Le differenze tra i sessi nei primati

Che cos’è il dimorfismo?

Il dimorfismo sessuale è il fenomeno per il quale gli individui di due sessi appartenenti alla stessa specie presentano un insieme di caratteristiche fisiche (di tipo morfologico e funzionale) diverse, dovute a quelli che vengono genericamente definiti caratteri sessuali.

È un fenomeno comune tra i primati viventi ed estinti, soprattutto nelle scimmie antropomorfe, appartenenti all’ordine delle Catarrine, a cui appartengono lo Scimpanzé, il Gorilla, l’Orango e, secondo alcuni autori, anche il Gibbone.

Gli ultimi decenni hanno visto una crescita costante negli studi sul dimorfismo. Di conseguenza, la nostra comprensione dell’espressione, dell’evoluzione e dello sviluppo di dimorfismo sessuale nei primati e nell’uomo è aumentata drasticamente.

Ma perché stiamo parlando di dimorfismo nel mondo dei primati?

È molto interessante indagare le differenze tra i sessi all’interno di questo gruppo. Noi primati siamo infatti tra gli animali più socievoli al mondo, e siamo caratterizzati da sistemi di accoppiamento molto diversi. Abbiamo già visto come indagare le differenze tra i sessi e il comportamento sessuale possa essere molto interessante in ottica evolutiva e comportamentale!

Quali sono i caratteri dimorfici?

I biologi riconoscono due tipi fondamentali di caratteri dimorfici: differenze primarie e secondarie tra i sessi. Le differenze sessuali primarie sono strettamente correlate all’accoppiamento e alla riproduzione e comprendono le differenze ostetriche correlate al bacino. Le differenze secondarie sono invece tutte le altre differenze non direttamente correlate all’accoppiamento, variano tra le specie e sono talvolta spettacolari.

Il termine “dimorfismo sessuale” è solitamente riservato alle differenze sessuali secondarie. Tuttavia, il termine è talvolta usato con riferimento a qualsiasi differenza sessuale, comprese le differenze genetiche e biochimiche. Per esempio, le scimmie platirrine hanno alleli sessualmente dimorfici per la visione a colori!

Massa corporea

La massa è uno dei caratteri più importanti nelle differenze tra maschi e femmine. Nella maggior parte dei primati antropomorfi, i maschi sono molto più grandi. I primati di dimensioni estremamente dimorfiche sono gorilla, oranghi, mandrilli e babbuini. In questi casi, i maschi possono essere anche il doppio delle femmine. La maggior parte dei primati maschi cercopitecoidi (una superfamiglia di scimmie comprendenti tutte le scimmie antropomorfe di Asia e Africa) ha una massa corporea che è il 30-80% più grande delle femmine.

Il “dimorfismo sessuale inverso” è caratteristico di alcuni primati appartenenti alla sottofamiglia Callitrichinae e possibilmente di alcune strepsirrine.

 

In questa immagine possiamo notare la differenza nelle dimensioni tra maschio e femmina di gorilla. © https://www.gorillas-world.com/male_and_female_gorillas/

Canino

Il dimorfismo delle dimensioni del dente canino è molto comune nel gruppo dei primati, specialmente negli antropoidi. I canini dei maschi cercopitecoidi, la “big-famiglia” delle scimmie antropomorfe, tendono a essere molto lunghi e appuntiti. Essi possono raggiungere il 400% di lunghezza in più rispetto a quelli delle femmine.

In genere si osserva che i canini mascellari tendono a essere più dimorfici rispetto ai canini mandibolari.

Nell’immagine sono rappresentati un cranio femminile e uno maschile di Macaca fascicularis in cui si nota la netta differenza nelle dimensioni dei canini. © https://doi.org/10.1002/ajpa.10011

Scheletro e denti

I primati mostrano anche dimorfismo sessuale nello scheletro e nei denti. Tuttavia, le dimensioni dei denti non canini possono essere fino a circa il 10% più grandi nei maschi rispetto alle femmine. Questo dimorfismo sembrerebbe essere correlato alle dimensioni del corpo.

Nelle grandi scimmie antropomorfe osserviamo qualcosa di insolito. In proporzione al loro dimorfismo di massa corporea molto evidente, esse tendono a mostrare un dimorfismo craniofacciale meno visibile rispetto ad altri primati.

Pelo

Il pelo può essere sorprendentemente dimorfico nei primati. L’esempio più familiare è il volto dai colori vivaci dei mandrilli maschi rispetto a quello delle femmine. Ma le differenze non sono limitate a essi. Per esempio, i babbuini maschi gelada sono caratterizzati da una grande criniera che probabilmente serve a far apparire i maschi più grandi, e potrebbe servire come segnale per indicare un buono stato di salute.

 

La livrea del mandrillo maschio (Mandrill sphinx) ha sfumature blu, viola, rosa e rosso scarlatto. © https://www.worldatlas.com/articles/mandrill-facts-animals-of-africa.html

 

In diverse specie (Pithecia pithecia, Alouatta caraya, Hylobates concolor, H. hoolock e H. pileatus), i maschi e le femmine differiscono notevolmente nel colore del pelo.

 

Maschio e femmina di Nomascus concolor: i maschi sono completamente neri a eccezione di alcuni peli chiari agli angoli della bocca, mentre le femmine mostrano un colore che varia tra il giallo e il beige. © https://palmoildetectives.com/2021/02/05/tonkin-black-crested-gibbon-nomascus-concolor-ssp-concolor/

 

Ma perché i maschi e le femmine possono essere così diversi?

Il dimorfismo sessuale nella massa corporea e nella dimensione del dente canino è comunemente attribuito alla selezione sessuale. Tuttavia, vi sono altri fattori, tra cui limitazioni dello sviluppo, selezione naturale, cause filogenetiche e genetiche (…) che possono influenzare l’espressione del dimorfismo nelle specie.

La selezione sessuale spiegata in due righe

La selezione sessuale comprende una vasta gamma di meccanismi. La teoria della selezione sessuale è divisa in due parti: competizione tra compagni e scelta del compagno. Gli individui possono aumentare la loro riproduttività rispetto ai rivali concorrenti escludendo i rivali dall’accoppiamento (competizione tra compagni) o scegliendo selettivamente gli accoppiamenti (scelta del compagno).

Entrambi questi meccanismi generano la selezione aumentando la fertilità della prole. Nessuno dei due meccanismi è limitato all’uno o all’altro sesso. Tuttavia, nei primati la competizione tra compagni è in gran parte associata ai maschi (selezione intrasessuale), mentre la scelta del compagno è associata alle femmine (selezione intersessuale).

Un esempio

Nelle specie facilmente osservabili, come i babbuini (genere Papio), i maschi sono in gran parte intolleranti l’uno con l’altro, spesso impegnati in scene spettacolari e visualizzazioni di minacce. Tali esibizioni e combattimenti sembrano determinare l’accesso alle donne.

Le specie come i babbuini sono intensamente dimorfiche. I maschi hanno enormi denti canini e sono molto più grandi delle femmine, adattandosi bene al concetto che la selezione sessuale ha favorito questi tratti a causa dei vantaggi che conferiscono ai combattenti vincenti.

 

Tra i babbuini maschi si osservano combattimenti cruenti per l’accesso alle femmine. © http://www.wildlife-pictures-online.com/baboon-skirmishes.html

 

I gibboni, che al contrario sono poco dimorfici, mostrano un sistema di accoppiamento monogamo!

Ma non è tutto!

La selezione sessuale non è l’unica spiegazione per il dimorfismo sessuale nei primati. Una delle più antiche ipotesi alternative è che le grandi dimensioni del corpo maschile e le dimensioni del dente canino si siano evolute per la difesa predatoria.

Nonostante l’importanza della selezione sessuale nell’evoluzione del dimorfismo, esiste una grande complessità delle forze che guidano o vincolano l’evoluzione del dimorfismo.

Dieta

Il peso dell’evidenza suggerisce che la dieta non sia un fattore importante che influenza direttamente l’evoluzione del dimorfismo. Tuttavia, alcuni studi hanno suggerito che il dimorfismo della massa corporea sia legato alla dieta. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che una dieta a basso contenuto energetico e folivora possa limitare l’espressione del dimorfismo o la competizione maschio-maschio.

La dieta è solo debolmente associata alla variazione del dimorfismo in quanto le specie folivore tendono a essere meno dimorfiche rispetto ad altre specie. Questa relazione ha però molte eccezioni. Le scimmie nasiche (o proboscidate) e i gorilla sono specie folivore e sono tra i più dimorfici.

Primati terrestri

Le specie terrestri tendono a essere più dimorfiche delle specie arboree. Come mai? Si pensa che questo sia dovuto a una maggiore pressione di predazione sulle specie terrestri.

Se i primati maschi sono più suscettibili alla predazione, o perché trascorrono periodi di tempo più lunghi da soli, o perché difendono più frequentemente i gruppi contro i predatori, allora dovrebbero essere favoriti i denti canini di taglia più grande e più grandi. Inoltre, nei primati terrestri le dimensioni del gruppo femminile possono essere maggiori. Questo porterebbe a una maggiore competizione tra i maschi.

Divergenza della nicchia

Si è a lungo ipotizzato che la divergenza di nicchia favorisca l’evoluzione del dimorfismo dimensionale nei primati. Ad esempio, le diete maschili e femminili differiscono negli oranghi e in altre specie. Tuttavia, le differenze dietetiche tendono a essere relativamente lievi e l’ipotesi di divergenza di nicchia non ha mai ricevuto molto sostegno.

Variazione epifenomenica

Questa è una variazione che deriva da diverse condizioni ambientali che potrebbero influenzare la crescita e lo sviluppo di sottospecie appartenenti alla stessa specie. Infatti, le sottospecie possono differire nel dimorfismo.

Ad esempio, la specie Cercopithecus aethiops possiede diverse popolazioni in diverse parti del Kenia. Esse differiscono significativamente nel dimorfismo di massa corporea, in gran parte nella massa corporea femminile. In particolare, le femmine provenienti da zone con piogge medie più alte hanno mostrato una massa corporea maggiore rispetto a quelle delle zone più asciutte.

Differenze tra proscimmie e scimmie antropomorfe

Uno dei più enigmatici schemi tassonomici del dimorfismo è quello tra prosimiani e antropoidi. Il gruppo delle proscimmie, che comprende lemuri (Madagascar), lorisiformi (Asia e Africa) e tarsi (Asia sud-orientale), porta un dimorfismo sessuale minimo o assente nella massa corporea, nella dimensione dei denti o nel pelo.

D’altra parte, gli antropoidi mostrano comunemente livelli estremi di dimorfismo sessuale in uno o più di questi caratteri. Questo avviene nonostante entrambi i gruppi siano caratterizzati da poligamia e da un’intensa competizione maschile. Sembrerebbe che le strepsirrine siano poco dimorfiche perché la selezione favorisce le abilità di combattimento e l’agilità.

Ma la questione rimane ancora aperta.

Conclusioni

Il dimorfismo sessuale come fenomeno è ampiamente noto. Vi è ancora oggi una forte tendenza a considerare il dimorfismo come un carattere unitario che si evolve come una semplice conseguenza della selezione sessuale. È chiaro ormai che il fenomeno sia più complesso di quanto pensato in precedenza: vi sono una miriade di meccanismi che causano o influenzano l’espressione e l’evoluzione del dimorfismo sessuale all’interno dei primati.

Possiamo quindi ipotizzare che il dimorfismo sessuale all’interno dei primati sia dovuto a un insieme di cause, compresa la selezione sessuale, ma anche ad altre variabili comportamentali ed ecologiche.

Erika Heritier

Mi chiamo Erika e sono laureata in Scienze Naturali all'Università di Torino, mentre ora frequento la magistrale in Scienze dei Sistemi Naturali (che fantasia!) e mi diverto a scrivere. Cosa vorrei fare nella mia vita? Far conoscere la natura e le sue mille sfaccettature alle persone, studiose e non. Le scienze della natura sono interessanti, ricche di piccoli segreti e misteri da portare alla luce. Conoscere la natura significa anche rispettarla e migliorare il proprio rapporto con l'ambiente, in modo da cambiare, di conseguenza, la nostra società.

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