento notevole nello sviluppo della società, anche e soprattutto sul fronte della ricerca scientifica.

Perché?

Molte donne nei millenni passati non potevano scegliere CHI essere.

Sappiamo bene, infatti, che le donne hanno dovuto fare i conti con ingiustizie di genere non indifferenti, trovandosi davanti molti ostacoli per raggiungere obiettivi diversi da quelli indetti dalla società. Grazie a numerose rivolte sociali per la parità di genere, l’emancipazione pian piano si sta innescando nel pensiero comune, per lo meno come concept.

©Free Stock Photos

È doveroso, quindi, ricordare le grandi imprese degli scienziati che hanno fatto la storia, tanto quanto le scoperte rivoluzionarie delle più grandi menti femminili.

Nonostante i numeri dei nomi femminili siano bassi nella scienza, a causa, in primis, dell’impossibilità del genere femminile di potersi applicare, la storia ce ne riserva una lunga lista.

Vi citiamo alcune tra le più rilevanti, che hanno vissuto ingiustizie e/o riconoscimenti importanti. Alcune delle grandi che hanno cambiato il mondo, contribuendo con il sapere e la curiosità. Donne coraggiose come Dorothy Crowfoot-Hodgkin e rivoluzionarie come la famosa Marie Curie.

Ma, oggi, le donne di scienza si sono davvero emancipate?

Un po’ di numeri

Partiamo subito con una notizia che non entusiasma i cultori del politically correct.

Lo scorso anno, nel 2019, nessuna donna ha vinto il premio Nobel in medicina, fisica e chimica.

Inutile stupirsi. Pensate che, tra il 1901 e il 2019 (più di 100 anni!), il premio è stato consegnato solamente a 20 donne in queste tre categorie!

Un’indagine pubblicata su The Lancet (una rivista settimanale scientifica inglese di ambito medico) si è basata sulla distribuzione di genere nelle candidature avvenute tra il 1901 e il 1953 per la Medicina e fino al 1966 per la Fisica e la Chimica.

Lo studio ha svelato il forte squilibrio di genere (il cosiddetto gender gap) nelle premiazioni.

Una foto storica: quinto Congresso Solvay, 1927. Ventotto uomini e Marie Curie (scarpette rosse, appositamente graficate, a sinistra, prima fila): prima donna a vincere il premio Nobel, unico scienziato ad aver vinto due volte il Nobel, in discipline scientifiche diverse (fisica 1903, chimica 1934). Nell’immagine ci sono anche Eistein, Freud e altre importanti personalità scientifiche, li avete trovati? 

Inoltre, anche la provenienza geografica ha il suo “peso”, soprattutto riguardo le pubblicazioni di articoli scientifici. È stato rilevato, infatti, un gap significativo all’interno di paesi a basso reddito.

Vediamo come

Lo studio ha evidenziato che, oltre alla minoranza di autrici donne, esistono anche dati significativi relativi alla loro provenienza geografica.

Il divario di genere esistente tra autori di paesi a basso reddito mostra 160 autrici su 629 autori (25,4%), nei paesi a reddito medio, invece, sono 547 donne su 1842 autori (29,7%), e in quelli ad alto reddito sono 1438 donne di 3833 (37,5%).

Gli outlier (ovvero i valori anomali) sono in riferimento all’Irlanda, Singapore e la Norvegia, paesi ad alto reddito che, però, sono tra i 20 con la più bassa percentuale di donne. Paesi come Honduras, Perù, Gambia e Filippine, invece, che sono a basso reddito, sono tra i 20 stati con la più alta percentuale di autrici (vedi mappa).

L’analisi esplicita, inoltre, che il numero degli articoli redatti da un autori indipendenti di sesso femminile, sono meno del 30% (73 su 251).

Mappa delle proporzioni di autrici donne a livello mondiale, dallo studio del The Lancet Global Health.

Le donne che hanno vissuto per la scienza

Ora che abbiamo potuto consultare alcuni dati, vediamo quali sono state alcune tra le più grandi donne della ricerca a livello internazionale nella storia dell’umanità.

Marie Curie

Fisica, classe 1867.

È stata l’unica donna, fino ad oggi, a vincere due premi Nobel (per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911). Insieme al marito, scoprì il radio e il polonio (nome scelto dalla scienziata in onore della sua terra di origine, la Polonia) come nuove sostanze radioattive. La Curie evase dalla Polonia, in quanto alle donne era vietato eseguire gli studi superiori.

Un’autentica rivoluzionaria, ai tempi.

Maria Goeppert Mayer 

Fisica, classe 1906.

Negli Stati Uniti, collaborò al “Progetto Manhattan” per la costruzione della bomba atomica. Le venne riconosciuto il premio Nobel per la fisica nel 1963, grazie alla scoperta della struttura del nucleo atomico, per la sua teoria sui “numeri magici”, che determinano la stabilità degli atomi.

donne in missione per la scienza
Immagine tratta dal libro “Storie e Vite di Super Donne che hanno Fatto la Scienza” 
Rita Levi-Montalcini

Ricercatrice nel campo medico, classe 1909.

Nel 1951, scoprì il fattore di crescita nervoso, noto come NGF (Nerve Growth Factor), che ha un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Le è stato assegnato il premio Nobel per la medicina (dopo 30 anni di studi sulla molecola proteica NGF) nel 1986 e fu nominata senatrice a vita nel 2001.

Dorothy Crowfoot-Hodgkin

Biochimica, classe 1910. 

È stata una pioniera della teoria della diffrazione dei raggi X e vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 1964. Nel 1987, ottenne il Premio Lenin per la pace, grazie al suo impegno per promuovere il disarmo e il superamento delle barriere causate dalla guerra fredda. Questi princìpi vennero portati avanti all’interno del movimento Pugwash, che fondò insieme ad altri scienziati.

Rosalind Franklin

Biochimica, classe 1920.

Ha dato un contributo fondamentale alla scoperta della struttura del DNA, ottimizzando l’analisi cristallografica. La famosa fotografia-51 del DNA, ottenuta con il metodo della cristallografia, è stata usata da Watson e Crick senza il suo consenso e senza alcun riconoscimento formale. La ricercatrice subì un autentico atto di slealtà.

Oltretutto, Watson, Crick e Maurice Wilkinson, il collega della Franklin, vinsero il premio Nobel per la Medicina nel 1962. Poco prima, nel 1958, la biochimica morì per un tumore alle ovaie, contratto a causa delle lunga esposizione ai raggi X durante la ricerca.

donne in missione per la scienza
Immagine di copertina del libro “Ragazze con i numeri” 
Fabiola Gianotti

Fisica, classe 1960.

Guida il gruppo che, al Cern di Ginevra, ha scoperto il bosone di Higgs ed è coinvolta nella ricerca e lo sviluppo di rivelatori, dei software adeguati e nell’analisi dei dati.

Nel 2016 è diventata la prima direttrice generale donna del CERN. Il Time ha inserito la Gianotti tra le cinque persone più importanti del 2012.

Una figura scientifica contemporanea di notevole importanza, che solleva l’orgoglio femminile nella scienza del XXI secolo.

Ilaria Capua

Responsabile Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, classe 1966.

Conosciuta per i suoi studi sui virus influenzali, in particolare sull’aviaria. Ha promosso la campagna internazionale a favore del libero accesso ai dati (open source) sulle sequenze genetiche dei virus influenzali. Il Seed, una rivista americana, l’ha nominata “mente rivoluzionaria” ed è stata inserita nella top 50 degli scienziati mondiali.

In conclusione

La lista, ovviamente, è molto più lunga. Motivo per cui troverete il resto della rubrica Donne e Scienza, prossimamente, solo qui su Missione Scienza!

Next stop “DONNE E UNIVERSO”!

Fonti:

I non-Nobel per donne (Scienza in rete)

Lista donne della scienza

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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