10 nomi strani dei versi degli animali

Quando eravamo piccoli, qualsiasi adulto (imparentato e non) ci ha insegnato a riconoscere gli animali con l’ausilio dei versi.

Onomatopee indimenticabili, come “muuu”, “bau bau”, “miao”, “cip cip” ed altre, rimarranno impresse per sempre nella nostra memoria. Non per altro, i malinconici degli anni ’90 trovano difficoltà nel dimenticare i molesti e ripetitivi versi della fattoria parlante Fisher-Price.

In questo articolo intendo fornirvi una selezione, totalmente senza senso, di 10 nomi strani dei versi degli animali (come avete fatto a vivere senza, fino ad ora?).

Considerando che in tutto il pianeta i biologi hanno descritto 1.371.500 specie animali (dato di Ispra Ambiente), delle quali solo una parziale componente emette versi udibili all’orecchio umano, ne ho selezionati una manciata per voi amici di Missione Scienza.

Una fattoria parlante, dedicata ai millennials

Etimologia di verso

Ogni parola che utilizziamo ha una storia e il suo significato ha sempre un’origine appropriata.

La parola verso ha molti significati lessicali (dalla letteratura alla scienza della fisica) ed è un concetto nato sin dai tempi più antichi della civiltà, dal latino versus, p. pass. di vertĕre ‘volgere’ (sec. XIV).

Facendo un salto nel passato, nel XIV secolo, il verso era inteso principalmente come verso poetico, in quanto le parole venivano cantate. Si usava accompagnare le danze con parole misurate o in ritmo per rappresentare un giro di danza particolare. Da qui il senso di “aria di suono” o “di canto”, per poi svilupparsi anche nel “fare il verso”, ovvero cantare come gli uccelli, o imitare il canto degli uccelli [etimologia].

“Trallallero trallallà, a noi ce piace cantà, a noi ce piace suonà!”  Suonatori (che verseggiano) nel XIV secolo in un dipinto di Simone Martini (1322).

Le ultime parole famose

Le parole che descrivono i versi animali, come molte altre parole del nostro lessico, derivano la latino.

In particolare, i versi e le onomatopee generate dagli animali sono stati definiti dallo storico Svetonio nel suo De Naturis Animantium, nel quale elencò il “nome delle voci degli animali”.

Alcuni di questi nomi sono tutt’ora utilizzati nel lessico italiano e sono, oltretutto, quelli più noti: belare, ululare, latrare, sibilare. Altri sono stati, invece, perduti nel corso della storia, come: uncare, fringulire, miccire [1]. Eccone un piccolo estratto:

“Leonum est fremere vel rugire, tigridum rancare, pardorum felire, pantherarum caurire, ursorum uncare vel saevire, aprorum frendere, lyncum urcare, luporum ululare, serpentium sibilare, onagrorum mugilare, cervorum rugire, boum mugire.” (Caius Svetonius Tranquillus) 

“I leoni sono solito fremere o ruggire, le tigri rancare, i leopardi felire, le pantere caurire, gli orsi uncare o sevire, i cani selvatici frendere, le linci urcare, i lupi ululare, i serpenti sibilare, gli asini selvatici mugilare, i cervi ruggire, i bovi muggire.”

Suoni per comunicare

Per riconoscere, imitare e citare i versi degli animali domestici o della campagna andiamo tutti alla grande, ma vi siete mai chiesti, ad esempio, quali sono i nomi dei versi degli animali selvatici?

Grazie ai dubbi esistenziali suscitati dal famoso coro di pupi in TV, beneamato dai millennians e dalle loro nonne, vi siete mai chiesti “come fanno” la volpe, la tartaruga, il cervo?

E il coccodrillo?

Nel mondo animale, i cosiddetti versi altro non sono che dei suoni. Il suono, infatti, è uno dei principali mezzi di comunicazione animale, studiato dall’etologia (una moderna disciplina scientifica che studia l’espressione comportamentale degli animali).

Queste forme acustiche, caratterizzano il propagarsi di veri e propri richiami intraspecifici (tra individui della stessa specie) di diversa rilevanza. Vengono emessi per richiamare l’attenzione dei compagni, per segnalare l’avvistamento di una potenziale preda o predatore, oppure per rimorchiare.

In ogni caso lo scopo è quello di poter comunicare tra loro. Vediamo ora una selezione di alcuni dei nomi più bizzarri dei versi animali.

Dieci nomi buffi che non dimenticherai più

Aguzzate le orecchie!

Lo Zigare

Fa riferimento al verso di alcuni animali che emettono suoni con una voce acuta e sottile caratteristica, come quella del coniglio. Carducci scrisse dello zigare, confrontando la voce umana con quella del leporide.

la voce era come d’un coniglio che zighi“.

Essendo un fischio acuto, direi che non sia proprio un bel complimento. A voi l’ardua sentenza con l’audio del coniglio qui sotto!

 

Lo Stridulare

Molti artropodi, come grilli, cavallette, ma anche crostacei, ragni, formiche etc., tendono ad emettere il suono attraverso lo sfregamento di due componenti denticolate del corpo, di solito chitinose, ovvero rivestite da chitina, (come nei grilli, granchi etc.), o dalla vibrazione di membrane apposite (come il timballo, o lamine, delle cicale).

L’apparato stridulante è presente in molti insetti, e la sua funzione è quella di provocare suoni intensi, solitamente per richiamare potenziali partner per l’accoppiamento. Si riscontra, pertanto, questa “tecnica” negli individui di sesso maschile (Treccani).

 

Il Paupulare

Ebbene, il pavone non si pavoneggia, ma paupula!

Questa espressione ha un’etimologia che deriva dal latino tardo paupulāre, ‘squittire’ (anche se sembra più un gatto spiaccicato), e ha un’origine onomatopeica.

Fortunatamente, il pavone è adornato da colorate piume, perché altrimenti avrebbe dovuto decisamente puntare sulla simpatia nei periodi di corteggiamento.

 

L’Abbaiare

Dal latino baubare (bau-bà-re), la cui la forma onomatopeica comune è bau-bau.

Spesso si associa ai cani, ma in realtà viene attribuito anche ai caprioli! Il loro richiamo, simile al un abbaio rauco di un cane, viene definito anche scrocchio.

Un suono ritmato, utilizzato per segnalare l’allarme, che rappresenta un richiamo territoriale emesso dagli individui maschili. Eccone un audio-assaggio per dimostrare il vero!  (versione video per gli increduli)

 

Il Tubare

Secondo Povia, i piccioni fanno “ooh” (o erano i bambini…), ma in realtà colombi e tortore tubano.

Il noto verso dei colombi, deriva dal latino tubàre, in relazione alla tuba (o tromba). Il significato intende propriamente il ‘dar fiato alla tromba’, in quanto questi uccelli emettono suoni cupi e rimbombanti.

Il nome riporta a pensieri amorosi, non per altro è noto che, nel caso uno veda due piccioncini (‘fidanzatini’ per i boomers) amoreggiare, e affermi che costoro ‘tubino’, tutti hanno ben chiaro il significato.

Vi risparmio l’audio, essendo questo suono spesso considerato uno dei rumori più molesti da città.

Due esemplari di Columba livia mentre tubano. ©www.sa-fi.it

Il Landire

La giraffa, seppure sembri un animale muto, tende a grugnire, fischiare o sibilare in base alle esigenze di branco.

Il verso dei piccoli assomiglia ad un belato o a dei miagolii, mentre la giraffa adulta è in grado di emettere un’ampia gamma di suoni.

I maschi in calore, ad esempio, fanno versi che sembrano colpi di tosse! Anche l’arte fa propri questi termini, come il libro La Grande Bellezza di Sorrentino e Contarello (studi di lessicografia italiana).

Ma sentiamone un estratto:

 

Il Guaiolare

Non sempre i predatori hanno voci ruggenti, tra questi la volpe che si esprime guaiolando.

Da guaio, nel significato di «lamento», rappresenta il guaire sommessamente tipico nei canidi. L’effetto sonoro lamentoso venne associato, in letteratura, ai dolori umani in una celebre frase: la puntura e ’l tormento fa guaiolare l’anime (inteso come ‘lamentarsi’).

 

Il Cinguettare e il miagolare

Non parliamo di pulcini e gatti, bensì di testuggini marine!

Uno studio sui suoni delle tartarughe del 2014 evidenzia che esiste una scarsa letteratura che documenta la comunicazione acustica nell’ordine Testudines.

Durante la ricerca, sono stati identificati quattro tipi di suoni dalle registrazioni nei 12 nidi di Dermochelys coriacea (Tartaruga liuto), in Messico. I ricercatori hanno sottolineato l’importanza dei suoni, intesi come forme di comunicazione per coordinare il comportamento del gruppo di specie [3].

 

Il Cantare

La peculiarità dei misticeti marini è possedere, tra i polmoni ed i sacchi laringei, una piega di tessuto a forma di U, che trasporta l’aria delle contrazioni muscolari nella gola e nel petto, generando la vibrazione.

Come in una cattedrale, il suono riecheggia nei sacchi, rendendo possibile la propagazione del suono per chilometri.

L’aria viene perciò rimessa in circolo nei polmoni, ricreando il suono, senza espirare. Il fascino di questi veri e propri canti (‘cantare‘ inteso come ‘risuonare, in questo caso) è il loro schema, caratterizzato da lamenti, grida e stridii, emessi in sequenze ripetute.

Questi suoni differenti sono, quindi, caratterizzati da una grammatica estremamente variabile e possono essere emessi fino a 22 ore!

Vi risparmio il canto del gallo che ricorda la sveglia che avrò domani, mentre vi lascio il verso stridente di una megattera, che sembra più una corda spezzata di violino.

Sicuramente, non è Aretha Franklin, ma è superiore a molti stonati che ostentano, invano!

 

Il Farfugliare

Questa espressione è sinonimo di borbottare, ovvero parlare in modo poco intelligibile, smozzicando le sillabe.

Credevamo tutti che le scimmie “scimmiottassero”, e invece no, farfugliano, come le comari sedute dinnanzi al portone, pronte a giudicare i passanti.

Difficile non credere che uomo e scimmia siano davvero così simili. Nel video qui sotto potete osservare una classica scena di scimmie che farfugliano cose!

 

Rimane una domanda fondamentale

Ma insomma, come fa ‘sto coccodrillo?

Ebbene, carissimi, il cantatissimo coccodrillo dello Zecchino d’Oro, se non siete ancora andati a cercare su Google, tribula! 

 

Copertina: illustrazione originale di Vincenzo Bizzarri per Missione Scienza!

Fonti

Lista dei nomi dei versi animali

Lista nomi in latino

Altra lista di nomi dei versi animali

Suoni emessi dagli animali

 

Sofia Stella

Ho scelto la mia facoltà prendendo un autentico abbaglio (vi giuro ho visto una luce). Agli inizi del 2010 si parlava ancora a strascico di "Ambiente", ma vivendo in campagna avevo già una certa sensibilità per l'argomento. Così mi sono laureata in Analisi e Gestione dell'Ambiente presso l'Università di Bologna. Dopo il lockdown ho innalzato i valori di serietà e abbassato quelli del cazzeggio. Per questo, il Team di MissioneScienza mi ha accolta in modo tale da poter recuperare questa mia deficienza. Sono lunatica, cambio facilmente argomento quindi, per ora, vi dico che scriverò di ecologia, ma potrei inabissarmi in altro. Divulghiamo la divulgazione scientifica! “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (P. Levi)

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