Clorochina e COVID-19, una storia surreale

Recentemente si è sentito parlare molto di clorochina come possibile farmaco anti-COVID-19. Così noi di Missione Scienza abbiamo deciso di scrivere un articolo di chiarimento. Addentrandoci nell’iter che ha portato questo farmaco agli onori della cronaca ci siamo imbattuti in una storia surreale e piena di colpi di scena che davvero non immaginavamo. Su questo farmaco si è detto tutto e il contrario di tutto: notizie false, studi scientifici autorevoli e titoli shock di quotidiani, in un groviglio che ha coinvolto presidenti, medici di campagna e comunità scientifica. Nell’attesa che Netflix ci faccia una serie, leggete il nostro articolo.

Molecola della clorichina
Partiamo dal tasto dolente: le bufale

Tutto è partito a marzo quando il dottor Didier Raoult, virologo francese presidente del polo malattie infettive di
Marsiglia, se ne esce con dichiarazioni molto altisonanti, riguardanti un suo studio che valida l’efficacia della clorochina nel trattamento della COVID-19. Ora, il dott. Raoult sembra un tipo affidabile, con un bel CV ed un’ottima posizione, però viene fuori che ha parecchi scheletri nell’armadio.

Sembra infatti che abbia costruito la sua reputazione pubblicando una mole stratosferica di lavori, soprattutto come coautore. Ha pubblicato sia su riviste autorevoli ma anche su riviste con un basso impatto scientifico, molte delle quali gestite da suoi collaboratori. Inoltre il famoso studio sulla clorochina è stato fatto solo su 100 pazienti, non è stato condotto in cieco e non ha subito nessuna revisione comparativa [1][2]. Quindi agli occhi della comunità scientifica è una dichiarazione e nulla di più. Agli occhi dei media invece, per i quali comunicato stampa = pubblicazione su Nature, è sembrata una notizia da sbattere in prima pagina. “C’è la cura per la COVID-19!!! Apri il nostro sito e permettici di pagare le bollette della luce!”. Ora in un mondo normale notizie del genere sarebbero finite nel cestino del gossip, invece nella tempolinea più kafkiana del multiverso questa notizia rimbalza ovunque, fino ad arrivare nelle mani delle persone sbagliate, che facendosi forza sul nome autorevole di Raoult iniziano a partorire una serie di porcate indicibili.

C’è ad esempio il dottor Vladimir Zelenko che si definisce “medico di campagna”. Un tizio che posta su Facebook meme cospirazionisti secondo cui il virus sarebbe un’arma biologica cinese, che da un momento all’altro ha iniziato a fare pere di clorochina ai suoi pazienti come se non ci fosse un domani. Anche a pazienti che presentavano sintomi lievi. Voi direte: “Vabbè è un povero pazzo, un caso isolato”, e invece no. Succede che le affermazioni di Zelenko vengono riportate da Fox News e di lì a poco arrivano alla Casa Bianca. Rudy Giuliani, consigliere e avvocato di Trump, loda pubblicamente la cura di Zelenko e in men che non si dica arrivano per il medico richieste di interviste e consulenze da vari paesi. Un disastro. [1]

Molte persone sull’onda della tempesta mediatica decidono di fare scorta di acqua tonica, poiché in questa bevanda è presente chinino, una molecola con proprietà simili alla clorochina [3]. Altri invece vanno oltre e iniziano ad assumere clorochina autonomamente. Tempo qualche giorno e ci scappa inevitabilmente il morto. Inoltre, l’assalto alle farmacie ha causato una carenza di questo farmaco, che viene utilizzato anche per altre patologie come artrite e lupus. Quindi problemi su problemi. [2]

Alla fine della storia possiamo quindi dire che la clorochina è solo una bufala?

No, ed è questa la cosa peggiore di tutte. Molti scienziati già stavano studiando l’efficacia della clorochina, ed il loro lavoro rischia di essere screditato a causa di affermazioni come quelle di Raoult e Zelenko. In tutta questa storia la cosa più folle è che si è corso dietro alle affermazioni dei soliti “guru”, senza aspettare studi con una solida base scientifica. Di conseguenza siamo arrivati al punto che stiamo producendo in massa un farmaco senza sapere se e quanto sia realmente efficace [4].

Ma come si è arrivati alla decisone di studiare la clorochina come trattamento sperimentale per la COVID-19?

Naturalmente c’è un motivo. Non è che i medici un giorno hanno detto: “Vabbè, damoje la clorochina, così de botto, senza senso”. Per capire il motivo dobbiamo tornare al 2003, quando ancora nessuno poteva immaginare la COVID-19 o il duetto di Bugo e Morgan a Sanremo.
All’epoca però tutti conoscevano la SARS, e alcuni scienziati cinesi, basandosi sulla capacità di attivare le risposte immunitarie dell’organismo della clorochina, fecero alcuni studi che risultarono incoraggianti.
Successivamente si scoprì che utilizzare la clorochina in associazione con degli antivirali poteva dare effetti ancora maggiori. Questo perché la clorochina può bloccare alcune pompe cellulari che “buttano fuori” dalla cellula il farmaco antivirale. Permanendo per più tempo nella cellula l’effetto dell’antivirale naturalmente è maggiore. [4]

Virus SARS-COV, responsabile dell’epidemia di SARS del 2002
Ok però che c’entra il la SARS con la COVID-19? Non si chiamano nemmeno uguali! Missione Scienza esci la verità che sennò qua qualcuno fa una fine brutta!

Ok, qui bisogna fare un attimo chiarezza e distinguere tra malattia e virus, in realtà il virus che ci sta colpendo duramente in questi giorni è chiamato SARS-CoV-2 e la malattia che causa è la COVID-19, ecco perché ho usato sempre l’articolo femminile, non perché mi sia rincoglionito ma perché LA COVID-19 è UNA malattia/sindrome e non UN virus.
Il nome del virus della SARS è invece SARS-CoV e condivide con il virus della COVID-19 circa l’80% del suo genoma. Da qui, vista la similitudine trai i due virus, l’idea di utilizzare gli stessi farmaci anche per il trattamento della COVID-19. [4]

In un altro articolo abbiamo già parlato della famiglia dei coronavirus e di come hanno influenzato la storia dell’umanità. Non lasciatevelo sfuggire.

Virus SARS-COV-2 responsabile dell’epidemia di COVID-19 del 2020
Ma quindi sta clorochina funziona anche con la COVID-19?

Non lo sappiamo ancora. Gli studi pubblicati fino a questo momento sono stati fatti solo in vitro e non è quindi possibile sapere se e quanto funzioni sugli esseri umani. Inoltre non c’è univocità, alcuni parlano di una potenziale efficacia mentre altri la smentiscono.
Inoltre c’è da considerare anche i pesanti effetti collaterali della clorochina. Già perché a dispetto del nome candidino e soave, che ricorda quello di una ninfa o di una Instagrammer con il link di Patreon nella bio, la clorochina ha effetti collaterali davvero pesanti e inoltre interagisce con molti farmaci, causando reazioni avverse di varia natura. Gli effetti più comuni possono essere: vomito, nausea, cefalea, tutte cose che possono sembrare di poco conto rispetto alla COVID-19. Però c’è da dire che, innanzitutto i sintomi della COVID-19 solo in pochi casi sono davvero gravi e, secondo poi, la clorochina può essere cardiotossica [5]. Quindi va da sé che non è il caso di prenderla come caramelle.

Conclusioni

Per avere un’idea definitiva e chiara sulla clorochina non ci resta che aspettare il risultato di studi autorevoli come il Solidarity dell’OMS [6] o il trial dell’Università di Oxford [7] che coinvolge più di 40 mila pazienti tra Asia, Europa e Africa. Lo scopo di quest’ultimo oltre a quello di determinare l’efficacia della clorochina è anche quello di vedere se è utilizzabile come farmaco di profilassi. Viste le dimensioni, l’autorevolezza e l’accuratezza di questi studi sono sicuro che a breve dissiperanno ogni dubbio riguardo questo farmaco.

Quindi in conclusione ciò che possiamo dire sulla clorochina è che:

  1. Potrebbe essere una terapia efficace contro la COVID-19 ma non possiamo ancora affermarlo con certezza
  2. Ha effetti collaterali non trascurabili, quindi la somministrazione deve essere SEMPRE fatta dietro prescrizione medica
  3. La scienza ha i suoi tempi e che non bisogna mai andare dietro ai sensazionalismi di giornali e giornalisti che non sanno fare il loro lavoro

 

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