La vita sregolata del pesce combattente (Betta splendens)

Betta splendens, conosciuto meglio come “pesce combattente”, è un pesce d’acqua dolce endemico del Sud-est asiatico, comune in Thailandia, Cambogia e Laos.

Le dimensioni variano dai 5 cm delle femmine fino ai 6–8 cm dei maschi, a seconda dell’estensione delle pinne. Proprio le pinne sono la maggiore fonte di dimorfismo sessuale che permette la distinzione fra i due sessi.

Ma bando alle ciance e cominciamo a parlare delle peculiarità di questa specie.

Esemplare di Betta splendens multicolore con coda “Half-moon”. Fonte.

Il pesce che respira

Anche una persona poco esperta di zoologia sa che, esclusi balene e delfini, che sono mammiferi, i pesci hanno le branchie e riescono a respirare sott’acqua, ma non al di fuori di essa. Giusto?

Sbagliato!

Betta splendens “non è studiato” e se ne sbatte le pinne di quello che si dice in giro, l’ossigeno lui lo respira direttamente dall’aria! E i mammiferi muti.

Come tutte le specie appartenenti al sottordine degli Anabantoidei, anche i Betta splendens hanno un particolare organo, chiamato labirinto, che gli permette di assorbire ossigeno direttamente dall’aria, per brevi periodi, a patto che la percentuale di umidità sia abbastanza alta. L’organo labirintico è un organo respiratorio accessorio formato da espansioni vascolarizzate dell’osso epibranchiale del primo arco branchiale. Vi ho persi? Mi sono perso anche io.

Schema che mostra la posizione dell’organo labirintico.

In parole povere è un organo, non presente alla nascita, che si sviluppa negli esemplari adulti e che permette all’ossigeno di essere assorbito direttamente nel sangue, emulando di fatto la funzione del polmone. Non è un caso che gli unici pesci ad aver evoluto questo organo vivano in piccoli specchi di acqua dolce, spesso poveri di ossigeno e con poco ricircolo. In particolare è stato notato che l’organo labirintico nelle varie specie è tanto più grande quanto più bassa la concentrazione di ossigeno nell’habitat colonizzato.

Non è raro vedere Betta splendens prendere boccate d’aria a pelo d’acqua. Fonte.

Il pesce che picchia

Provate a mettere un pesce combattente in un acquario e poi ad aggiungere altre specie. Se lo fate, chiamate anche una psicologa, perché troverete buona parte degli esemplari traumatizzati aggiunti, con occhiali da sole a coprire occhi neri e vistosi lividi su gran parte del corpo, che racconteranno di esserseli procurati cadendo dalle scale. In un acquario.

Il pesce combattente è estremamente territoriale, specialmente con altri maschi della stessa specie. Questo articolo descrive alcuni esperimenti fatti con due esemplari e si nota come la presenza di un altro esemplare non passa mai inosservata. In thailandese viene chiamato “pla kat” che letteralmente tradotto significa “pesce che morde”.

Quando infatti due esemplari si trovano a contendere uno spazio, in genere si gonfiano in atteggiamento minaccioso, con tutte le pinne ben tese e gli opercoli branchiali spiegati per mostrare l’ampio sottogola vivacemente colorato. I colori stessi si inscuriscono rispetto alla colorazione di una situazione di calma. Prima i due contendenti si guardano un po’, per capire se l’altro sia solo aria o se sia palestrato per davvero. Dopo momenti di crescente tensione, quello con più problemi comportamentali cerca di mordere l’altro, che a sua volta risponde. Tempo due secondi e l’esemplare che si rende conto di essere più debole scappa lasciando il territorio.

L’irrigidimento delle pinne e di solito legato a una posa minacciosa.

L’aggressività degli attacchi è proporzionale al numero di volte che un esemplare si ripresenta vicino al nido di un difensore e comincia sempre con un avvertimento visivo come quelli descritti precedentemente. Un modo non verbale per dire “se ti avvicini finisce a pinne in faccia!”.

Fin qui, mi direte, tutto tranquillo. Un pesce un po’ incazzoso ma nulla di eccezionale.

Il pesce che è stato selezionato per picchiare

Quando gli europei sono entrati in contatto con questa specie, rimasero affascinati dall’eleganza delle pinne e hanno cominciato ad allevarne esemplari e ad incrociarli per incrementarne la variazione della colorazione e la dimensioni, con i risultati che potete vedere nelle figure.

Eleganza, sinuosità, colori che vibrano e ondeggiano nell’acqua come drappi di seta. Fico.

Splendido esemplare di pesce combattente. Fonte.

Ora pensate ai thailandesi, nazione famosa per discipline di arti marziali assai violente. Dategli un pesce endemico con problemi di comportamento e dei rudimenti di genetica.

Il caos.

Non sappiamo esattamente quando sono cominciate le scommesse sui pesci combattenti, ma in poco tempo il giro ha assunto dimensioni spropositate e i pesci con attitudini più violente sono stati incrociati e allevati per accentuare ancora di più questo carattere. I pesci, messi in vasche piccole dove per forza di cose si trovano ad “invadere” il territorio di qualcun altro, non possono far altro che combattere. Come abbiamo detto, uno o due morsi in genere sono abbastanza, ma questi esemplari sono stati selezionati appositamente e cresciuti con il mito di Leonida e il film 300, quindi spesso vanno avanti fino a che uno non muore. Molte volte schiatta pure il vincitore.

Ora, ovviamente il tono dell’articolo è leggero e volutamente paradossale, resta il fatto che questo tipo di dinamiche sono disgustose. In generale lo è qualsiasi spettacolo di intrattenimento basato sulla violenza perpetrata fra o su animali. Quindi posso solo che consigliarvi di prendere le distanze da tali pratiche e dissuadere chiunque ad alimentarle.

Banchetto scommesse al di fuori di un parco. Guardate lo spazio ristretto in cui sono tenuti i due esemplari. Abbiamo deciso di non postare video di combattimenti per non dare credito a questa pratica. Fonte.

Il pesce più romantico e premuroso

Non vi basta? Bene.

Come si comporterà mai questo adorabile pesce con la partner? E che ve lo dico fá… Quando arriva la stagione degli accoppiamenti e a Betta splendens sale l’ormone, costruisce un rifugio di bolle e comincia a fare il cretino avanti e indietro fra il rifugio e la femmina. Un rifugio di bolle, ma ci pensate? E un romanticone!

Ora, puó succedere che la femmina all’inizio sia un po’ riluttante:
“Non so. Mio padre dice che sei violento”
“Ma chi, io? Mai vero”

E per convincerla la morde e a volte la uccide.

Ma diciamo che abbiamo a che fare con un esemplare particolarmente carino e gentile, finalmente il nostro Don Giovanni riesce a portare la femmina nel nido di bolle e ad arrivare in terza base. La femmina rilascia le uova, il maschio le feconda e una volta cadute le recupera e le porta nel nido. Rientrando nota che la femmina è ancora lí:

“Ah, sei ancora qui?”
“Pensavo che potevo venire a stare da te ora che stiamo insieme”
“…. Sì. Un attimo”

E la morde e la uccide.

Due esemplari che si accoppiano in un nido di bolle.

Un padre amorevole

Finisce qui? Ma come sará mai Betta splendens come genitore?

Vi sorprenderá, allontanando la femmina, il maschio si prende cura da solo della progenie in maniera maniacale. Stando giorno e notte a spostare le uova e a fare nuove bolle fino alla schiusa che avviene in uno o due giorni. I piccoli non sono in grado di nuotare e il tenero papá continua ad accudirli fino a quando, intorno al quarto/quinto in giorno non sono in grado di spostarsi da soli. A quel punto il maschio non li riconosce più come propri figli.

E li mangia e li uccide.

Nido di bolle con larve appena schiuse. Fonte.

Conclusione

Non vorrei che questa descrizione fosse fuorviante. Il tono e i contenuti sono volutamente parodizzati per farci una risata mentre parliamo di un pesce che però è, a tutti gli effetti, famoso per la propria territorialità. Le specie del genere Betta sono comunque molto ambite negli acquari e restano, a mio avviso, fra le specie più eleganti e spettacolari che si possano allevare. Premesso che vengano allevate da persone con le competenze per farlo. In cattività si riesce a farli riprodurre abbastanza facilmente e, con le dovute accortezze, non si dovrebbero verificare incidenti di sorta con altri pesci. Doveste comprarli metteteli in acquari abbastanza grandi, poco profondi ma larghi. È atroce vederli venduti in recipienti minuscoli.

Noi di Missione Scienza stiamo comunque creando un esercito di Betta splendens, li tiriamo su a forza di steroidi e flessioni: stanno diventando tipo gli street shark. Promettiamo immunitá a tutti quelli che seguono la pagina Instagram e Facebook. Forse.

Giovanni Cagnano

Plant Breeder di mestiere, divulgatore per hobby. Il mio percorso di studi comincia con Biotecnologie Agro-Industriali a Ferrara per proseguire a Perugia nella magistrale di Biotech Agrarie. Dopo un Erasmus in Danimarca in cui ho lavorato al mio progetto di tesi, mi è stato offerto un Industrial PhD finanziato da una borsa Marie Skłodowska-Curie presso l'azienda sementiera DLF. Sono attualmente rientrato in Italia per lavorare come breeder.

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