La chimica dell’amore: perché ci innamoriamo

Siamo abituati a pensare all’amore come a qualcosa di immateriale e divino. Qualcosa che trascende tutte le logiche e le certezze che abbiamo fin quasi ad arrivare a sconfinare nella magia. In realtà, come tutti i fenomeni naturali, ha una spiegazione. Non me ne vogliano i venditori di biglietti romantici, ma alla base della sensazione di innamoramento c’è la chimica. In questo articolo cercherò di spiegare in modo poco romantico e dissacratorio questa meravigliosa forza della natura che ci spinge a mangiare in pessimi e affollati ristoranti a San Valentino.

Attrazione chimica

Spesso sentiamo dire: “Tra quei due c’è chimica” e a meno che non stiamo parlando di Walter White e Jesse Pinkman generalmente si intende che tra i due è scattato qualcosa. Ma perché ci sentiamo attratti da qualcuno?

Alla base dell’attrazione c’è il sistema di ricompensa, ovvero un gruppo di strutture neurali responsabili delle emozioni positive, in particolare quelle che coinvolgono il piacere come componente fondamentale. Tale piacere viene erogato sotto forma di sostanze chimiche come serotonina, vasopressina, ecc.

Il motivo per cui il cervello ci premia è semplice: trovare un partner aumenta le probabilità di accoppiarsi e accoppiarsi aumenta le probabilità di riprodursi. Questa frase probabilmente non la troverete mai nei biglietti dei Baci Perugina.

In sostanza il cervello si è evoluto per aumentare il più possibile le chance di riprodursi e lo fa anche utilizzando meccanismi di ricompensa basati sulla biochimica.

La formula dell’amore

Adesso già vi immagino con carta e penna a prendere appunti per cercare di creare la vostra pozione d’amore. Mi dispiace deludervi ma no, non è possibile far innamorare qualcuno di voi in questo modo e se lo fosse sarebbe illegale.

Quali sostanze giocano un ruolo fondamentale nella sensazione di innamoramento? La risposta è: molteplici e in diverse fasi.

Un elemento che compare ripetutamente nella biochimica dell’amore è il neuropeptide ossitocina. Nei grandi mammiferi, l’ossitocina assume un ruolo centrale. Questo ormone dà una generale sensazione di piacere, stimola la socialità e favorisce l’empatia.

L’ossitocina ha un ruolo fondamentale non solo nel cosiddetto “amore romantico”, ma anche nella maternità. Questa infatti agisce sullo stimolo delle cellule dei dotti lattiferi delle mammelle. La semplice vista di un neonato può scatenare il rilascio di questo ormone nelle madri.

Il nostro cervello rilascia ossitocina alla semplice vista di un neonato perché, evoluzionisticamente parlando, risulta vantaggioso per tutta la specie il fatto che si provi un senso di affetto/protezione per ogni bambino.

Un ruolo simile lo svolge la vasopressina, un ormone che ha caratteristiche simili all’ossitocina con cui condivide parecchie similitudini nella struttura chimica.

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La terza sostanza “colpevole” dell’innamoramento è la dopamina. Tale neurotrasmettitore ha un ruolo molto importante nel meccanismo di ricompensa poiché, quando viene rilasciata, dà una forte sensazione di benessere. Inoltre, diminuisce la sensazione di fame, sete e sonno.

Per fare un paragone comprensibile dagli abituali frequentatori del nostro sito: la dopamina stimola alcuni dei recettori che vengono attivati quando si consuma cocaina. Ciò può spiegare il senso di euforia che si prova quando si è innamorati.

Altre sostanze importanti sono: la feniletilammina, strutturalmente molto simile alle anfetamine, la serotonina, responsabile in parte del desiderio sessuale e l’adrenalina, che ci dà la sensazione di eccitazione.

Beh, visto che più o meno questo è l’andazzo potrebbe anche interessarti questo nostro articolo sul clitoride e il piacere femminile.

Questione di chimica… e tempo

Il mix di sostanze alla base dell’innamoramento, inevitabilmente, dopo un po’ cessa di essere prodotto. Il periodo va generalmente dai 12 ai 18 mesi, per le coppie che si frequentano spesso, mentre invece per chi si vede più di rado può arrivare fino ai 3 anni.

“Voi di Missione Scienza dite un sacco di sciocchezze, i miei nonni sono insieme da 50 anni e si amano ancora gne gne gne”. Naturalmente ciò che si esaurisce è la forte sensazione di infatuazione trascinante che si prova nei primi anni della frequentazione. Ciò non vuol dire che l’affetto, l’attrazione e la gioia di condividere insieme bei momenti vengano meno. Alla fine, la vera magia dell’amore è proprio questa: che può durare una vita e renderci felici anche nella banalità del vivere comune.

Fonti

Articolo su ossitocina e altre sostanze chimiche – Noba (en)

Sistema di ricompensa – Wikipedia (it)

Mario Di Micco

Sono laureato in chimica all'Università degli Studi dell'Aquila ma mi appassiona qualsiasi forma di conoscenza, dall'astrofisica al senso della moda nell'Impero Bizantino. Nella vita lavorativa mi occupo di consulenze mediche, mentre in quella privata di viaggi, birra e fotografia. Probabilmente utilizzerò questa descrizione anche su Tinder 🌰

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