“Ahi che dolore” pt.3

Eccoci al terzo e ultimo appuntamento con il dolore (vi leggo nel pensiero, me ne accorgo se state tirando un sospiro di sollievo).

Nella scorsa puntata abbiamo trattato i meccanismi che riducono la trasmissione del dolore e il ruolo fondamentale che esso ha nella sopravvivenza, con particolare riferimento all’insensibilità congenita al dolore.

Ora vi starete chiedendo: che altro c’è da sapere? Scopriamolo subito insieme.

 

Dolore somatico e dolore viscerale

Ricordate il famoso esempio del mignolo urtato contro lo spigolo del comodino? Bene, non c’entra niente… scherzo! Quello è un esempio di dolore somatico.

Ma il dolore può provenire anche da strutture più profonde, quali i visceri. Il dolore proveniente dai diversi visceri, dell’addome e del torace, è uno dei pochi criteri utili per la diagnosi di processi infiammatori e infettivi o di altre affezioni viscerali.

Questo tipo di dolore differisce da quello dei tessuti superficiali sotto vari aspetti. Una delle più importanti differenze consiste nel fatto che le lesioni viscerali altamente localizzate raramente provocano forte dolore. Ad esempio, un chirurgo può sezionare a tutto spessore l’intestino in un paziente sveglio, senza produrre un dolore significativo in esso. Scommetto che in questo preciso istante vi state guardando attorno terrorizzati perché sembra più un film horror; tranquilli, non troverete un chirurgo impazzito alle vostre spalle!

Invece, qualsiasi causa che provochi una stimolazione diffusa di terminazioni nervose dolorifiche di un viscere, dà luogo a dolore, anche molto intenso. Ad esempio, l’ischemia provocata dall’interruzione dell’apporto di sangue in una vasta zona dell’intestino stimola diffusamente e contemporaneamente molte fibre dolorifiche e può determinare un dolore estremamente intenso.

Differenze tra dolore somatico e viscerale

A differenza del dolore somatico, il dolore viscerale è più lieve, sordo e poco localizzato, quindi molto diffuso. Questa differenza non è casuale.

Le cause che generano questo dolore possono essere legate a infiammazioni, malattie ecc. e non richiedono una risposta immediata (come per esempio un riflesso che ci fa allontanare dalla fonte di pericolo). Se le nostre mani sono vicine a una fonte di calore eccessivo, siamo immediatamente indotti a ritrarle prima di provocarci una lesione. Mentre se ci fa male lo stomaco, di certo scappare non risolverà la situazione: lo stomaco là stava e là rimane.

Il dolore viscerale non ha una via specializzata di trasmissione delle informazioni, in quanto i nocicettori viscerali utilizzano la stessa via di quelli somatici: anche le fibre nocicettive provenienti dai visceri entrano nel midollo spinale a livello del corno dorsale e qui fanno sinapsi con gli stessi neuroni secondari dei nocicettori cutanei.

Proprio per questa ragione il dolore viscerale non viene percepito in corrispondenza dell’organo direttamente implicato, ma viene riferito ad aree superficiali del corpo, che in generale rappresentano le aree a livello delle quali ciascun viscere origina nell’embrione. Ad esempio, il dolore di origine cardiaca viene riferito alla regione laterale del collo, alla spalla, ai muscoli pettorali, lungo il braccio e nella regione sottosternale del torace.

Perché avviene questo?

Nonostante l’informazione provenga dagli organi viscerali, il SNC la percepisce come proveniente dai recettori cutanei, in quanto riceve con maggiore frequenza informazioni da questo tipo di recettori. Il cervello, infatti, non riesce a distinguere tra segnali più frequenti e segnali meno frequenti, e di conseguenza tra segnali cutanei e segnali viscerali. Questo significa che la corteccia interpreta il segnale in base alle esperienze passate.

 

Sistema limbico e dolore

Lungo il percorso per la trasmissione del segnale dolorifico alla corteccia si dipartono delle ramificazioni che raggiungono il sistema limbico. Quest’ultimo associa al dolore anche le emozioni e le sensazioni vegetative. È una componente soggettiva, ovvero ognuno di noi percepirà oltre al dolore anche altre sensazioni che variano da un individuo all’altro, ma anche in base al momento in cui ci troviamo.

Esistono quindi cinque componenti del dolore:

  • Sensitivo-discriminativa: è una componente oggettiva. Ci segnala la sede, la qualità e l’intensità dello stimolo nocicettivo;
  • Affettivo-motivazionale: è la componente soggettiva. Segnala la qualità dell’esperienza e dà origine alla risposta del sistema nervoso autonomo allo stimolo nocicettivo (risposta “lotta o fuggi”).
  • Autonoma: riflessi mediati dal sistema nervoso autonomo.
  • Motoria: riflesso di fuga o protezione.
  • Cognitiva: è la componente che permette all’individuo di valutare il significato dell’esperienza di dolore in relazione al suo stato di salute.

Nel dolore superficiale predomina la componente sensoriale, in quello viscerale quella autonoma, nel dolore cronico la valutazione è spesso influenzata dalla componente affettiva.

Ci sono delle differenze nella valutazione del dolore anche in funzione della posizione sociale, dell’ambiente familiare, della cultura e dell’origine etnica di un soggetto.

 

Corteccia e dolore

Le informazioni relative agli stimoli nocicettivi, così come tutte le altre informazioni sensoriali, raggiungono la corteccia. Quest’ultima deve capire qual è la regione di origine delle informazioni; infatti, per ogni regione corporea vi è una specifica zona della corteccia che ne raccoglie le informazioni.

homuculus sensitivo
Guardando la corteccia notiamo che le varie parti del corpo sono rappresentate su di essa non rispettando le proporzioni reali. Disegnando infatti una figura del nostro corpo tenendo conto delle proporzioni presenti sulla corteccia, ne viene fuori una strana creatura con testa e mani enormi e tronco ridotto. Fonte.

Questa rappresentazione prende il nome di homunculus sensoriale e sembra il protagonista di un buffo cartone animato. Questo perché, sulla corteccia, il viso è altamente rappresentato come anche le mani, mente l’area corrispondente al tronco occupa una zona più piccola.

L’estensione sulla corteccia dipende dalla sensibilità della relativa zona corporea. A una maggiore innervazione, e quindi sensibilità, corrisponderà una maggiore estensione dell’area della corteccia. Considerando che il viso e le dita sono le parti del corpo più innervate, sulla corteccia abbiamo un’estensione maggiore delle zone corrispondenti a queste regioni corporee.

La sensibilità sensoriale dipende dal numero dei recettori e dalla dimensione dei campi recettivi

La corteccia deve localizzare l’informazione, ma anche definire bene di che tipo di informazione si tratta, quindi quale tipologia di stimolo ha attivato quella determinata via. Per questo, a livello della corteccia, le informazioni vengono trasmesse da fibre organizzate in colonne.

Ad esempio, se uno stimolo interessa un dito, le informazioni raggiungono la corteccia nella zona relativa a quel dito, ma le informazioni correlate a stimoli termici seguono una colonna, mentre quelle dolorifiche ne seguono un’altra. Sono quindi colonne parallele che arrivano nella stessa zona, consentendo alla corteccia di codificare il tipo di informazione.

L’estensione delle varie aree non è immutabile ma viene modificata dalle esperienze sensoriali. Considerate per esempio come i non vedenti usino molto le dita, per cui se confrontassimo l’area della corteccia destinata alle dita tra soggetti vedenti e non vedenti noteremmo un’estensione significativamente maggiore nei non vedenti.

Quindi, se una regione corporea viene usata di più, l’area della corteccia destinata a quella regione sarà più estesa, mentre se viene usata meno, la zona corrispondente della corteccia si riduce. Se una regione non viene più usata si verifica una riorganizzazione e si estendono le aree più vicine a quella che si è ridotta.

Non so perché ma ora sto immaginando i più pigri saltare dal letto o dal divano, per utilizzare di più gambe e braccia, spinti dalla paura che le aree corrispondenti della corteccia riducano la loro estensione.

Sindrome dell’arto fantasma

La sindrome dell’arto fantasma è una condizione caratterizzata dalla sensazione di persistenza di un arto o di un segmento corporeo amputato. Inizialmente ritenuto un disturbo di natura psichica, ad oggi è stato riconosciuto come causato da cambiamenti a livello spinale e cerebrale dopo un’amputazione.

Le sensazioni riferite possono essere di natura tattile, dolorifica e motoria, inoltre l’arto può apparire al soggetto mobile o immobilizzato in una posizione fissa, solitamente quella precedente all’amputazione. I casi di dolore all’arto fantasma sono particolarmente difficili da combattere e sono molto opprimenti dal punto di vista psicologico.

La natura dell’arto fantasma non è sempre fedele a quella dell’arto posseduto prima dell’amputazione: a volte viene percepita solo la mano direttamente attaccata alla spalla o possono essere percepiti arti sdoppiati o multipli. È possibile che anche soggetti nati senza arti presentino la sindrome.

È stata descritta per la prima volta nel 1552 dal chirurgo francese Ambroise Paré il quale, amputando gli arti dei soldati reduci di guerra, iniziò a raccogliere le loro testimonianze dolorose.

Ricollegandomi a quanto detto in precedenza circa l’estensione delle aree della corteccia, l’area corrispondente all’arto amputato si riduce mentre si estende quella destinata al viso. Si pensa infatti che le aree destinate alla mano o al braccio, a seguito dell’amputazione, vengano ricablate in modo da rispondere a stimoli provenienti dal viso. Potrebbero quindi verificarsi delle alterazioni nella percezione per le quali lo sfioramento del viso venga percepito come un tocco sull’arto amputato.

Sono ancora in corso numerosi studi volti a chiarire in dettaglio i meccanismi alla base della Sindrome dell’arto fantasma.

Conclusione

Siamo giunti al termine di questo viaggio alla scoperta del dolore. In realtà questo argomento comprende un numero immenso di nozioni, ma per evitare di rendere gli articoli delle specie di rotoloni regina che non finiscono mai, ho scelto di trattare quelle principali e accessibili a tutti. Ora che avete bene a mente (me lo auguro!) l’importanza del dolore nella nostra vita, spero riuscirete a sorridere anche quando il vostro mignolo starà soffrendo a causa dello spigolo del comodino.

Provate a saltellare con il vostro povero piede fra le mani, mettendoci più gioia ed enfasi del solito, quasi fosse un gioco, e vedrete che funziona! Scherzi a parte, spero davvero che questo mega argomento vi sia piaciuto; personalmente l’ho trovato uno dei più interessanti della Fisiologia.

Ora vi lascio con una citazione. Intanto vi voglio già carichi per il prossimo articolo!

“Immenso sarà il dolore che apparirà ai tuoi occhi, e in questo dolore sarai felice. Ecco la consegna che ti do: nel dolore cerca la felicità.” -Fëdor Dostoevskij

 

Fonte

Libro di Fisiologia Medica di Guyton e Hall

Annamaria Ragone

Sono laureata in scienze biologiche ed attualmente studio scienze biosanitarie nutrizione a Bari. Amo la biologia in ogni sua sfaccettatura ed ho molto a cuore le tematiche ambientali. Ho scelto di fare divulgazione per trasmettere agli altri la mia passione e per far comprendere l'importanza della scienza, spesso sottovalutata. Il mio motto è "Nulla di grande nel mondo è stato fatto senza passione".

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