La maledizione di Apollo: distonia del musicista

“Mi ricordo molto bene. Era l’ultima prova con l’orchestra. Suonavamo il concerto di Re minore per pianoforte e orchestra di Mozart. […] All’inizio del mio primo “solo” del primo movimento ho realizzato che qualcosa era cambiato nella mia mano destra. Il mio dito mignolo era entrato in contatto con due tasti […]. Nelle semicrome seguenti, ho sentito una mancanza di controllo dell’anulare e del mignolo. Avevo l’impressione che queste dita vivessero una sorta di “vita propria”. […] Sono sopravvissuto a questo concerto ma avevo fatto solo il primo passo verso il mio calvario”.
(Pianista concertista tedesco affetto da distonia del musicista)

La distonia del musicista rientra nel gruppo delle distonie: disturbi del movimento caratterizzati da contrazioni muscolari involontarie che costringono parti del corpo ad assumere posture o movimenti anormali e spesso dolorosi. La distonia del musicista è una distonia focale, ovvero riguarda solo una parte del corpo: le mani.

Il musicista citato sopra aveva proprio questo problema. Potete solo immaginare quanto sia deprimente per un musicista essere affetto da questa condizione che blocca ogni possibilità di esprimere sé stessi attraverso uno strumento. È una vera e propria “maledizione di Apollo” (dio della musica).

Come si manifesta la distonia del musicista?

L’allenamento intenso può determinare un difetto di controllo dei gesti complessi. All’inizio il musicista potrebbe presentare: perdita sottile del controllo dei passaggi rapidi, arrotolamento delle dita, mancanza di precisione nell’allargamento delle dita negli strumenti a fiato, dita incollate sulla tastiera (…) e chi ne ha più ne metta.

In questa prima fase i musicisti potrebbero pensare che il difetto di precisione del loro movimento sia legato a un problema tecnico. Per cui intensificheranno lo sforzo, ma ne risulterà soltanto un aggravamento del problema.

In realtà questo tipo di distonia non riguarda solo i musicisti, tant’è che prima veniva spesso chiamata “crampo dello scrivano”. Infatti, qualsiasi lavoro che richieda uno sforzo di precisione intenso con le mani, può portare a questa condizione.

Quali sono le cause della distonia del musicista?

Beh, probabilmente Apollo vi ha fatto una Macumba.

Per comprendere bene le cause dobbiamo fare delle precisazioni.

Homunculus sensitivo

Il nostro cervello è diviso in diverse aree, ognuna con una propria funzione. Esiste un’area chiamata area sensitiva primaria deputata alla ricezione degli stimoli tattili. Ogni parte del nostro corpo sarà “disegnata” su quest’area, per cui ricevendo uno stimolo in una determinata parte del corpo si attiverà l’area sulla corteccia corrispondente.

 

homunculus
Guardando la corteccia notiamo che le varie parti del corpo sono rappresentate su di essa non rispettando le proporzioni reali. Disegnando infatti una figura del nostro corpo tenendo conto delle proporzioni presenti sulla corteccia, ne viene fuori una strana creatura con testa e mani enormi e tronco ridotto. Questo perché la grandezza della figura dipende prevalentemente dal numero di recettori cutanei presenti in quella specifica parte del corpo. Non a caso le mani (che hanno una forte capacità di discriminazione degli stimoli tattili) sono molto più grandi del tronco. Fonte immagine.

Sì, ma perché tutto questo pippone?

Uno studio degli anni Novanta ha dimostrato che un sovraccarico di lavoro manuale di precisione (come appunto avviene nel musicista) determina un cambiamento in quest’area cerebrale. Ovvero l’area cerebrale che rappresenta la mano appare disorganizzata sia dal punto di vista funzionale, sia da quello anatomico. Le rappresentazioni delle singole dita diventano allargate fino a sovrapporsi e a fondersi tra loro.

(Se volete fare i fighi potete dire che le rappresentazioni sensoriali delle dita iniziano a de-differenziarsi).

Questa condizione porta a un deterioramento della discriminazione sensoriale e a una potenziale perdita di controllo nel movimento preciso delle dita. Il musicista comincerà, quindi, ad aumentare l’esercizio e la concentrazione suonando in modo ancora più energico. Ma questo non fa che creare un circolo vizioso che peggiora l’evento iniziale.

La de-differenziazione delle aree somato-sensitive può essere causata anche da sindromi dolorose (come la tendinite cronica) che distruggono tutta la rappresentazione corticale della mano.

Le alterazioni suddette influenzeranno tutte le aree cerebrali collegate all’area sensitiva primaria, quindi la corteccia motoria primaria, la premotoria e la motoria supplementare. È proprio questa forte correlazione tra le diverse aree cerebrali a essere l’artefice degli errati movimenti. Tale fenomeno rientra nel concetto di plasticità cerebrale, già affrontato in questi nostri articoli:

Non si potrebbe correggere questo cattivo apprendimento sensomotorio?

Purtroppo non è così semplice, e la colpa è tutta di quel dannato sistema limbico. Ogni volta che un’esperienza è percepita come un avvenimento minaccioso, il sistema limbico rinforzerà nella nostra memoria questa esperienza.

Quindi il musicista, che vive il momento in cui non riesce a suonare correttamente con forte disagio, elabora questa informazione e la immagazzina nella sua memoria.

Visto il forte legame che esiste tra l’area sensitiva e il sistema limbico (in cui gioca un ruolo importante il sistema ricompensa-punizione), ci aspetteremmo che il musicista risponda all’evento negativo migliorando la memoria dei movimenti errati correggendoli. Purtroppo, però, il sistema limbico in queste condizioni non sembra funzionare normalmente, per cui questa correzione non avviene.

A sostegno di questa teoria, si osserva che nei musicisti particolarmente ambiziosi l’incidenza è più alta e sembrerebbe che una forte percentuale di musicisti con la distonia soffrano di fobie e crisi di panico. Affermazione che però deve ancora essere valutata adeguatamente dal punto di vista psicologico.

Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che in questa patologia sono presenti alterazioni a livello dei gangli della base, strutture cerebrali che regolano l’interazione tra corteccia cerebrale e sistema limbico.

Distonia del musicista: cause genetiche?

Studiando la corteccia cerebrale dei soggetti con la distonia del musicista, si è notato che le alterazioni nell’area sensitiva primaria sono presenti anche sul lato normale.

Ovvero i soggetti che, ad esempio, non riuscivano a muovere correttamente un dito della mano destra (e che quindi presentava le alterazioni nella metà sinistra del cervello che ricordiamo essere quella che controlla il lato opposto) presentavano la stessa condizione anche nella metà destra del cervello (nonostante le dita di sinistra funzionassero correttamente).

Questo potrebbe significare che queste alterazioni sono su base genetica e già presenti dalla nascita.

Quindi ci verrebbe da chiederci: “e perché solo le dita di destra presentano questo problema?”. Questo accade perché la distonia diventa evidente soltanto dopo anni di movimenti rapidi, precisi e ripetitivi.

Il perché riguardi una mano e non l’altra è presumibilmente legato alle abitudini del musicista; infatti, non ci sorprenderebbe osservare distonie della mano dominante. Inoltre, è stato anche visto come gran parte dei musicisti con questa distonia focale avevano almeno un parente con la stessa patologia, a conferma della natura genetica.

Esistono dei trattamenti per la distonia del musicista?

Purtroppo al giorno d’oggi non è possibile guarire del tutto e non esiste nessun elisir magico che possa garantire il ripristino totale delle condizioni del musicista. Ma nel corso degli anni sono state messe a punto diverse tecniche che possono migliorare la vita del musicista e far sperare di poter finalmente tornare a suonare adeguatamente.

Riaccordatura sensomotoria

Come già detto alla base della distonia cerebrale è presente il concetto di plasticità cerebrale. È possibile utilizzare questo stesso processo per correggere la patologia? Nì. Se da un lato il riaddestramento sensoriale si è rilevato utile e in grado di migliorare la rappresentazione corticale delle dita, dall’altro lato è un processo molto impegnativo e il successo non è mai assicurato.

Per comprendere meglio questo meccanismo facciamo riferimento a quanto detto prima: “L’area cerebrale che rappresenta la mano era disorganizzata sia dal punto di vista funzionale, sia da quello anatomico. Le rappresentazioni delle singole dita erano allargate fino a sovrapporsi e a fondersi tra loro.”

Quindi, con il riaddestramento, è possibile andare a separare le rappresentazioni delle dita e ritornare alle condizioni di normalità. Purtroppo, però, nella distonia focale ormai si è instaurato un apprendimento errato e, una volta che le mappe della corteccia sensoriale sono state alterate, per consentire un sano ri-apprendimento occorre un massiccio dis-apprendimento.

Peccato però che disapprendere qualcosa sia molto più difficile che impararla.

Trattamento con botulino

Al di là del suo famigerato uso in chirurgia estetica (molto discutibile e che meriterebbe un articolo a parte) il botox può essere usato anche per trattare la distonia del musicista. Infatti, la tossina botulinica indebolisce i muscoli antagonisti bloccando gli stimoli nervosi verso di essi.

Usando bassissime dosi di botox è possibile rilassare i muscoli tesi e inibire lo spasmo muscolare permettendo di ripristinare un movimento corretto.

Non solo, il botulino può anche aiutare, in modo indiretto, a padroneggiare la contrazione involontaria. La nuova posizione del dito (assunta dopo l’uso del botox) aiuta anche a sviluppare un nuovo programma somato-sensoriale che in più della metà dei casi garantisce un buon effetto anche a lungo termine.

In generale, però, si cerca di evitare il trattamento con botulino perché potrebbe compromettere la salute del paziente.

Il pianista americano Leon Fleisher, nel 1965, quando era all’apice del successo, fu colpito da una forma di distonia focale che gli provocava un irrigidimento involontario dell’anulare e del mignolo della mano destra.

La sua carriera fu quindi inesorabilmente sconvolta. Fortunatamente, nel 1996, riprese a suonare con due mani in seguito a una terapia botulinica iniziata nel 1995.

In questo video esegue uno dei pezzi inclusi nel CD intitolato “Two Hands”. Si può notare il movimento distonico residuo che gli impedisce di tenere esteso il dito mignolo della mano destra, senza peraltro compromettere l’esecuzione.

Conclusione

Questo articolo chiude il: “viaggio alla scoperta del mondo cervello-musica”.

Se nonostante la vena melodrammatica per di più condita da termini tecnici nauseabondi che accompagna l’intero articolo, volta a privarvi del piacere terreno del dono di Apollo, vi è rimasto uno spicciolo di sanità mentale ne siete usciti soddisfatti per aver appreso nuove informazioni, vi invitiamo a leggere i nostri seguenti articoli che riguardano il mondo “musica-cervello”.

Epilessia musicogena – Missione Scienza

Immaginazione musicale – Missione Scienza

Tarli musicali – Missione Scienza

 

Fonti

Associazione Italiana per la Ricerca sulla Distonia – distonia.it

“Musicofilia” di Oliver Sacks

Tommaso Magnifico

Sono Tommaso Magnifico, studente di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari. Sono interessato a tutti i temi scientifici, soprattutto riguardanti la neurologia. Socio Mensa (The high IQ society).

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