Aterosclerosi e demenza vascolare, perché gli anziani dimenticano

Ma che hai, l’arterosclerosi?

Era così che mia nonna si rivolgeva a chi dimentica spesso qualcosa.

Una terminologia strana, assai ricercata, ma che, nonostante ciò, era compresa da tutti i suoi coetanei e da molti discendenti.

Ed io ricordo che, quando ero piccolo, mi chiedevo cosa significasse.

Poi entrai a medicina e scoprii che il fenomeno cui faceva riferimento mia nonna era di pertinenza medica ed, in particolare, sottintendeva una ben precisa manifestazione clinica di un’altrettanto precisa patologia: il declino cognitivo lieve e i disturbi della memoria secondari alla malattia cerebrovascolare cronica.

Se non avete capito nulla e, qualunque cosa sia, credete di averla già, tranquilli, siamo in du…ehm, no… Volevo dire: vi aiuto io!

La malattia cerebrovascolare cronica

La malattia cerebrovascolare cronica è una condizione in cui il costante e duraturo ipoafflusso di sangue al cervello determina il progressivo deterioramento delle funzioni cognitive: il più precoce e il più visibile degli effetti è la perdita della memoria, specie di quella a breve termine.

In poche parole: se non arriva bene il sangue al cervello per tanto tempo, il cervello soffre e cominciano a comparire vari difetti cognitivi, tra cui la perdita di memoria.

L’aterosclerosi

Ma che c’entra con “l’arterosclerosi”? Il termine corretto in realtà sarebbe aterosclerosi, una patologia che colpisce le arterie, ovvero quei vasi sanguigni che portano il sangue dal cuore al resto del corpo.

L’aterosclerosi è quel fenomeno per cui il vaso sanguigno comincia a restringersi a causa della progressiva formazione di un ostacolo: la placca aterosclerotica o ateroma. Come e perché si forma questo ostacolo, questa placca?

Placca aterosclerotica
Come la placca aterosclerotica restringe il vaso, impedendo il normale flusso sanguigno.

Fattori di rischio dell’aterosclerosi

I motivi e le cause sono tanti. Vediamo i fattori di rischio più importanti:

1. L’ipertensione, cioè la pressione sanguigna alta: se la pressione del sangue è troppo alta per troppo tempo, finisce per logorare e rovinare il rivestimento interno delle arterie, chiamato endotelio.

2. A far aumentare la pressione ci pensa il fumo di sigaretta, che restringe i vasi (vasocostrizione) e li danneggia con le sue tossine.

3. Le dislipidemie, ovvero il colesterolo e/o i trigliceridi alti: sì perché una volta che il vaso viene danneggiato, si deposita nel suo spessore il grasso sotto forma di colesterolo. Le cellule del rivestimento interno (endoteliociti) cominciano a riprodursi per riparare il danno e richiamano le cellule dell’infiammazione che accumulano al loro interno il colesterolo in eccesso che si era depositato quando il rivestimento era danneggiato, formando delle placche piene di grasso. Così lo spessore dei vasi aumenta andando ad occludere l’interno del vaso, il lume.

4. Il diabete: lo zucchero troppo alto nel sangue causa un vero e proprio danno tossico agli endoteliociti che vengono così danneggiati (glucotossicità); contemporaneamente il pancreas produce insulina in eccesso per cercare di far abbassare la glicemia. Ciò ha come effetto quello di far crescere le cellule endoteliali e quelle sottostanti, occludendo ancora di più il lume del vaso.

L’effetto finale è che si viene a creare una vera e propria placca, detta aterosclerotica, fatta di grasso, endoteliociti, cellule infiammatorie e cellule muscolari che cresce, cresce, cresce, riducendo il lume del vaso fino a occluderlo completamente, impedendo al sangue di arrivare dove dovrebbe.

Immagine reale di un’arteria completamente sovvertita dalla formazione di una grossa placca aterosclerotica. Sì, quello schifo giallo lì è grasso, misto a cellule di varia natura.

Diverse conseguenze per diverse parti del corpo

L’aterosclerosi può colpire, e difatti colpisce, le arterie di tutto il corpo e, in base alla sede, si possono avere sintomi e manifestazioni cliniche diverse. Le manifestazioni cliniche più frequenti sono le seguenti:

1. Arteriopatia obliterante cronica degli arti inferiori.

In parole povere si attuppano (termine siculo per “occludere”) le arterie delle gambe e quando cammini ti stanchi dopo pochi metri, ti fanno male i polpacci, perché non arriva sangue a sufficienza, e ti devi fermare; questo sintomo è riassunto dal latino claudicatio intermittens, ovvero essere zoppi a intermittenza, quando si cammina tanto e quel poco di sangue non è più sufficiente.

2. Cardiopatia ischemica cronica e acuta, come l’infarto.

In questa ben più famosa condizione si attuppano (vedi sopra) le arterie del cuore, chiamate arterie coronarie: il sangue non arriva a irrorare il muscolo cardiaco e le sue cellule cominciano a soffrire fino a morire provocando forte dolore.

Cuore di un soggetto obeso, dislipidemico: quasi completamente circondato da grasso, sia all'interno delle arterie coronarie, sia all'esterno
Cuore di un soggetto obeso, dislipidemico: quasi completamente circondato da grasso, sia all’interno delle arterie coronarie, sia all’esterno.

3. Malattia cerebrovascolare cronica ed ictus ischemico.

In questo caso ad attupparsi sono le grosse arterie che portano il sangue al cervello, le arterie carotidi, o le loro diramazioni, quelle situate nel collo e che nei film si toccano per vedere se uno è morto oppure no. Se si occludono improvvisamente, viene l’ictus. Avete presente, no? Sguardo e bocca storti e mezzo lato del corpo bloccato.

Se invece si occludono piano piano e lentamente, il risultato è che via via arriva sempre meno sangue al cervello. Un poco arriva sempre, eh, ma non a sufficienza. Per cui le cellule del cervello, i neuroni, muoiono poco a poco. Per questo motivo il cervello comincia a non funzionare bene, fino a perdere alcune funzioni. La prima che viene colpita, di solito, è la memoria. Si comincia ad avere difficoltà a ricordare i nomi degli oggetti o delle persone che normalmente si ricordano (disnomia) e più avanti si comincia ad avere difficoltà a memorizzare nuovi eventi e quindi a ricordare cose accadute recentemente (“cosa hai mangiato oggi?… BOH!”), sino ad arrivare a una vera e propria forma di demenza detta demenza vascolare.

Risonanza magnetica nucleare dell’encefalo di un paziente anziano con demenza vascolare dovuta a un ipoafflusso cronico di sangue. E’ possibile notare dei grossi spazi vuoti di colore nero che separano le circonvoluzioni cerebrali, segno tipico di atrofia cerebrale. Case courtesy of Assoc Prof Frank Gaillard, Radiopaedia.org. From the case rID: 25641

Conclusioni

Cosa fare per evitare l’aterosclerosi? Fare attività fisica, mangiare bene, NON fumare e tenersi sotto controllo medico possono costituire dei buoni suggerimenti.

Per il resto, evidentemente, qualche saggio dell’epoca doveva avere una buona conoscenza della fisiopatologia della malattia cerebrovascolare cronica e deve aver spiegato che la causa fosse l’aterosclerosi, per cui mia nonna avrà, a sua volta, imparato a chiedere “ma che hai, l’arterosclerosi?!” a chi non ricordava bene le cose.

Ah la saggezza popolare! Quante cose ci insegna?

Ma ce ne dimenticheremo? Anche noi avremo l’aterosclerosi? Molto probabilmente sì dato che sopra gli 80 anni colpisce 1 persona su 4! Ma non preoccupatevi, a ricordarvele ci saremo noi di Missione Scienza.

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