Dimetilmercurio: se ne senti l’odore è già troppo tardi

Al giorno d’oggi conosciamo migliaia di sostanze che possono ucciderci in svariate maniere: se ne veniamo a contatto, se le ingeriamo, se le respiriamo.

Fare una classifica di quale sia la più pericolosa è ovviamente impossibile: c’è chi al primo posto metterebbe gli elementi radioattivi come plutonio o uranio, chi l’arsenico, chi composti come il monossido di carbonio.

In lizza per questo triste podio c’è sicuramente il dimetilmercurio: una molecola piccola, formata da un atomo centrale di mercurio a cui sono legati due gruppi metilici (un gruppo metilico è formato da un carbonio circondato da tre atomi di idrogeno). Appare come un liquido incolore, infiammabile, i cui vapori hanno un odore dolce.
Qualcuno potrebbe obiettare che maneggiandolo sotto una cappa che ne assorba i vapori, raffreddandolo per limitarne la volatilità, lontano da fiamme e utilizzando un paio di guanti in lattice si possa utilizzarlo in totale sicurezza.

 

Sostanze che possono ucciderci
Molecola del dimetilmercurio.

Il 14 Agosto 1996, la chimica statunitense Karen Wetterhahn stava utilizzando il dimetilmercurio proprio in queste condizioni quando accidentalmente le caddero sui guanti di lattice una o due gocce di questa sostanza: l’8 Giugno 1997, dieci mesi dopo, Karen morì.

Detta in questo modo potrebbe sembrare una correlazione un po’ forzata ma vi assicuro che non è così.

La Wetterhahn era un’esperta internazionale di metalli pesanti e la sua attività scientifica si concentrava sulle implicazioni che questi ultimi avevano all’interno delle cellule come agenti cancerogeni ed è stata premiata per aver scoperto in che modo il cromo danneggia il DNA.
Insomma, una tossicologa che sapeva il fatto suo in materia di metalli pesanti e della loro pericolosità.

Quel 14 Agosto, lei e il collega Kent Sugden erano intenzionati a studiare come i siti attivi (ovvero le parti di molecola implicate nella formazione dei legami) delle proteine si legassero al mercurio, utilizzando la risonanza magnetica nucleare (NMR).
Dopo una serie di prove non soddisfacenti con composti contenenti mercurio, si decise di utilizzare il dimetilmercurio per tarare lo strumento di analisi.
Nel preparare il campione, Karen non diede peso alla gocciolina che le era caduta sul guanto e non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto da lì a pochi mesi.

Il dimetilmercurio è in grado di permeare il lattice in pochi secondi e di essere assorbito tramite la pelle.
All’interno dell’organismo si comporta come una potente neurotossina e ha la tendenza a bioaccumularsi, venendo espulso molto molto lentamente.
I sintomi dell’avvelenamento da mercurio però possono comparire anche dopo diversi mesi, quando ormai è troppo tardi.

Tre mesi dopo essere entrata in contatto con il composto, Karen Wetterhahn, cominciò a soffrire di dolori addominali, diarrea, nausea. Nel mese di Gennaio dell’anno successivo fu ricoverata per l’aggravarsi di sintomi neurologici: non riusciva più a parlare, a mantenere l’equilibrio, a udire. Nonostante fu sottoposta a una terapia chelante, utilizzata proprio per risolvere le intossicazioni da metalli pesanti, la tossicologa entrò in uno stadio vegetativo alternato a momenti di forte agitazione e pianto.
Sei mesi dopo furono spenti i sistemi di supporto vitale e Karen spirò.
La sua morte sconvolse l’intera comunità scientifica che decise di rivedere i protocolli di sicurezza previsti per l’utilizzo di tale composto.

Attualmente, per maneggiare il dimetilmercurio è necessario utilizzare guanti in plastica laminata in aggiunta a guanti con manica lunga in neoprene o nitrile oltre alle altre procedure di sicurezza come l’utilizzo di una cappa aspirante.Forse vi chiederete perché, nonostante la pericolosità accertata, fu utilizzato proprio il dimetilmercurio: all’epoca era tra le migliori sostanze utilizzate per calibrare gli spettrometri a mercurio.

Oggi l’utilizzo di tale composto, pur presentando ancora diversi vantaggi, è stato notevolmente ridotto.

MissioneScienza vuole ricordare come il progresso, delle volte, sia frutto di errori che possono risultare fatali.          Ma ogni contributo di chi, purtroppo, ha perso la vita per la conoscenza non risulterà mai vano. Il Dartmouth College, dove lavorava Karen, ha istituito un premio in suo onore in favore di tutte le donne che vogliano abbracciare una carriera scientifica.

 

FONTI:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2010/04/07/news/pick_your_poison_12_toxic_tales-3507/

https://en.wikipedia.org/wiki/Dimethylmercury

https://en.wikipedia.org/wiki/Karen_Wetterhahn

https://chemistry.dartmouth.edu/graduate/graduate-awards/karen-e-wetterhahn-graduate-fellowship-chemistry

https://www.osha.gov/dts/hib/hib_data/hib19980309.html

Giulio D'Onofrio

Fin da bambino le mie più grandi passioni sono la natura e i libri: ho fuso le due cose nella divulgazione scientifica e dal 2018 faccio parte del Team di MissioneScienza. Sono un Perito Agrario iscritto al CdL in Scienze Agrarie all'Università degli Studi di Udine e mi piacerebbe specializzarmi in Agricoltura di Precisione. Mentre completo gli studi, lavoro come Insegnante Tecnico-Pratico in una scuola superiore in provincia di Pordenone. Insomma, la divulgazione è parte integrante della mia vita!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *