Come fermare l’emorragia?

Continua la nostra rubrica “1000 modi per salvare vite”. Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di come intervenire di fronte a un’emergenza diabetica. Aggiungiamo una nuova pillola di conoscenza al nostro bagaglio, per essere pronti ad ogni emergenza, con un nuovissimo argomento scelto da voi: l’emorragia.

Cos’è l’emorragia?

Come emorragia si intende la fuoriuscita di sangue dall’apparato cardiocircolatorio. Affinché si abbia un’emorragia, ovvero una perdita di sangue, è necessario che si verifichi una lesione a pieno spessore di un vaso sanguineo (arterioso o venoso) o del cuore.

Inoltre, è necessario che la pressione del sangue superi quella dell’ambiente esterno. Questa precisazione potrebbe sembrare banale se facciamo riferimento a un’emorragia esterna (ovvero a una perdita di sangue all’esterno del nostro corpo) perché la pressione atmosferica è sempre più bassa della pressione sanguinea.

Ma in realtà esistono anche emorragie interne, cioè una fuoriuscita di sangue dal torrente circolatorio che si accumula nel nostro corpo. In questo caso non è così scontato che la pressione dei nostri tessuti sia inferiore a quella sanguinea. Infatti, è possibile che la pressione tissutale addirittura superi quella sanguinea, limitando la fuoriuscita di sangue dai vasi lesi.

A livello dei grandi muscoli, ad esempio, è molto facile che si verifichino lesioni dei piccoli vasi, soprattutto se facciamo sollevamento pesi. Se il sangue se ne fregasse della pressione, in seguito a uno sforzo, perderemmo notevoli quantità di sangue. Fortunatamente il nostro sangue non vince le regole della fisica, quindi, grazie all’elevata pressione a livello dell’interstizio (= liquido tra le cellule) muscolare, l’emorragia è impedita.

È proprio grazie allo stesso meccanismo che riusciamo a bloccare un’emorragia esterna applicando pressione (magari con una garza sterile) sulla ferita sanguinante.

Ma qual è la pressione del sangue?

Consideriamo, innanzitutto, che la pressione sanguinea viene misurata in riferimento alla pressione atmosferica, pari a 760 mmHg (mmHg = millimetri di mercurio).

La pressione media nelle venule è in media 10 mmHg (ovvero 10 mmHg in più di quella atmosferica).Quella nelle arteriole, invece è in media 60 mmHg durante la contrazione cardiaca (sistole) e 40 mmHg durante il rilasciamento cardiaco (diastole).

Ricordate inoltre che la pressione è tanto più bassa quanto più ci spostiamo verso le vene più grandi, e la velocità del sangue è più bassa nelle vene rispetto alle arterie e minima nei capillari.

Quindi sarà molto più facile fermare un’emorragia venosa perché il sangue uscirà molto più lentamente. Viceversa, un’emorragia arteriosa sarà molto più difficile da fermare e il sangue zampillerà.

In alto è descritta la variazione di pressione nei diversi distretti del torrente circolatorio. Ovviamente nella parte iniziale (aorta, arterie e inizio delle arteriole) avremo una variazione continua definita sinusoidale dovuta alla contrazione cardiaca. Durante la sistole la pressione sarà più alta, man mano che il cuore si rilassa sarà più bassa fino alla fine della diastole dove la pressione è minima. Nel grafico sottostante è descritta la velocità che ovviamente sarà minima a livello capillare, dove è importante che il sangue rallenti per facilitare lo scambio di nutrienti con le cellule. © Fonte

Come accorgerci che qualcuno ha un’emorragia?

“Beh… che domanda… basta vedere che sta uscendo il sangue”. Carǝ lettorǝ, magari fosse così semplice.

Magari in presenza di un’emorragia esterna sarà molto facile vedere il sanguinamento, ma in caso di emorragia interna? Beh, queste emorragie sono le più gravi e possono passare in sordina per ore o addirittura giorni.

Inoltre, considerate che esistono tanti diversi sanguinamenti esterni: emottisi, emoftoe, epistassi, ematuria, rettorragia ecc. La maggioranza, però, è di competenza esclusivamente medica: noi ci concentreremo solo sull’emorragia esterna e, nel prossimo articolo, sull’epistassi.

Se il sanguinamento avviene all’interno di cavità non comunicanti con l’esterno (es: peritoneo, spazio pleurico, pericardio, scatola cranica) il sangue resta nascosto nel nostro corpo e la sua fuoriuscita può essere sospettata solo quando il sangue va a occupare spazi destinati ad altri organi, comprimendoli e dando sintomi.

Per esempio, l’emotorace (sanguinamento nello spazio pleurico) comprime il polmone e provoca difficoltà respiratorie.

Inoltre, può manifestarsi anche con anemia quando abbiamo perdite ematiche notevoli, oppure restare nascosta se la perdita ematica è minima (ad esempio in caso di lieve ematuria = perdita di sangue con le urine).

Quali sono i sintomi di un’emorragia?

Sappiate che è possibile perdere sangue senza nemmeno accorgersene. Questo non perché qualcuno ci ruba del sangue la notte mentre dormiamo, ma perché emorragie con perdita di sangue inferiore al 15% del totale possono essere asintomatiche.

Ma se la perdita raggiunge il 15-30% si osserverà:

  • Aumento pressione sanguinea e tachicardia
  • Cute pallida, specie all’estremità
  • La diuresi si contrae (oliguria)

Questi sintomi sono messi in atto dal nostro organismo per ovviare alla perdita ematica. Infatti, si avrà ipertensione e tachicardia per pompare maggiormente il sangue ai tessuti (che ricevono nutrienti da esso). Avremo oliguria per ridurre la perdita di liquidi e la cute sarà pallida perché riceverà meno sangue (sia per l’emorragia sia per fare arrivare sangue agli organi interni).

Una perdita ancora più alta di sangue, intorno al 30-40% determina:

  • Tachicardia, tachipnea
  • Riduzione della pressione sanguinea: perché il sangue si è notevolmente ridotto
  • Riduzione del polso
  • Ansia, confusione mentale (per la scarsa irrorazione cerebrale)

Infine, una perdita ematica maggiore al 40% determina shock emorragico con:

  • Scomparsa del polso
  • Coma o stato letargico
  • Assenza della diuresi (anuria)
  • Morte

Cosa fare in caso di emorragia?

Ed eccoci arrivati alla parte cruciale, per cui state ben attenti!

Punto 1: Chiamare il 118 e fermare il sanguinamento

Se l’emorragia è abbondante, la primissima cosa da fare è fermare l’emorragia con tutto ciò che abbiamo a disposizione (magliette, strofinacci). Quindi andremo a esercitare una pressione sulla ferita in modo tale da fermare il sanguinamento. Se il sangue passa attraverso il panno utilizzato, allora aggiungiamone un altro, senza ridurre la pressione esercitata.

Ovviamente, nel frattempo, diciamo a un passante di chiamare il 118 (112 lì dove è attivo il numero di emergenza unico).

Non applicare mai un laccio per fermare l’emorragia, perché è una manovra delicata e che deve essere effettuata solo da soccorritori opportunatamente qualificati. Infatti, usando un laccio, è possibile che si eserciti una pressione troppo bassa per fermare le arterie ma che occlude le vene bloccando il ritorno di sangue al cuore.

Le uniche eccezioni al suo utilizzo sono: pressione diretta sulla ferita inefficace per fermare l’emorragia, il soccorritore è solo e deve abbandonare la vittima per cercare soccorsi o per soccorrere più persone.

Ricordate che il laccio va posizionato sempre prossimalmente alla ferita rispetto al cuore. Quindi, se sanguina un polso, posizioneremo il laccio a livello dell’avambraccio perché è la parte più vicina al polso. Ovviamente, se sanguina un polso, non metteremo un laccio intorno a un dito perché è più distante al cuore rispetto al polso. Inoltre, annotate l’orario di applicazione del laccio e comunicatelo al personale di soccorso

Attenzione! Per motivi di sicurezza evitate il contatto diretto con sangue estraneo e usate guanti medici o un sacchetto di plastica oppure dite alla vittima stessa di fare pressione sulla ferita. Esiste infatti il rischio di prendere malattie infettive (ad esempio l’AIDS). Ma ricordate! L’AIDS non si trasmette con il semplice contatto con il sangue, ma è necessario il contatto ferita-ferita. Solo in tal caso potrebbe essere possibile la trasmissione; ma per sicurezza meglio evitare di toccare il sangue di altre persone.

Punto 2: Trattamento della ferita e posizionamento della vittima

Non si deve mai ispezionare o pulire l’interno della ferita perché questo potrebbe favorire il sanguinamento. Alla pulizia ci penserà poi il chirurgo. Inoltre, se c’è un corpo estraneo nella ferita: NON RIMUOVETELO. Esso, infatti, contribuisce a chiudere la ferita e a fermare l’emorragia.

Se la ferita riguarda un arto, esso va posizionato sempre superiormente rispetto al livello del cuore. Quindi, se è una mano o un braccio a essere interessato, allora va posizionato sopra la testa. Se invece è la gamba a sanguinare, la persona va stesa e la gamba alzata. Questo procedimento è importante perché va a ridurre la pressione all’interno del vaso leso e, come già detto, meno pressione è uguale a meno sanguinamento.

Ricordate sempre il ruolo fondamentale della tempestività: mai aspettare troppo per agire con la paura di sbagliare, ma sempre meglio fare le cose bene che rapidamente e male. Quindi calma e sangue freddo.

Conclusioni

Arrivati a fine articolo avete completato un ulteriore obiettivo e ora saprete anche fermare il peggiore sanguinamento. Aggiungete un’altra medaglia al vostro album dei soccorritori e ricordate “Aiutate sempre il prossimo”.

Un ringraziamento speciale alla Croce Rossa Italiana che con le sue brevi ma attente e utilissime guide (da cui è tratto questo articolo) reperibili online (a questo link) aiuta moltissimo nel trattamento delle emergenze mediche.

Alla prossima missione per soccorritori…

Tommaso Magnifico

Sono Tommaso Magnifico, studente di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari. Sono interessato a tutti i temi scientifici, soprattutto riguardanti la neurologia. Socio Mensa (The high IQ society).

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