Colori ed etimologia – Un arcobaleno di parole

Come abbiamo già detto su Missione Scienza, le parole che usiamo per definire i colori hanno un’origine complessa e intricata.

Come la maggior parte delle cose complesse, vale la pena esplorarla più nel dettaglio!

Seguiremo l’ordine dei colori trovato da Berlin e Kay di cui parliamo qui.

Partiamo dalle basi.

Bianco e nero 

Il Bianco

colori
Il colore bianco in tutta la sua bianchitudine.

La parola italiana “bianco” deriva dal latino volgare “blanco”. Dico latino volgare perché in latino bianco si dice “albus”, o al massimo “candidus”, che voleva dire “bianco scintillante”, parola da cui derivano i nostri “albume”, “alba”, “candido”, “candore” (ma anche “album” e “candela”).

La parola in latino volgare è un prestito da una lingua “barbara”, nello specifico detta “francone antico”, che non è altro che una delle lingue germaniche che prosperavano in Europa nei primi anni dell’era comune.

La forma in antico francone era *blank e derivava direttamente dalla radice proto-germanica *blankaz che, oltre a voler dire bianco, voleva dire anche “brillante”.

La parola deriva dalla radice proto-indo-europea *bhleyg- o *bhleg- (brillare) che, sorprendentemente, ha portato anche alla forma proto-germanica *blakaz (bruciato, carbonizzato) che ha portato alla parola inglese “black” (nero).

Il Nero

colori neri
Uno scurissimo esempio di nero.

La parola italiana “nero”, invece, deriva proprio dal latino “nigrum” (accusativo della parola “niger”).

Sfortunatamente, l’origine di questa forma latina è sconosciuta. Alcuni linguisti la collegano alla forma proto-indo-europea *nókwts- (da cui deriva la parola italiana “notte”).

È interessante notare che, in latino, esiste almeno un’altra parola per indicare il colore nero, dell’etimologia più “comprensibile”. 

La parola latina “ater”, infatti, deriva dalla forma proto-indo-europea *hehter-(fuoco), ed è un’origine abbastanza diffusa per parole relative al colore nero (a causa del fatto che dove c’è fuoco c’è carbone, e il carbone è nero).

Insomma, bianco e nero.

Rosso

colori rossi
Rosso, non proprio profondo ma, sicuramente, relativo.

Dopo il bianco e il nero, il prossimo colore nella lista è il rosso.

La parola “rosso” deriva dalla parola latina volgare “russus”.

“Russus”, a sua volta, deriva da una semplificazione fonologica dell’aggettivo latino “rubrus”. Questo tipo di assimilazioni e riduzioni fonetiche sono molto comuni dal latino classico a quello volgare (ad esempio, la perdita della fricativa glottidale sorda “h” hostia > ostia oppure habere > avere).

L’aggettivo “rubrus” deriva dal sostantivo “ruber” (il colore rosso).

Si può tracciare la storia sia del sostantivo che dell’aggettivo, questo grazie alla radice proto-italica *ruðros, che trova le sue origini nella radice proto-indo-europea *h₁rudʰrós.

Questa voce è la combinazione delle radici h₁rewdʰ- (rosso) e *(Ø)-rós (suffisso che permetteva di creare aggettivi da nomi).

La radice h₁rewdʰ- è la progenitrice della quasi totalità delle parole usate per descrivere il colore rosso nelle lingue indo-europee.

Dalla radice proto-germanica, a lei collegata, *raudaz, derivano l’inglese “red”, il tedesco “rot”, l’olandese “rood”, l’afrikaans “rooi”, il norvegese e danese “rød”, lo svedese “röd” e l’islandese “rautt”. 

Dal latino volgare “russus”, derivano lo spagnolo “rojo”, il francese “rouge”, il romeno “roșu”, il sardo “arrùbiu” e il corso “rossu”.

Ovviamente, non sarebbe una storia interessante senza delle curiose eccezioni. 

Nonostante siano classificate come lingue romanze, portoghese, galiziano e catalano traducono “rosso”, rispettivamente come “vermelho”, “vermello” e “vermell”. Il corrispettivo italiano sarebbe il termine desueto “vermiglio” (o vermiglione), una specifica sfumatura di rosso.

Il termine deriva dal latino volgare “vermiculus” (diminutivo di “vermis”), ovvero “color vermetto”. Questo perché si soleva ricavare questo pigmento da una particolare specie di insetto (Kermes vermilio), ancora oggi utilizzato per produrre l’alchermes.

Questo fenomeno, che in linguistica si dice “fenomeno suppletivo” (o “polimorfia lessicale”), fa sì che un termine etimologicamente estraneo, ma semanticamente connesso, sostituisca uno o più forme nella lingua in questione.

È così che noi italiani diciamo “tu vai” ma “noi andiamo” e, apparentemente, i portoghesi per dire “rosso” dicono “color vermetto”.

Giallo e Verde

Proseguendo sulla strada dell’etimologia dei colori, lasciandoci alle spalle il rosso, ci troviamo a parlare del giallo e del verde.

O sarebbe meglio dire giallo-verde?

Ebbene sì, questa volta dobbiamo partire dalle origini.

In proto-indo-europeo si riconosce un’unica radice che descrive contemporaneamente giallo e verde, questa radice è *ghelhwòs, letteralmente “cosa che brilla”.

In proto-indo-europeo, giallo e verde sono due sfumature dello stesso colore.

Questa caratteristica non è affatto strana e fu mantenuta nella maggior parte delle lingue “antiche”.

Da questa radice proto-indo-europea deriva la radice proto-germanica *gelwaz (giallo-verde) che è dato origine all’inglese “yellow”, il tedesco “gelb”, l’olandese “geel” e tanti altri. Dalla stessa radice proto-indo-europea deriva il proto-italico *helawos (giallo-verde), che si può ricondurre al latino tardo “galbinus” (giallo-verde) che ha dato origine alla parola “jalne” in antico francese, che poi si è evoluta nel nostro “giallo”.

Ma sarebbe potuto andare diversamente, in greco antico, infatti, la stessa radice proto-indo-europea si è evoluta in “khloròs” che, nonostante mantenesse un significato ancora abbastanza ambiguo, è generalmente associato al colore “verde pallido”, tanto che ha dato il nome alla “clorofilla” (che è decisamente verde).

Insomma, il “giallo-verde” proto-indo-europeo è diventato, con il tempo, il nostro “giallo”.

colori gialli
Giallo. Non mi viene in mente nessuna battuta che non sia banalissima.


E il verde?

La parola “verde” deriva dal latino tardo “virdis” (sincope del latino classico “viridis”), aggettivo che deriva dal verbo “vireo” (germogliare). A questo verbo sono etimologicamente connesse parole come “vigore”, “vegetare” e (alla lontanissima) anche “vita”. Queste parole sono, infatti, sono tutte connesse alla radice proto-indo-europea *weys (o *weg) connessa al concetto di “propagazione” e “vitalità”.

La connessione fra “verde” e “vita” è abbastanza diretta, noi umani siamo circondati da cose vive di colore verde e la natura verdeggiante (appunto) è sempre stato simbolo di abbondanza.

Anche nelle lingue germaniche, ad esempio l’inglese “green”, traccia le sue origini (attraverso il proto-germanico *groniz) al proto-indo-europeo *ghreh- (crescere). Non a caso, in inglese “crescere” si dice “to grow”.

colori verdi
Una delle quattrocentomila sfumature di verde e, probabilmente, non quella a cui stavi pensando.

Blu

colori blu
Blu, il mio colore preferito e, quindi, oggettivamente il più bello di tutti.

Il blu è un colore sfuggente (dal punto di vista linguistico). Sembra che in tutte le lingue europee (o quasi) la parola sia una piccola variazione sul tema “blu”. La parola è “blu” in albanese, “blau” in catalano, “blue” in inglese, “blou” in afrikaans, “blå” in danese e (questa volta) anche “ble” in greco moderno!

Tuttavia, nonostante questa apparente somiglianza trasversale, è veramente difficile trovare lingue “antiche” che abbiano una parola specifica per descrivere questo colore.

In latino, ad esempio, esistevano due parole usate, in genere, per descrivere i colori nella sfumatura del blu, “cyaneus” e “caeruleus” (nessuna delle quali è imparentata con il moderno “blu”).

La prima, “cyaneus” (da cui deriva il nostro “ciano” o “cianotico”), era una parola presa in prestito dal greco antico ”kyanos” che, a sua volta, deriva dalla radice proto-indo-europea *kwey-, che, però, era più comunemente usata per descrivere il colore bianco.

La seconda, letteralmente, vuol dire “color del cielo” (dal latino “caelum”) e, sebbene in italiano abbiamo il corrispettivo “celeste”, in latino “caeruleus” a volte era usato anche per parlare di verde scuro e verde acqua (d’altronde, il cielo non è solo blu).

Insomma, se in latino “blu” non esiste, perché noi diciamo “blu”?

Ebbene, la parola “blu” deriva dall’antico francese “blao” (o “bleve”). Queste parole, però, non volevano dire specificamente “blu”, anzi, erano genericamente connesse a colori come il grigio, il verde pallido e anche varie sfumature di blu. Queste voci in francese antico derivano dal proto-germanico *blewaz (grigio, blu scuro, nero).

L’origine di questa voce è abbastanza dibattuta. L’opinione più riconosciuta è che questa sia una variante della radice *blakaz (nero), di cui abbiamo già parlato, e, quindi, ne traccia l’origine alla radice proto-indo-europea *bʰleyǵ-  (brillare, bruciare). 

Insomma, niente “blu” in proto-indo-europeo (e nemmeno in latino, con buona pace dei dizionari).

Il colore “blu”, inteso come entità lessicale indipendente e univoca, è abbastanza recente! Tanto recente che, in latino ecclesiastico medievale, a causa della chiara mancanza della lingua, è stato coniato il termine “azurinus” preso in prestito dall’italiano “azzurro” che, a sua volta, è un prestito dal persiano “lâjvard” (termine usato per descrivere i bellissimi lapislazzuli).

Marrone

colori marroni
Marrone che, sotto sotto, fa un po’ schifo a tutti, poveraccio.

Fin da quando sono piccolo so che esiste una varietà di castagne, in genere più “cicciotte”, che si chiamano “marroni”.

Ho sempre pensato che si chiamassero così a causa del loro colore marrone scuro.

La realtà, però, è che è esattamente l’opposto!

La parola “marrone” deriva dal greco bizantino “màraon”, che vuol dire proprio “castagna dolce”.

Sembra, infatti, che queste castagne dolci fossero chiamate così perché, in genere, sono più grandi delle castagne normali. La parola bizantina è stata ricollegata ad una radica proto-celtica *maaros (grande) che, a sua volta, deriva dalla radice proto-indo-europea *mohros (di grandi dimensioni).

Insomma, non sono i marroni a chiamarsi così, perché sono marroni. 

Il marrone si chiama così perché i marroni sono marroni.

Non dovremmo stupirci, dato che anche i nostri capelli sono “castani”, ossia “color castagna”.

Rosa e Viola

Colori come “rosa”, “viola” e “lillà” hanno tutti un’origine, come dire… “floreale”.

A dimostrazione del loro relativamente recente ingresso nel lessico, questi termini sono ancora connessi ad altri termini, ancora esistenti nella lingua. Si dicono “omonimi”, ossia, coppie di parole con la stessa pronuncia, ma significato differente.

Rosa

colori rosa
Rosa. Fun Fact, fino agli anni ’40 considerato un colore che “esprime natura bellicosa” e, quindi, associato più al maschile che al femminile (che invece era spesso blu). Questo a dimostrazione che il genere binario come mandato naturale è una invenzione fatta e finita.

La parola “rosa” (che indica il colore) è legata alla parola “rosa” (che invece descrive il ben noto fiore). Questa parola è direttamente derivata dalla inflazionatissima parola latina “rosa”, dallo stesso significato.

A sua volta, questa parola si connette ad una voce in greco antico “rhòdon”, sempre riferita al fiore. La parola deriva dal proto-ellenico *wrodon (rosa), che l’ha presa in prestito dal proto-iraniano *wrda-. 

Questa radice è una diretta discendente della parola proto-indo-europea *wrdhos che, a differenza di molte radici protoindoeuropee, ha un significato molto molto specifico. Questa parola ricostruita si riferisce, infatti, alla pianta Rosa rubiginosa, un tipo di rosa selvatica incredibilmente comune in Eurasia.

Viola

colori viola
Viola. In una versione tenue, per richiamare ai fiori.

Anche la parola “viola” (colore), omonimo della parola “viola” (fiore), deriva dal latino “viola”.

L’etimologia di questa parola è incerta. Pare, però, che sia collegata alla parola greca “ion”, dato che la parola greca arcaica presentava la forma “wion”. Anche in questo caso, la parola è arrivata in Grecia attraverso la Persia (Iran). Si suppone, infatti, che la parola arcaica “wion” sia un prestito dal medio-persiano “wnpšk”. 

In tutti i casi, queste parole si riferiscono al fiore di viola (piante appartenenti al genere Viola).

La parola “lillà” (colore) non fa eccezione. Sebbene meno nota di rose e viole, i “lillà” (fiore) sono i fiori della pianta Syringa vulgaris (la più comune del genere Syringa).

La parola deriva dal francese “lilac” (voce obsoleta, ormai “lilas”). Questa deriva dall’arabo “lilak”, ma, anche in questo caso, l’origine ultima è da trovarsi in Persia!

La parola araba è un prestito dal persiano “lilak”. Anche in questo caso, tutte queste parole menzionate si riferiscono al fiore delle piante del genere Syringa.

Grigio

Colori grigi
Grigio. Un colore ambiguo ma (di certo) con più di 50 sfumature.

Inteso come una miscela in parti uguali di nero e bianco, il grigio è generalmente connesso al concetto di “indistinto”, “non ben definito” o “fumoso”. Tuttavia, la sua etimologia è abbastanza chiara.

La parola grigio non appare in latino classico, ma solo in latino medioevale (griseus), come prestito dal francese “gris”.

Questo non vuol dire che gli antichi romani non avessero una parola per “grigio”. La parola “ravus”, infatti, traduce “grigio” in latino classico (anche se, in alcuni contesti, vuol dire anche “biondo”).

Insomma, il “grigio” fatto e finito lo abbiamo “rubato” dai francesi.

In particolare, la parola francese “gris” deriva direttamente dall’antico francone “gris” che, a sua volta, è un termine che si può ricollegare alla radica proto-germanica *grisaz.

Questa radice e il suo sinonimo *grewaz (da cui derivano direttamente le varianti “germaniche” come l’inglese “grey”) possono essere ricollegate a una specifica radice proto-indo-europea.

Ricordiamo sempre che, come ogni cosa ricostruita a posteriori, esiste un certo livello di speculazione (che si basa comunque sulla comparazione di decine e decine di lingue).

La radice è *ghreh- (connessa a concetti come il crescere, specificamente quello delle piante). Voi direte, ma cosa c’entra il crescere delle piante con il grigio?

Ebbene, le piante (e la natura in generale) sono sempre state connesse ai colori e, se salite di qualche riga nell’articolo, troverete che questa radice è connessa anche al verde e al giallo! I colori che oggi sono distinti non sono sempre stati così “distinguibili” (almeno dal punto di vista lessicale).

Questa radice, quindi, disegnerebbe una correlazione fra i colori verde-giallo-grigio (che, comunque, abbiamo trovato anche in latino, grigio-biondo).

Conclusioni

Qui si conclude il nostro viaggio nella storia dei colori. Cosa abbiamo imparato?

1) La storia della nostra lingue (e di tutte le lingue, in realtà) è incredibilmente complessa e intricata, ma ci mostra come tutto sia ricollegabile ad un modello “razionale”, o comunque sensato.

2) L’etimologia è una cosa bellissima.

Fonti e Riferimenti Etimologici per i Colori

Wiktionary
Nero 1 e Nero 2
Bianco
Rosso 1 e Rosso 2
Verde
Giallo
Blu
Marrone
Rosa
Viola 1 e Viola 2
Grigio

Luca Ricciardi

Chimico fisico dei sistemi biologici, laureato a Roma sia in triennale che in magistrale all'università "La Sapienza". Attualmente in Olanda nella ridente cittadina di Enschede per conseguire un PhD, cofinanziato da Royal Dutch Shell, riguardo la produzione di biocarburanti a partire da materiale di scarto agricolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *